Xmp intervista Davide Tosco (2)


T_D_1Eccoci alla seconda parte dell’intervista a Davide Tosco, che alla fine della prima parte rifletteva sul ruolo centrale che il marketing e più in generale le finalità commerciali hanno nello sviluppo di narrazioni multipiattaforma…

Xmp: Le narrazioni espanse su più media si caratterizzano anche per i diversi livelli di interazione che consentono/richiedono al pubblico.  Matrix ne prevedeva certamente meno rispetto a Lost…Quale le tue idee in merito? Consentire aree di interazione al pubblico in un contesto narrativo, è sempre un valore aggiunto…o ci sono circostanze specifiche (di prodotto, di genere, di target di riferimento) in cui l’elemento interattivo dispiega tutte le sue potenzialità?

Davide Tosco: Direi che è una questione che riguarda principalmente la tipologia di pubblico a cui ci si rivolge. Il concetto di ‘pubblico generalista’ viene lentamente sgretolandosi, siamo ormai entrati in un era dove chi vuole assiste ad un programma ha la possibilità di nutrire i propri interessi più specifici. E’ chiaro che è ancora una questione generazionale, chi ha 13 anni e possiede uno smartphone sarà naturalmente disponibile (predisposto antropologicamente) a fruire contenuti distribuiti in contemporanea da almeno 3 media diversi (la tv accesa – magari senza l’audio mentre prepara una ricerca sul suo portatile ascoltando la radio e rispondendo in chat sul telefono…), che è diverso dal pensionato che segue un programma di cucina in tv e magari accede alle ricette sul suo personal computer

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Farei però una distinzione tra il concetto di spinoff (ma anche di adattamento in versione videogioco di una storia tratta da un film o serie tv di successo – pianificato in partenza o prodotto a seguito del successo ottenuto) e la complessità di una transmedia franchise. Sono,  per come la vedo io, due cose molto distinte.
Anche se effettivamente la narrazione si evolve a seconda della piattaforma di distribuzione non è detto che vi sia necessariamente un’integrazione della storia o un percorso integrato dove elementi interconnessi offrono all’utente un corpo narrativo interattivo (dando un ruolo parzialmente autoriale al fruitore), e dove, per capirci, come fruitore posso decidere di accedere a (leggi comprare) proseguimenti di una storia su media diversi coordinati tra loro. La commercializzazione della saga Matrix è molto semplice (film, comic, videogioco) ed è pensata come sviluppo funzionale a vendere uno o più commodities di uno stesso brand. Molto più complessa è la sfida che un racconto transmediale o transfiction (Christy Dena) pone sia dal punto di vista di scrittura (qui abbiamo infatti una storia che si evolve sfruttando ‘superfici’ diverse) che rispetto al marketing, al come la ‘vendo’. A differenza del mix-media di Matrix gli elementi di una transfiction vivono in un unicum strutturale. Come scrive Xiaochang LiTransmedia isn’t just about multiple stories or versions, but about creating a rich in-between space, an archive of shared meaning in-between different parts of the story. In short, a universe.Un’offerta transmediale nativa parte con un lavoro di scrittura che sviluppa ogni aspetto della sua presenza su un ventaglio di media e lo fa tenendo conto delle sovrapposizioni, delle biforcazioni, del prima, del dopo e del durante un’emissione, insomma di una meccanica che puo’/deve essere progettata in modo estremamente preciso. Basti pensare ai sistemi di riconoscimento acustico che sollecitano l’attivazione di un secondo schermo (Content Recognition Systems) con i quali posso prevedere il rilascio di contenuti su una device altra, in parallelo al flusso principale, dando accesso sincronizzato a frammenti da fruire in contemporanea a determinate porzioni del programma. Il problema principale qui è il coordinamento delle diverse emittenti/piattaforme che ancora faticano a collaborare. In Italia radio e televisione continuano ad essere ancora molto distanti, non hanno una predisposizione alla collaborazione (se escludiamo le concomitanza di eventi sportivi e festival della canzone), sembra non abbiano particolari interessi all’interconnessione di prodotti concepiti come unicità narrative non-lineari. Bisogna anche dire che non sono molti i professionisti che hanno avuto modo di sperimentare e creare precedenti rilevanti in ambito mainstream. Purtroppo non si è ancora riusciti a realizzare all’interno del servizio pubblico esperienze eclatanti in questa direzione, anche perché non è ancora stata esplicitata una visione e un impegno ad investire le risorse aggiuntive necessarie. Illuminante a questo riguardo la divertente quanto realistica riflessione fatta da Gary Hayes sulle 10 ragioni per cui la maggior parte delle emittenti realizzano progetti multipiattaforma mediocri. L’analisi di Hayes fotografa lucidamente il trend attuale in ambito radiotelevisivo, che riguarda per ora marginalmente l’Italia dove siamo ancora in una fase embrionale. Un’eccezione sono quelle poche realtà, guarda caso pubbliche, che da qualche tempo hanno cominciato ad investire nella produzione di progetti interattivi (ecco due esempi) anche se se si tratta principalmente di progetti web che non si preoccupano più di avere sponde su altre piattaforme, se non formule creative di partecipazione attraverso la rete. Parlando di operazioni non commerciali, ovvero di progettualità che non nascono all’interno di strategie di marketing – dove invece si è fatto molto e sempre di più verrà fatto per creare nuovi formati e formule di fruizione, manca qui da noi una visione oltre che uno stimolo alla ricerca del nuovo. Per quel che mi riguarda posso considerarmi un ‘privilegiato’ avendo di fatto potuto sperimentare, in condizioni sempre rocambolesche va detto, alcune piccole cose. Il fatto che queste rimangano isolate e non siano parte di una nuova tendenza e che comunque abbiano comportato un investimento massiccio in termini di tempo e da attribuirsi al contesto limitato in cui per ora è possibile muoversi.

