The Walking Dead


The Walking Dead, serie a fumetti ideata nel 2003 da Robert Kirkman per la ImageComics, è stata recentemente adattata da Frank Darabont per il piccolo schermo, nell’omonima serie tv che ha esordito il 31 ottobre scorso negli Usa (sulla tv via cavo AMC) e il primo novembre in Italia, su Fox.

Come detto, siamo dalle parti dell’adattamento e non della narrazione crossmediale. La serie merita comunque di essere citata su XmPeppers come ennesimo esempio di  prodotto d’intrattenimento fruibile in maniera espansa.

Il fumetto, la serie tv, action figures, …e il bel trailer di lancio ideato dalla AMC a fare da anello di congiunzione, vero e proprio omaggio al fumetto, ed al contempo una sorta di esplicito link tra il prodotto cartaceo e la serie televisiva, primo passo dalla cellulosa all’etere.

Dei due video seguenti, il primo è realizzato da un utente di youtube, a partire dalle strisce originali del fumetto. Il secondo è invece il trailer animato realizzato dall’AMC. Facendoli scorrere in parallelo è evidentemente come, almeno nel trailer di lancio, la AMC abbia dichiarato massima fedeltà al fumetto di Kirkman.

Sempre nella logica della fruizione espansa e della possibilità di garantire allo spettatore molteplici punti d’accesso al franchise, va citato il concorso che si svolge immediatamente dopo la prima messa in onda (domenica sera) della puntata negli Stati Uniti.

Durante uno dei break commerciali, appare sullo schermo un codice. Tra chi, entro le 6 del mattino successivo alla messa in onda della puntata, si connette al sito della AMC dedicato al contest, compila l’apposito form e vi inserisce il codice corretto, verrà estratto uno spettatore che vincerà il ruolo di zombie in una delle puntate successive della serie.

Un concorso di questo tipo è un ulteriore modo per garantire la fruizione espansa del franchise The Walking Dead, offrendo agli spettatori la possibilità di prendere fisicamente parte al set ed incoraggiando a seguire il franchise su un’altra piattaforma, il web, unico canale per iscriversi e partecipare al concorso. Quindi, in questa prospettiva, una classica operazione di marketing (un concorso a premi) diventa un ulteriore mezzo di fruizione espansa del franchise.

Concludo segnalando, per chi fosse interessato ad un primo approfondimento sulla serie tv The Walking Deadil post di Barbara Maio, tra i maggiori esperti italiani di serialità televisiva statunitense. Per la serie a fumetti è invece possibile leggere gratuitamente online tutto il primo albo, sul sito della ImageComics. Infine per approfondimenti sul franchise nel suo complesso segnalo il sito www.the-walking-dead.net e lo special su SplatterContainer.

A presto

Cor.P

nXm: i caratteri ricorrenti (2) – Worldbuilding Storytelling


Con questo post inizio a dedicare un iniziale approfondimento al primo dei caratteri ricorrenti della narrazione crossmediale, elencati nel post precedente.

Le storie crossmediali sono storie di complessi mondi finzionali


…l’ampio respiro che esige una narrazione in grado di rilanciarsi, idealmente senza fine, da un media all’altro, rende funzionale allo scopo la creazione di universi finzionali profondamente articolati, spesso popolati da un elevato numero di personaggi, disseminati di elementi ricchi di potenziale narrativo latente, pronto ad essere sviluppato su altri media. In questo senso si pensi alla saga de I Simpson, che vede proprio nella creazione di un mondo finzionale a 360° uno dei suoi punti di forza. Ecco quindi la convincente caratterizzazione scenografica, dalla città di Springfield, ai vari interni ricorrenti: la casa dei Simpson, la scuola, la chiesa, il pub di Boe, il Jetmarket di Apu.

Il tutto vivificato dalla popolazione della cittadina, che nel corso delle puntate affianca i cinque protagonisti Homer, Marge, Lisa, Bart e Maggie, ed i cui membri, in alcuni episodi, assurgono al ruolo di protagonisti. Tra gli altri basti citare il boss della centrale nucleare, Montgomery Burns, ed il suo assistente Smithers; il preside Skynner e l’insegnante Edna Kabrapal; le due sorelle di Marge, Patty e Selma; il titolare del JetMarket, Apu, e quello del pub, Boe; i colleghi di Homer, Lenny e Carl;  gli amici di Bart, Milhouse e Nelson; il reverendo Lovejoy e i membri delle famiglia Flanders, Ned, Maude, Rod e Todd, ultracattolici vicini di casa dei Simpson.

