Vi segnalo: Transmedia Tips


indiewires-ultimate-guide-to-transmedia

Vi segnalo un articolo di Indiewire…che è in realtà composto da un serie di link a pezzi apparsi nei mesi passati nel magazine, pezzi tutti accomunati dall’essere dedicati al riassumere alcuni suggerimenti e trucchi del mestiere del narrare transmediale regalati alla (o raccolti dalla) redazione di Indiewire da addetti ai lavori tra i quali alcuni veri e propri guru del settore:

Andrea Phillips:

For media companies, the business case is actually quite simple. Transmedia storytelling can provide more engagement and more potential points of sale for any given story, and when it’s done well, each piece can effectively become a promotional tool pointing toward every other piece of the whole.

Ingrid Kopp:

Overestimating people’s desire to be interactive can be a problem. You don’t want to be constantly asking the audience to do work.

Jeff Gomez:

Digital bells and whistles can be amusing, but good stories are marked by characters that yearn, struggle, triumph or face defeat. Transmedia stories are stories first. […] Hook me with a good character that I actually like or at least identify with, and I’ll follow her anywhere.

L’articolo segnala anche alcune interessanti e diversificate esperienze di successo indipendenti in questo ambito…A Short History of the Highrise (un documentario interattivo), Just a Reflektor (cortometraggio interattivo degli Arcade Fire), The Empire Project (altro documentario interattivo), Cloud Chamber (un noir transmediale)…

Buona lettura.

Cor.P

Quick Quotes (1): Andrea Phillips


…inizio oggi i Quick Quotes,  post in cui riporterò brevi citazioni su transmedia storytelling e dintorni. Parole stimolanti, siano scritte/pronunciate da transmedia guru o da transmedia absolute beginners…

Cominciamo…

1 – […] the story being told isn’t generally the thing an audience cares about, so much as the telling. The words and flow and pace and tension. The best idea in the world won’t shine through a brutal, inelegant telling.

Andrea Phillips (da un’intervista rilasciata a terribleminds.com)

TINAG…reloaded o rejected?


…in un post di qualche mese fa avevo fatto una brevissima introduzione agli alternate reality games (arg), indicandone, tra le caratteristiche ricorrenti, quella che in inglese è sintetizzata nell’acronimo Tinag-This is not a game, sul quale ritengo valga la pena dare qualche informazione in più.

Molti arg, e soprattutto quelli che per primi hanno attirato su di se un rilevante interesse da parte del pubblico, avevano in comune la carattestica di nascondere, o quantomeno dissimulare, la propria natura ludica. Questo valeva per The Beast ma anche, molto più recentemente, per The Lost Experience

L’acronimo Tinag comincia quindi a diffondersi proprio in concomitanza con lo svolgimento di The Beast, nel 2001. Al riguardo vale la pena citare le parole di Andrea Phillips, al tempo moderatrice dei forum dei Cloudmakers, riferite all’apparizione della scritta ‘This is not a game’  in un trailer del film A.I.:

It wasn’t a game in the conventional sense. So when [this is not a game] came up in that trailer, it felt like [the developers had] been listening in on all that talk and laid down the law: This was…something…but a game was not it. We eventually started using it as a shorthand to remind one another that the game was going to act like a real thing as much as it could, when we were talking spec or trying to solve something. Nothing was out of the reach of possibility…

Negli anni immediatamente successivi l’acronimo diventa una buzzword nel settore. anche grazie al contribuito di prestigiosi sviluppatori (e abili divulgatori)  come Jane McGonigal e Dave Szulborski, che lo utilizza direttamente nel titolo di un suo libro del 2005, dedicato agli arg: This Is Not a Game: A Guide to Alternate Reality Gaming.

Oggi, a differenza di quegli anni,  la TINAG philosophy, almeno nella sua interpretazione più ortodossa,  non può più essere considerata come il fondamento irrinunciabile dal quale partire per lo sviluppo di un nuovo alternate reality game. In questo senso è significativo l’esempio di Legends of Alcatraz, arg attualmente in corso, legato alla nuova serie di JJ Abrams. Già a partire dalla url del sito web di riferimento per chi voglia partecipare all’arg –  www.fox.com/alcatraz/ford – è immediatamente palese il legame con la serie televisiva, con il network che la produce e distribuisce (la Fox) e con il main sponsor (la Ford). Gli eventi live organizzati per coinvolgere attivamente il pubblico della serie, sono presentati come tali, pubblicizzati sul sito in questione e con istruzioni (portare un documento, venire accompagnati se maggiorenni…) che già da sole evidenziano come non ci sia intenzione di nascondere la natura ludica dell’evento ed  il suo diretto legame con l’universo finzionale della serie tv.

Quello del Tinag è quindi un concetto che va utilizzato con molta cautela. Nella sua accezione più ortodossa, e più diffusa tra i non addetti ai lavori  – la natura ludica dell’arg deve essere il più possibile dissimulata agli occhi di chi vi partecipa – non può essere considerato una condizione imprescindibile dell’appartenenza al genere. Va piuttosto interpretato, in maniera più flessibile, come un approccio funzionale alla realizzazione di arg che stimolino nei partecipanti una sospensione dell’incredulità non limitata alle pagine di un libro o alla proiezione di un lungometraggio, ma espansa in un più ampio ed articolato contesto transmediale e di realtà alternate.   In questo senso può essere interessante la definizione di Tinag disponibile sul sito ARGology.com:

TINAG (often pronounced tee-nag) is shorthand for: This Is Not A Game. Some consider it the prime – or only – rule for playing ARGs, while others argue even this rule is not required. Regardless of how an ARG designer views the philosophy, TINAG has been a primary moving force during the birth of the ARG genre. The idea is that this is not a game – this is your new reality. Now deal with it. Use the tools you use in everyday life to navigate this tweaked version of reality. Do research. Ask your friends for help. Improvise solutions to these new problems. This is not a game to be “played” this is an alternate reality to be explored and experienced.

Al di là della maggiore o minore evidenza della natura ludica dell’esperienza che si intende offrire al pubblico, l’obiettivo rimane quindi quello, comune a moltissime forme di narrazione espansa contemporanee, di incrementare il coinvolgimento attivo del pubblico e l’immersività dell’esperienza di intrattenimento che gli si propone.

Concludo segnalando un post su ARGnet, a cui devo in buona parte l’ispirazione per quanto scritto qui.  Michael Andersen vi descrive, in maniera breve e molto efficace, la storia di questo acronimo e quello che lui ritiene esserne il definitivo declino.  Molto stimolante anche il dibattito che si è sviluppato nei commenti al post…

A presto

Cor.P

Vi segnalo: Lessons in Transmedia Worldbuilding


«…The most successful transmedia experiences are the ones where there is space for the player to live in the world. Harry Potter, Star Wars, Lord of the Rings; these are all worlds that are very much bigger than the action on the main stage.»

Sul rilievo dell’Environmental Storytelling, vi segnalo questo breve e stimolante post di Andrea Phillips.

A presto

Cor.P

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