I Simpson, il ventre onnivoro della tv postmoderna


a cura di Corrado Peperoni

Collana Grandi serie televisive americane diretta da Franco Monteleone e Vito Zagarrio

Casa Editrice: Bulzoni

Anno: 2007

Pag: 287

Prezzo: Euro 20

L’elemento caratterizzante del volume è l’approccio multidisciplinare alla serie I Simpson che, oltre ad essere assolutamente originale nell’ambito editoriale italiano, è semanticamente coerente con la natura postmoderna della serie in analisi.

I Simpson hanno infatti saputo trovare ispirazione in linguaggi e domini culturali ritenuti distanti da quelli che tipicamente alimentano l’immaginario dei cartoni animati. Allo stesso modo, il volume studia la serie da ambiti disciplinari dai quali non è consueto approcciarsi all’analisi di un prodotto televisivo.

Accanto a saggi più classicamente massmediologici (analisi della sceneggiatura, dell’audience, delle figure di Marge e Lisa Simpson nella prospettiva dei gender studies…), sono quindi presenti saggi che analizzano la serie da prospettive inconsuete: l’architettura, la rappresentazione dei modelli di consumo, la traduttologia, la psicologia dell’espressione delle emozioni primarie…

Indice

Premessa di Corrado Peperoni

Dal fumetto al cartoon, andata e ritorno di Giuseppe Cozzolino e Carmine Treanni

La narrazione ne I Simpson di Barbara Maio

Esprimere l’emozione. L’unico vero reality show? di Alessia Raineri

Chi ha paura dell’uomo giallo? di Silvia Moras

Marge e Lisa: ritratti di signore di Manuela Marziali

The Simpsons…lost in translation? di Federica Bologna

Learning from Springfield: Architettura e design nel mondo de I Simpson di Mauro Corsetti

Homer, un outsider dell’arte di Reva Wolf

Una famiglia di consumatori animati di Massimo Lori

The $impsons© di Corrado Peperoni

Il pubblico dei Simpson attraverso l’analisi dei dati di ascolto di Geraldina Roberti

Bibliografia

Biografie degli Autori


 

 

Abstract dei saggi

Dal fumetto al cartoon, andata e ritorno di Giuseppe Cozzolino, Carmine Treanni

 

Ogni puntata de I Simpson rimanda ad un sistema di simboli e riferimenti della cultura pop, in particolare quella dei fumetti della Golden e della Silver Age. Nel ciclo La Paura fa Novanta/Treehouse of Horror oltre alla ovvia citazione di TV-Show come Twilight Zone e Night Gallery, è fin troppo palese il richiamo ai fumetti horror della EC comics (Tales from the Crypt, Tales of Terror, Weird Science) e a quelli Warren (Creepy, Eerie). Allo stesso modo le avventure che vedono protagonisti Bartman e Radioactive Man sono la rilettura grottesco-bizzarra dei supereroi Anni Trenta-Sessanta. In queste dinamiche è evidentemente fondamentale la formazione di Matt Groening come fumettista (il suo Life in Hell è uno straordinario esempio di fumetto satirico-underground).

Ne I Simpson ricorrono poi vari riferimenti a nuclei familiari “bizzarri” della storia del fumetto USA, da Blondie & Dagoberto a The Addams Family. Per questo l’adattamento a fumetti non può considerarsi un’appendice della serie quanto piuttosto un ritorno alle origini, una semplificazione che tuttavia risulta stuzzicante e ben congegnata, forse più paragonabile all’esperimento cartoon nei cartoon di “Grattachecca e Fichetto”.

La narrazione ne I Simpson di Barbara Maio

Nel saggio, attraverso l’analisi di singoli episodi, si esamina come la struttura narrativa della serie venga costruita in un percorso immutato e reiterato nel corso delle stagioni. La prospettiva adottata è quella dello strutturalismo russo, con riferimenti all’opera di Propp ed alla sua morfologia del racconto, ovvero il legame preparazione/complicazione/trasferimento/lotta/ritorno/trasferimento. Ulteriori riferimenti rimandano alla scrittura narrativa seriale per illustrare come I Simpson, pur essendo un cartoon, utilizzino una struttura narrativa tipica delle sitcom.