 Xmp: Ecco, appunto, veniamo ai tuoi lavori in questo ambito…Tra gli altri, quello che più ha attirato la mia attenzione è Transiti…

In Transiti le nove brevi puntate della serie Con gli occhi di una trans venivano rilasciate settimanalmente nel corso di due mesi sui portali Rai grazie alla collaborazione di Rai Net. Ad ogni release il pubblico aveva la possibilità di esprimere una preferenza sul proseguimento della fiction, prima attraverso un semplice sondaggio dopo ogni puntata, dalla 5a votando preview video con brevissime anteprime sulla possibile continuazione della storia. La partecipazione all’evolversi del racconto è funzionale ad introdurre temi specifici che venivano successivamente approfonditi dai personaggi reali di un documentario televisivo (Rai3) e in un ciclo di ‘autoritratti’ radiofonici (Radio3). I titoli di coda del doc tv rilanciavano l’indirizzo web dove era (ed è ancora) possibile accedere a informazioni aggiuntive, schede di approfondimento e ai blog dei/delle protagonisti/e. I social, oltre che annunciare le pubblicazioni delle puntate e le emissioni radio/tv, accompagnavano lo svolgersi del tutto e aggiungevano un ulteriore chiave di lettura davanti e dietro le quinte. Un esempio lampante sull’importanza della crosspromotion è stato lo spot tv che promuoveva un contenuto esclusivamente web: ci sono voluti mesi di negoziazioni con la Rai (che non aveva mai fatto una cosa del genere) ma gli accessi alle pagine in questione hanno dimostrato il valore dello sforzo. Non ci è stato invece permesso di pubblicizzare un numero di telefono che avrebbe dovuto comparire nei cartelli dell’ultima puntata e che avrebbe permesso al pubblico di parlare direttamente con l’attrice/co-sceneggiatrice protagonista della serie (…)

transitiLa capacità di concepire, organizzare e rilasciare in modo preciso queste diverse formule narrative e di farlo, seguendo una logica semplice per il pubblico ma complessa a livello produttivo, è cruciale. In Transiti a parte la caratteristica trimediale nativa, i diversi elementi vivevano di rimandi concettuali, la serie anticipava momenti tematici e frammenti di vissuto dei personaggi reali che potevano essere approfonditi sui blog e sui social con l’aiuto dei personaggi stessi. Operazioni del genere nascono con un’articolazione produttiva maggiore rispetto a produzioni lineari tradizionali. Produrre per piattaforme diverse vuol dire moltiplicare le risorse e le figure professionali necessarie, questa non è al momento percepita come una priorità ne dalla radio ne dalla televisione, dove le risorse per altro cominciano a scarseggiare. Budget già in partenza ridotti per un prodotto lineare devono essere impegnati con parsimonia in un progetto transmediale, dove è facile farsi prendere la mano in fase di progettazione per scoprire poi che non è possibile implementare molte idee ambiziose e visionarie che devono necessariamente essere ridimensionate o abbandonate prima della fase operativa. Per questo le figure dello strategist e del creative producer sono fondamentali. Abbiamo 10 non possiamo fare quello che potremmo fare con 100. Come rendiamo al meglio il valore di 10? Molti aspetti produttivi in Transiti sono stati gestiti da un pool ridottissimo. Giovanni Calia ha curato l’implementazione del sito e l’interazione sui social, l’apporto creativo di Paolo Ceretto  e Alessandro Bernard  invece è stato importante per concepire i meccanismi di interazione e creare un immaginario che partisse da una visione stereotipica e spostasse la percezione sulla dimensione umana. A questo proposito il coinvolgimento di Alessandra Tria è stato altrettanto fondamentale nella fase di scrittura della fiction. Alessandra è una delle protagoniste del documentario tv e vivendo in prima persona la condizione transgender ha permesso di concepire un racconto episodico molto realistico.

