TINAG…reloaded o rejected?


…in un post di qualche mese fa avevo fatto una brevissima introduzione agli alternate reality games (arg), indicandone, tra le caratteristiche ricorrenti, quella che in inglese è sintetizzata nell’acronimo Tinag-This is not a game, sul quale ritengo valga la pena dare qualche informazione in più.

Molti arg, e soprattutto quelli che per primi hanno attirato su di se un rilevante interesse da parte del pubblico, avevano in comune la carattestica di nascondere, o quantomeno dissimulare, la propria natura ludica. Questo valeva per The Beast ma anche, molto più recentemente, per The Lost Experience

L’acronimo Tinag comincia quindi a diffondersi proprio in concomitanza con lo svolgimento di The Beast, nel 2001. Al riguardo vale la pena citare le parole di Andrea Phillips, al tempo moderatrice dei forum dei Cloudmakers, riferite all’apparizione della scritta ‘This is not a game’  in un trailer del film A.I.:

It wasn’t a game in the conventional sense. So when [this is not a game] came up in that trailer, it felt like [the developers had] been listening in on all that talk and laid down the law: This was…something…but a game was not it. We eventually started using it as a shorthand to remind one another that the game was going to act like a real thing as much as it could, when we were talking spec or trying to solve something. Nothing was out of the reach of possibility…

Negli anni immediatamente successivi l’acronimo diventa una buzzword nel settore. anche grazie al contribuito di prestigiosi sviluppatori (e abili divulgatori)  come Jane McGonigal e Dave Szulborski, che lo utilizza direttamente nel titolo di un suo libro del 2005, dedicato agli arg: This Is Not a Game: A Guide to Alternate Reality Gaming.

Oggi, a differenza di quegli anni,  la TINAG philosophy, almeno nella sua interpretazione più ortodossa,  non può più essere considerata come il fondamento irrinunciabile dal quale partire per lo sviluppo di un nuovo alternate reality game. In questo senso è significativo l’esempio di Legends of Alcatraz, arg attualmente in corso, legato alla nuova serie di JJ Abrams. Già a partire dalla url del sito web di riferimento per chi voglia partecipare all’arg –  www.fox.com/alcatraz/ford – è immediatamente palese il legame con la serie televisiva, con il network che la produce e distribuisce (la Fox) e con il main sponsor (la Ford). Gli eventi live organizzati per coinvolgere attivamente il pubblico della serie, sono presentati come tali, pubblicizzati sul sito in questione e con istruzioni (portare un documento, venire accompagnati se maggiorenni…) che già da sole evidenziano come non ci sia intenzione di nascondere la natura ludica dell’evento ed  il suo diretto legame con l’universo finzionale della serie tv.

Quello del Tinag è quindi un concetto che va utilizzato con molta cautela. Nella sua accezione più ortodossa, e più diffusa tra i non addetti ai lavori  – la natura ludica dell’arg deve essere il più possibile dissimulata agli occhi di chi vi partecipa – non può essere considerato una condizione imprescindibile dell’appartenenza al genere. Va piuttosto interpretato, in maniera più flessibile, come un approccio funzionale alla realizzazione di arg che stimolino nei partecipanti una sospensione dell’incredulità non limitata alle pagine di un libro o alla proiezione di un lungometraggio, ma espansa in un più ampio ed articolato contesto transmediale e di realtà alternate.   In questo senso può essere interessante la definizione di Tinag disponibile sul sito ARGology.com:

TINAG (often pronounced tee-nag) is shorthand for: This Is Not A Game. Some consider it the prime – or only – rule for playing ARGs, while others argue even this rule is not required. Regardless of how an ARG designer views the philosophy, TINAG has been a primary moving force during the birth of the ARG genre. The idea is that this is not a game – this is your new reality. Now deal with it. Use the tools you use in everyday life to navigate this tweaked version of reality. Do research. Ask your friends for help. Improvise solutions to these new problems. This is not a game to be “played” this is an alternate reality to be explored and experienced.