Questi elementi, uniti alla dettagliata costruzione dei protagonisti, rappresentano un terreno fertilissimo per eventuali sviluppi narrativi su altri medium. Tra i numerosi possibili, interessante è l’esempio dei fumetti de L’uomo Radioattivo, di cui Bart Simpson è appassionatissimo, come si evince dalle visite assai frequenti che fa al negozio dei fumetti di BookGuy. Il potenziale narrativo di questa passione di Bart è stato pienamente sviluppato nel momento in cui, nel 1993 è stata effettivamente distribuita nelle edicole americane una serie a fumetti dedicata a Radioactive Man.

L’Uomo Radioattivo è un supereroe dei fumetti creato negli anni cinquanta, ironicamente ispirato agli eroi Marvel e idolo di tutti i bambini di Springfield. Come molti supereroi del “mondo reale” anche l’Uomo Radioattivo ha una spalla, il Ragazzo Ionico (Fallout Boy). Se l’Uomo Radioattivo può essere visto per certi versi anche come una parodia di Superman, il comportamento del Ragazzo Ionico è decisamente ispirato a quello di Robin, la spalla di Batman. L’uomo radioattivo esce dal mondo finzionale de I Simpson, diventando un fumetto effettivamente disponibile nelle edicole statunitensi nel 1994 (nel 1999 in Italia). Gli albi sono pubblicati come fossero quelli visti nelle mani di Bart nel corso degli episodi della serie televisiva. Quindi con numerazione e datazione fittizia, che parte dal numero 1 del 1952 (pubblicato in realtà, come già detto, nel 1994). Così ad esempio in un albo del “1970” c’è una lettera da parte di una lettrice di 10 anni…Marge Bouvier!

In questo tipo di narrativa c’è quindi un maggior bilanciamento tra peso dei personaggi e peso dell’universo finzionale in cui si muovono, quando non un evidente sbilanciamento verso quest’ultimo aspetto.

Così, oltre ai Simpson, molte altre serie televisive come StarTrek, Babylon 5, X Files e Buffy the Vampire Slayer presentano mondi articolati, che non si limitano a fare da sfondo all’avanzare del racconto, ma forniscono molteplici partenze potenziali per nuove avventure e scoperte, in cui l’esplorazione geografica del mondo finzionale fornisce lo spunto più naturale per l’espansione della narrazione su più media. In questo senso si parla storytelling envinroment, cioè di una ambientazione capace di essere essa stessa generatrice di storie, perchè la presenza di strutture spaziali ben delineate nella narrazione, ed al contempo il richiamo all’esistenza di spazi ulteriori, crea la precondizione fondamentale affinché la narrazione possa intraprendere il proprio viaggio attraverso aree inesplorate dell’universo finzionale, per il tramite di canali mediali diversificati.

A presto

Cor.P

…il ventre onnivoro…


[DISCLAIMER]…metto le mani avanti: Quello che segue è un post fortemente autoreferenziale. Stringete i denti e sopportatelo oppure passate direttamente al post successivo…

Tre anni fa, in questi giorni, usciva il libro I Simpson, il ventre onnivoro della tv postmoderna

…dalla quarta di copertina: L’inesauribile  appetito di Homer e del suo ventre ipertrofico è la metafora più evidente, e divertente, dell’essenza stessa de I Simpson: la sua implacabile fame di cibo spazzatura, birra e consumo riecheggia la natura culturalmente onnivora ed insaziabile della serie nel suo complesso.

Partendo da questo assunto il volume analizza le vicende dei gialli con un approccio multidisciplinare, originale nell’ambito editoriale italiano, e semanticamente coerente con la natura postmoderna della serie. Come I Simpson hanno saputo trovare ispirazione in linguaggi e domini culturali ritenuti distanti da quelli che tipicamente alimentano l’immaginario dei cartoni animati, così il volume intende studiarne i molteplici livelli di lettura da ambiti disciplinari dai quali non è consueto approcciarsi all’analisi di un prodotto televisivo.

Accanto a saggi più classicamente massmediologici (analisi narratologica, dell’audience, della figura di Marge e Lisa Simpson nella prospettiva dei gender studies…), sono quindi presenti saggi che analizzano la serie da prospettive inconsuete: l’architettura, la rappresentazione dei modelli di consumo, la traduttologia, la psicologia dell’espressione delle emozioni primarie…

Gli Autori dei saggi sono tutti coinvolti, a vario titolo, nell’attività di ricerca e docenza accademica, in Italia e negli Stati Uniti.