Bisogna dire che la scrittura seriale è stato anche il frutto del lavoro di ricerca propedeutico al doc tv e ai 5 ‘autoritratti’ per la radio. La scelta stilistica di affidarsi, con la serialità breve, ad una costante tecnica di ripresa in soggettiva ha contribuito a raccontare in modo fortemente intimo ed evocativo un tema misconosciuto, presentato usualmente in maniera estremamente limitata, quando non fuorviante.

Xmp: Quanto invece a Montessori 3.0?

In Montessori_3.0 sono partito praticamente in solitaria e in modo molto tradizionale dalla radio, con due spazi molto diversi in palinsesto (4 puntate con letture di un testo classico della filosofia Montessoriana e un ciclo di 5 audio documentari sulla contemporaneità del metodo Montessori). L’idea era semplice: offrire sul web un servizio di approfondimento con una serie di materiali collaterali (repertori televisivi, articoli e gallerie fotografiche) e coinvolgere l’emittente Rai Storia per l’emissione di filler storici e promo a rotazione sul canale tematico.

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Un lavoro notevole si è riuscito a impostare anche sui social di Rai Scuola dove, grazie al coinvolgimento di insegnanti, accademici e associazioni un corposo dibattito ha avuto luogo. Questo è per me un esempio di come costruire attorno ad un evento radiofonico un corollario di attività che possano trasformarsi in risorsa permanente allungando la coda del suo possibile sfruttamento. Per me questo aspetto rimane cruciale: che uno sforzo produttivo possa diventare risorsa permanente. Pensando al patrimonio degli archivi Rai trovo che sia incredibile che questi non possano essere consultati telematicamente. Quindi nel piccolo la soddisfazione è aver generato un offerta ampia attorno ad una proprietà testuale, essere riusciti a costruire un servizio di accesso a contenuti tematici che ora rimarranno fruibili al pubblico, ad oltranza.

A lunedì prossimo per la terza e ultima parte dell’intervista.
Cor.P

Transmedia in Italy (1): Transiti


Come avevo scritto qualche tempo nell’ambito dei transmedia studies c’è un forte focus su casi di studio quasi sempre d’oltreconfine. Per questo avvio una serie di post antologica, intitolata Transmedia in Italy, che metta in luce esperienze nostrane di narrazione transmediale (o, più in generale, espansa). Buona lettura…

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Con Transiti, nel 2011, la Rai ha realizzato per la prima volta un prodotto transmediale, affidandone lo sviluppo ad un team di autori indipendenti e diffondendolo su Radio, Web e Tv. Prodotto da FargoFilm, 2+1 e DocAbout, con la collaborazione di Rai3, Radio3 e Rainet, in associazione con Oltre lo Specchio (del Gruppo Abele di Don Ciotti) e con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund, Transiti racconta le difficoltà, le paure, le speranze e le sfide di chi decide di affrontare il percorso di transizione che lo porterà alla conversione chirurgica del proprio sesso.
La direzione artistica del progetto è di Davide Tosco, che dopo una lunga esperienza come direttore della fotografia per video d’arte, ha curato prodotti di media education per la prevenzione del crimine in Sudafrica, realizzati sotto il patrocinio del Ministero di Pubblica Sicurezza locale, esperienza che gli ha permesso di diventare media advisor per l’organismo di Ricerca sul Crimine e sulla Giustizia delle Nazioni Unite .
Il nucleo centrale del progetto è rappresentato da un documentario di 53 minuti – diretto dallo stesso Davide Tosco a partire dai videoracconti autobiografici e dalle immagini raccolte dai protagonisti (Angelo Correale, Alessandra Tria e Katherina Stecher) – andato in onda il 31 agosto del 2011 dopo le 23, e capace di far segnare il record di ascolti per DOC3, con uno share del 12% e quasi un milione di spettatori.