Al di là della maggiore o minore evidenza della natura ludica dell’esperienza che si intende offrire al pubblico, l’obiettivo rimane quindi quello, comune a moltissime forme di narrazione espansa contemporanee, di incrementare il coinvolgimento attivo del pubblico e l’immersività dell’esperienza di intrattenimento che gli si propone.

Concludo segnalando un post su ARGnet, a cui devo in buona parte l’ispirazione per quanto scritto qui.  Michael Andersen vi descrive, in maniera breve e molto efficace, la storia di questo acronimo e quello che lui ritiene esserne il definitivo declino.  Molto stimolante anche il dibattito che si è sviluppato nei commenti al post…

A presto

Cor.P

Alcatraz: oltre l’isola, oltre il piccolo schermo


Esordisce oggi su Premium Crime (ma le prime due puntate saranno visibili in chiaro anche sul canale 309, Premium Anteprima, del digitale terrestre), alle 21.15, la nuova serie prodotta da J.J.Abrams, Alcatraz.

La storia prende il via nel marzo 1963. Due agenti arrivano sull’isola sede del famigerato penitenziario. Ma qualcosa non torna. Le celle sono vuote. I detenuti sono scomparsi, così come le guardie carcerarie. Più di 300 uomini svaniti nel nulla. Fino ad oggi…
Rebecca Madsen, detective del San Francisco Police Department, sta indagando su un atroce caso d’omicidio. Sulla scena del crimine rinviene un’impronta appartenente a Jack Sylvane, un criminale che era rinchiuso ad Alcatraz, dato per morto da decenni. Rebecca tenta di approfondire il mistero, insieme all’agente federale Emerson Hauser e all’esperto della prigione, Diego Soto, scoprendo ben presto che Sylvane è ancora vivo, è tornato a mietere vittime, e non è invecchiato di un giorno dai tempi in cui era rinchiuso nel carcere di massima sicurezza. Ma Sylvane non è solo: altri prigionieri stanno per riapparire dal passato…

J.J Abrams con Lost, Cloverfield e Super8 ha già dimostrato, sul piccolo come sul grande schermo, di pensare i propri prodotti in termini transmediali. Alcatraz, sin dall’esordio, non fa eccezione. Il lancio della serie, avvenuto negli Stati Uniti il 16 gennaio scorso,  è stato preceduto da una campagna di virale marketing transmediale iniziata con l’invio – ad alcuni selezionati esponenti dei media e di fancommunity – di una valigetta metallica contenente un insieme di indizi che hanno fatto da teaser per la serie e da rabbit hole per un alternate reality game (Arg) alla stessa collegato.

All’interno della valigetta si trovavano infatti vari oggetti, tra i quali una brochure del tour Discover Alcatraz del 2011, un fiore bianco essiccato, 2 chiavi con sovrinciso ‘Alcatraz’, una spilla con il logo della Ford Mustang del 1963, alcune cartoline, ritagli di un quotidiano dell’epoca e di un magazine recente.
Più specificamente il primo dei due è un ritaglio del San Francisco Bay Intelligencer del 22 marzo 1963, in cui è possibile leggere un articolo intitolato ‘The Final Lockdown’, dedicato alla chiusura del carcere di massima sicurezza, di cui di seguito riporto il testo:

Thousands of America’s worst criminals were sentenced to hard time in this notorious penitentiary; many died there, others served out the full term of their respective stays, but nobody ever escaped. It was a severe locale that offered little to no promise of hope or redemption.Last night, however, all USP Alcatraz prisoners vacated the premises once and for all.
What was the government’s official reason for closing the facility? In a word: money. Estimates indicate that it was costing over ten dollars per day to house the typical inmate. Compare that to the three-dollar per capita cost at other federal institutions. The financial strain was becoming too exorbitant to bear; shutdown was inevitable.
Prison officials declined our interview requests, citing their prohibitively hectic schedules. Instead, Warden Edwin James issued the following statement to the press:
“This is an immense undertaking. We are completing the transfer paperwork on 256 inmates and working to find comparable positions for all 46 of our federal employees who will be displaced by this transition. But rest assured; our relocation initiative is taking every precaution to preserve the safety of all individuals involved, especially the civilian population at large.”
So, what will become of the ominous rock jutting from our majestic bay? City planners are remaining tight-lipped on the matter, but one thing is for sure: it is indelibly seared into the landscape of our past, our present and our future.