 

Esprimere l’emozione. L’unico vero reality show? di Alessia Raineri

Il saggio svela come le scelte grafiche della serie, esteriormente grottesche, abbiano in realtà contribuito a quel realismo simpsoniano sottolineato da gran parte della critica e consapevolmente perseguito dagli autori.

In particolare, partendo dalle teorie di Ekman e Friesen sull’espressione delle emozioni primarie, si dimostra la forte corrispondenza tra i tratti macroscopici delle espressioni delle cinque emozioni primarie nel viso di Homer (scelto in quanto il personaggio più versatile e complesso della serie) e quelli ricavati dagli studi sull’espressione delle emozioni su volti umani.

Anche il disegno, e soprattutto l’espressività dei volti dei protagonisti della serie, ha quindi contribuito alla capacità della serie di coinvolgere il pubblico e portarlo ad un’immedesimazione mai prima riscontrata in un cartone animato.

Chi ha paura dell’uomo giallo? di Silvia Moras

Il saggio approfondisce il gioco di citazioni e richiami alla produzione cinematografica e televisiva di genere negli special di Halloween, La paura fa novanta.

Questa sorta di serie nella serie omaggia sapientemente, con un linguaggio ricco e complesso, il cinema horror e fantascientifico, più o meno conosciuto, già a partire dai titoli di testa, per proseguire nella colonna sonora, nelle inquadrature e nella sceneggiatura, realizzando veri e propri remake. È importante sottolineare che della produzione di genere non si mutuano solo i temi, ma anche lo spirito di metaforica denuncia socio-politica e il carattere critico nei confronti della dottrina economica e delle istituzioni, come avviene ad esempio nell’ultimo La paura fa novanta XVII (ancora inedito in Italia) in cui un’invasione aliena è il pretesto per una sarcastica critica dell’occupazione dell’Iraq da parte degli Usa.

 

Marge e Lisa: ritratti di signore di Manuela Marziali

Il saggio studia la rappresentazione dell’universo femminile nel mondo simpsoniano, attraverso le figure di Marge e Lisa. La prima, ribelle da adolescente ma col pallino del vero amore diviene, da adulta, madre chioccia e donna soffocata. Ma a suo modo anticonformista, nel suo non rinunciare alla famiglia per la vita professionale. Madre-ponte fra due generazioni che faticheranno a riconoscersi quando Lisa si rifiuterà di fare da balia al suo uomo, attenta a non ripercorrere gli stessi sentieri della madre, senza mai smettere di amarla…

The Simpsons…lost in translation? di Federica Bologna

“La traduzione non può prescindere dalle differenze culturali tra i popoli che parlano entrambe le lingue coinvolte nel processo traduttologico”.

Partendo da questo assunto fondamentale, nel saggio vengono poste a confronto la versione originale de I Simpson e la sua traduzione italiana, al fine di sottolineare le differenze tra le due versioni ed evidenziare  cosa (e quanto) vada perso (residuo traduttivo).

A sostegno delle conclusioni presentate nel saggio, e stante la bibliografia pressoché inesistente in questo ambito, è stata effettuata un’approfondita intervista con Elena Di Carlo, traduttrice della serie, di cui vengono riportati i passi fondamentali.

Learning from Springfield: Architettura e design nel mondo de I Simpson di Mauro Corsetti

Il saggio offre un punto di vista alternativo sul mondo de I Simpson, cercando di evidenziare come i diversi elementi architettonici presenti nella serie contribuiscano alla costruzione narrativa ed alla caratterizzazione dei personaggi.