Il documentario è accompagnato da una webseries di nove puntate, da cinque radio documentari, da un videoblog, dalla pagina facebook, dall’account twitter e dal sito ufficiale del progetto (transiti.eu)

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La webseries, intitolata Con gli occhi di una trans, racconta in prima persona (e sempre in soggettiva) le esperienze personali, molto spesso drammatiche, dei protagonisti. Al termine di ciascun episodio, gli utenti avevano a disposizione altre due clip, due possibili scenari. Le clip erano tra i 30 secondi e il minuto e guardandole si delineavano due diverse strade possibili per il personaggio. Votando la clip A o B gli utenti sceglievano quale strada il personaggio dovesse intraprendere. La votazione rimaneva attiva 6 giorni, da quello della pubblicazione della puntata fino a quello precedente l’uscita della puntata successiva, in cui la storia scelta dagli utenti veniva sviluppata in un video più lungo, alla fine del quale il processo si ripeteva.

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Oltre ad essere diffusi sul sito web ufficiale del programma,  gli episodi della webseries erano disponibili anche su Vimeo e Youtube.

Per Giovanni Calia, transmedia strategist del progetto – intervistato da poco su queste pagine – la webseries, segmento più interattivo del progetto, è stata un ulteriore decisivo strumento, per portare dentro gli spettatori, immergerli nel mondo della transessualità:

La serie interattiva è stata pensata anche per anticipare il documentario in TV e fare da traino a quello che era il prodotto principale. L’attenzione sul documentario era stata quindi anticipata dai contenuti del Web. […] Essendo un tema molto attuale e pieno di falsi miti e convinzioni, abbiamo lavorato portando il pubblico a esprimersi, a metterci del proprio, a indirizzare lo storytelling dove voleva. Questo evolvere della storia in funzione delle scelte che il pubblico faceva è stato un passo importante per far si che si esprimesse un’opinione collettiva su elementi forti che riguardavano la storia, che era girata volutamente in prima persona. Alla fine di ogni puntata il personaggio si interrogava su temi forti come la reazione ad un abuso, alla violenza, alla vergogna, al tentativo di suicidio, e in generale al rapporto tra se’ e la società che lo circonda. Spettava poi al pubblico offrire una risposta e indirizzare i passi successivi della storia. […] Nei giorni dopo la messa in onda ho avuto modo di sentire chi l’aveva visto e ho trovato riscontri emozionanti: “Mi sono commossa” o “Avete affrontato il tema con una delicatezza estrema e senza mai una vena di volgarità, lasciando da parte tutto e mettendo al centro le persone”. Commenti come questi, insieme a tanti altri attestati di stima e apprezzamento sono la dimostrazione che poi, in fondo, sono le storie a fare la differenza. Il nostro compito era semplicemente quello di porre l’accento sulle sfumature che volevamo far diventare rilevanti. E questo è stato molto apprezzato

Posizioni di Transito, la serie di cinque radio documentari, ciascuno di circa 15 minuti, trasmessi dal 10 al 14 ottobre 2011 su Radio3, nell’ambito del programma 3 Soldi, era composta da brevi autoritratti audio dei protagonisti, che raccontavano il proprio percorso di vita, e soprattutto il proprio avvicinamento al transito.
Nel sito ufficiale di Transiti era presente anche un video blog, In Transito, in cui i tre protagonisti hanno postato vari video: in alcuni casi approfondendo argomenti solo fugacemente toccati nel documentario, in altri casi descrivendo la reazione dei parenti alla visione dello stesso, in altri ancora rispondendo alle numerose domande del pubblico arrivate dopo la messa in onda.

Significativa la scelta, che accomuna il documentario, la webseries, il videoblog e gli audio documentari, di lasciare direttamente ai protagonisti la parola, senza il tramite di un giornalista che ponga loro domande, o di una voce fuori campo che leghi i vari passaggi delle loro vicende. A riempire la scena bastano le vite vissute di Angelo, Alessandra e Katherina. Il punto di vista è quello di una web-cam, per il video blog, o di una videocamera digitale per il documentario, di fronte alla quale ci si racconta con maggiore naturalezza, scelta stilistica che rende i diversi materiali di cui si compone Transiti molto godibili anche in rete. Si percepisce come i personaggi, anzi le persone protagoniste, si sentano libere di raccontare le loro paure, i loro dolori e le loro aspirazioni di fronte ad una tecnologia portatile, quotidiana, non invasiva, che non le giudica e non fa perdere loro spontaneità.