Questo post non vuole essere una recensione del ventre onnivoro, che risulterebbe irrimediabilmente tardiva, e che del resto non mi competerebbe…

Semplicemente  è un ricordo personale, piacevole, che mi piace condividere qui.

In particolare mi piace ricordare la passione ed i mesi di lavoro dedicati alla preparazione del libro, la competente e paziente disponibilità degli autori dei singoli saggi, la autorevole ed insostituibile supervisione di Franco Monteleone e, infine, la notevole copertura mediatica ricevuta dal libro:

–         Stampa: recensioni, articoli, citazioni su ilVenerdì di Repubblica, Xl, Ciak, Telefilm Magazine, Film Tv, Il Tirreno, La gazzetta del mezzogiorno, L’indice, Segno Cinema, Il giornale di Vicenza;

–         Tv: ospite a Matineè, su Raidue (08/08/07), e presentazione del libro da parte di Vincenzo Mollica, nella puntata di DoReCiakGulp del 15/09/07;

–         Radio – interviste al curatore: Trovati un bravo ragazzo (Radio24), RadioCampus (Radio2Rai), Giornale Radio (Radio1Rai), Primo Spettacolo (RadioCittàFutura), Spazio Spettacolo (NuovaSpazioRadio), Hollywood Boulevard (RTSi);

–         Radio-servizi sul libro: Un libro tira l’altro (Radio24), Melog (Radio24), Dispenser (Radio2 Rai),

–         Siti web: comunicato stampa ed immagine della copertina su http://www.agoranews.it, http://www.alice.it, http://www.centraldocinema.it, http://www.cinemalia.it, http://www.fitcion-tv.it, http://www.kultvirtualpress.com, http://www.lospaziobianco.it, http://www.telefanatic.com, http://www.televisionando..it, http://www.cinema4stelle.it, http://www.ludicer.it. Intervista al curatore su: http://www.telesimo.it, http://www.antoniogenna.net, http://www.omero.it, www.mpnews.it.  Recensione del libro su www.ilsole24ore.com (a firma di Boris Sollazzo), www.cinemavvenire.it, www.cultumedia.it, http://www.culturaspettacolo.it,  www.recensionilibri.org. Comunicato stampa, immagine della copertina, biografia del curatore e dei direttori della collana, brevi abstract dei singoli saggi.su http://www.serialtv.it, bazarweb.i-node.it, http://www.cartonionline.it, http://www.cartooning.it. Articolo della redazione focalizzato principalmente sul saggio Marge e Lisa, ritratti di signore. su http://www.kila.it e http://www.provincia.grosseto.it/pariopportunita. Articolo della redazione dedicato al libro, focalizzato principalmente sul saggio Chi ha paura dell’uomo giallo, su http://www.lazonamorta.it, accompagnato dalle immagini che, nel volume, corredano il saggio.

…su I Simpson tornerò in futuro, per analizzarli come franchise crossmediale.

Per ora mi fermo qui…

A presto.

Corrad’oh

Schematizzare la narrazione Crossmediale (1)


…come detto la caratteristica fondamentale della narrazione crossmediale è che l’avanzamento della storia avviene attraverso canali mediali diversi…questa caratteristica può però essere declinata con modalità molto differenti, più o meno articolate.

Nella figura sottostante il caso più semplice, in cui l’avanzamento della storia avviene linearmente: la prima stagione televisiva, un fumetto, la seconda stagione televisiva, contenuti per il web (ad esempio webisodes) ed infine un film per il grande schermo.

Lo schema è puramente indicativo ma a questa tipologia appartiene ad esempio BlackBox, in cui, in maniera lineare, la storia del protagonista di ogni puntata inizia nell’episodio televisivo e si conclude sul sito web della trasmissione.

Altro esempio molto evidente è quello della serie Buffy, the Vampire Slayer, le cui prime sette stagioni sono andate in onda sul piccolo schermo, mentre l’ottava è stata realizzata a fumetti…

Il problema principale di questo modo di organizzare la narrazione su più media è che allo spettatore non vengono date alternative: l’unica via per avere una visione completa della storia è quella di spostarsi da un canale mediale all’altro e quindi, nei due esempi di questo post, dalla tv al web per Blackbox e dalla tv al fumetto per Buffy. Ma non si può dare per scontato che tutti gli spettatori siano disposti ad inseguire la storia lungo queste sue migrazioni transmediali. Questo è un aspetto estremamente delicato, decisivo per il successo di un franchise crossmediale, del quale tornerò presto ad occuparmi in maniera più specifica…

A presto…

Cor.P

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