Il ritaglio a colori è invece la pagina 34 del magazine Commerce Quantified, che riporta la recensione del libro Inmates of Alcatraz, scritto da quel Dott.Soto che è un personaggio nella serie televisiva (per inciso interpretato da Jorge Garcia, già presente Lost nella parte di Hurley).

Ecco il testo della recensione:

With his enthralling Inmates of Alcatraz, Dr. Diego Soto goes behind the bars and unlocks the twisted lives of a population formerly lost to history.
If you want a healthy dose of murder, regret and intrigue, don’t resort to watching soap operas – head out to your local bookstore and pick up the latest entry in Soto’s already impressive oeuvre that I like to call ‘Alcatraz revisited.’  He goes beyond the usual suspects (your Capones, your Machine Gun Kellys, your Birdmen) and paints an intimate portrait of dozens of forgotten inmates, each story leaping from the page with ferocity and renewed urgency. It’s as if they’re reanimating before your very eyes!
Despite the human-centric title, the book also delves into the foreboding setting of Alcatraz Island. ‘The Rock’ has never been so jagged, menacing and craggy – every vista provides a skewed take on humanity, Soto-style. He finds a way to transform the irregular outcropping into a shiv of brilliance. It is the judge, jury and executioner in this sordid tale of amorality run akok; no matter how notable the real-life characters in this book may be, they will never overshadow the prison itself.
But don’t take my word for it – Soto’s whimsical prose speaks for itself. Here’s an excerpt from the opening chapter of Inmates:
“Everything about USP Alcatraz is larger than life; the people, the history, even the daily operations boggle the mind. For instance, the feds shipped about a million gallons of fresh water from the mainland every week. Imagine: bringing water to an island. Trip out on that.”
Trip out, indeed. Soto bites into his subject matter like a jubilant piranha, shredding all preconceptions and injecting new blood into the burgeoning subgenre of obscure historiography. He revels in every scrap of evidence, reads them like decaying tea leaves and translates the whispers of the past into thunderous declarations of the now. Suffice it to say, Inmates of Alcatraz is my Book of the Week!

Alcune lettere della recensione sono cerchiate a formare ‘LegendsofAlcatraz’. Digitando su qualsiasi motore di ricerca quelle parole, il primo risultato è il sito della Fox dedicato alla serie televisiva, che fino al 16 gennaio 2012 ha conteggiato i giorni rimanenti al lancio della stessa. Oggi su quello stesso sito vengono veicolati elementi che dimostrano come alla fase teaser stia succedendo la fase arg. Pochissimi giorni fa (il 27 gennaio)  302 fan sono stati chiamati a prendere parte ad una ‘missione’ sull’isola di Alcatraz organizzata dal dott. Soto per farsi aiutare a risolvere alcuni dei misteri dell’isola, per il suo nuovo libro Legends of Alcatraz.

Siamo solo all’inizio, e in questa espansione transmediale non sarebbe sorprendente trovare presto in vendita su Amazon il libro del Dott.Soto dedicato ai misteri di Alcatraz…
Ovviamente on line sono già sorte community dedicate ad Alcatraz e ai suoi misteri. Per i successivi sviluppi televisivi e transmediali della nuova serie di J.J.Abrams vi rimando quindi a drsotofiles, fanblog italiano che ha analizzato i primi tre episodi della serie già trasmessi negli Stati Uniti e le prime fasi dell’arg, e a welcometoalcatraz.com.

A presto

Cor.P

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