L’impostazione diaristica abbatte ogni rischio di pruderie voyeuristiche, ed aiuta anzi lo spettatore ad immedesimarsi, a sentirsi meno distante, a provare empatia nei confronti dei tre. Al riguardo le parole utilizzate nel pressbook di Transiti sono piuttosto significative:

Concepito come un meccanismo di auto-rappresentazione transmediale Transiti è un dispositivo di documentazione dove eventi autobiografici diventano funzionali a stimolare nello spettatore un senso di empatia e prossimità. […] I contenuti sono stati progettati e realizzati non per essere spostati da una piattaforma ad un´altra, bensi per integrarsi in un perfetto equilibrio comunicativo, offrendo di volta in volta nuovi spunti di riflessione ed approfondimento allo spettatore TV, all´utente Web e al radioascoltatore che diventano così i veri protagonisti di una storia vissuta in prima persona.

Il progetto ha anche avuto una intensa presenza sui Social Network (Facebook e Twitter), utilizzati come spazio privilegiato per i dibattiti stimolati dai diversi segmenti di Transiti, ma anche come ulteriore strumento a disposizione delle persone transessuali, specialmente di quelle non direttamente protagoniste di Transiti, per far sentire la propria voce. Una scelta molto coerente con la natura di Transiti, definito nel pressbook progetto di sensibilizzazione transmediale:

Questo prodotto, nelle sue declinazioni televisive, radiofoniche e Web, è un invito ad andare oltre le apparenze, ad entrare in un microcosmo per lo più conosciuto solo attraverso giudizi scontati e quasi sempre denigratori: vive sotto diverse forme e, come le storie che racconta, è in transito anch’esso.

Una modalità narrativa, quella transmediale, che chiede al pubblico la disponibilità a spostarsi, a viaggiare da un medium all’altro diventa essa stessa metafora del tema trattato, perchè l’attraversamento di genere, il transito, è appunto un lungo viaggio. Con queste parole infatti Alessandro Robecchi, introduce il tema nel pressbook:

Facciamo un viaggio. Lo facciamo tutti. Da un luogo all’altro, da un passato a un futuro, da come eravamo prima a come siamo oggi. Per qualcuno questo viaggio è più lungo, più difficile. Da uomo a donna, da donna a uomo. Un passaggio tra due persone che sono una sola. I nostri viaggiatori sono solo in transito. Il loro viaggio non è finito. Nelle valigie hanno vite, amori, amici, famiglie. Cercano di portare tutto con loro, da com’erano a come saranno. In mezzo, qui, c’è il loro ritratto di oggi, paure, timidezze, determinazione, le conquiste di una tappa intermedia, il sapore dell’arrivo.

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Transiti im caso di studio interessante, con cui ho pensato valesse la pena iniziare la serie di post Transmedia in Italy, per svariati motivi. In primis viene ufficialmente presentato come prodotto transmediale, puntando quindi su questa caratteristica come ulteriore elemento di attrazione oltre a quello derivante dagli argomenti affrontati.

Inoltre in questo caso la modalità narrativa, che invita lo spettatore a migrare, a viaggiare, da un medium all’altro è, come appena detto, specchio, metafora del tema trattato, ed acquisisce un significato intrinseco.

Infine in un contesto narrativo come quello transmediale, tipicamente caratterizzato da una elevata complessità, si sceglie un tratto di estrema semplicità. Manca la magniloquenza, che a volte diventa pesantezza, di progetti monstre che creano universi finzionali dettagliatissimi, che consentono espansioni transmediali potenzialmente infinite. Transiti vive in un microcosmo rappresentato in maniera rispettosa e verosimile, ma non si può certamente parlare di iperdiegesi. La narrazione è transmediale ma c’è una forte economia, un forte senso della misura nel modo di raccontare. Inoltre l’estetica adottata è quella dell’immediatezza, della disintermediazione: a raccontare le storie sono gli stessi protagonisti, senza nessun intervistatore, senza nessuna domanda. Storie di vita, diari personali, che riescono a creare empatia, vicinanza, partecipazione rispetto alle vicende raccontate.

Uno dei rari casi in cui la transmedialità più che per espandere la storia è utilizzata per approfondire le tematiche e il vissuto, le motivazioni, i sentimenti dei protagonisti.

Transiti è stato un progetto innovativo, ancor più che per il formato narrativo utilizzato, per la scelta di applicarlo a tematiche socialmente rilevanti, rispetto alle quali l’espansione transmediale non ha avuto finalità commerciali, ma è stata funzionale ad offrire al pubblico più punti di vista, aumentando le possibilità di sensibilizzarlo sul tema.

A presto.
Cor.P

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