Dall’analisi della città di Springfield, urbanisticamente e stilisticamente progettata come la più classica ed anonima cittadina statunitense (la topografia cardo-decumanica, la Main St., la zonizzazione tipologica, i grandi Malls…) il saggio prosegue scendendo di scala, entrando nei luoghi in cui i Simpson vivono: l’arredamento della casa e la caratterizzazione dei personaggi in relazione agli arredi di cui si circondano (es. Homer è un sempliciotto che si accontenta di divano, tv e di un’amaca in giardino; Lisa, al contrario, è intelligente e raffinata, si accomoda sulla seduta ergonomica Stokke e studia sul computer iMac).

In chiusura una breve panoramica dei riferimenti più “gustosi”, disseminati nelle 18 stagioni della serie, dalle citazioni dell’architettura di Frank LLoyd Wright, alla parodia dell’Ikea (che diventa il magazzino Shøp), all’evoluzione del design attraverso i ricordi dei personaggi (es. la stanza di Homer negli anni Settanta, con i poster dei Pink Floyd e la lampada lavica), fino alla puntata che annovera come special guest l’architetto canadese Frank O. Gehry.

Homer, un outsider dell’arte di  Reva Wolf

L’episodio Mom & Pop Art, in cui Homer si scopre artista underground ed espone le sue opere in una galleria, fornisce molti spunti per una riflessione sul mondo dell’arte moderna, le sue ambiguità ed i suoi incerti confini. Dall’irrinunciabile riscontro commerciale che oggi un’opera deve avere perché possa fregiarsi del titolo di ‘arte’, fino ai sempre più nebulosi steccati tra cultura (arte) alta e cultura bassa…come può una striscia a fumetti dell’autore de I Simpson, Matt Groening, essere esposta nel museo d’arte moderna?? Se lo chiede Homer in una delle innumerevoli scene autoreferenziali della serie…ed il saggio riflette sul senso che una domanda di questo tipo ha nello scenario artistico contemporaneo.

Una famiglia di consumatori animati di Massimo Lori

Il saggio si sofferma sulla rappresentazione che I Simpson forniscono di un’esperienza, individuale e collettiva, assolutamente centrale dell’American way of life: il consumo.

Assumendo come oggetto d’analisi i comportamenti di consumo dei protagonisti della sitcom, e la descrizione dei principali luoghi di consumo (negozi al dettaglio, centri commerciali, stabilimenti produttivi, ecc.), il saggio evidenzia come gli autori della serie riescano a fornire una rappresentazione caricaturale ma tutt’altro che astratta della realtà sociale americana. Homer è, ad esempio, il ritratto del consumatore compulsivo, preda del fascino ammaliante del mondo degli oggetti; Lisa, per la sua sensibilità ambientalista, è l’emblema del consumatore responsabile che orienta le proprie scelte in base a valutazioni di ordine etico…

The $impsons© di Corrado Peperoni

Dal contesto competitivo in cui si muove la Fox alla fine degli anni Ottanta, al riposizionamento del prodotto ‘animazione’, che viene adultizzato. Un rischio calcolato, in un periodo in cui i babyboomers, la prima generazione di bambini cresciuta guardando cartoni animati in televisione, raggiunge i trenta anni e diventa target ideale per questo nuovo tipo di cartone animato.

La conseguente apertura di segmenti di mercato inesplorati, da invadere con il merchandising della serie, unita alla attenta gestione della Fox nella concessione delle licenze, da un ulteriore livello di esistenza a The Simpsons che alle ormai indiscutibili vesti di capolavoro dell’animazione aggiunge così quelle di brand.

Il pubblico de I Simpson attraverso l’analisi dei dati di ascolto di Geraldina Roberti

Il saggio indaga l’universo multiforme degli appassionati de I Simpson, mettendone in evidenza peculiarità ed anomalie rispetto al complesso della popolazione televisiva.

Dopo una prima analisi delle trasformazioni del pubblico della tv, sempre più segmentato ed imprevedibile, si passa alla scomposizione della platea della serie in base alle consuete variabili socio-demografiche, così da evidenziarne i target di elezione anche in relazione al profilo complessivo del pubblico delle rete ospitante. Attraverso l’esame dei dati Auditel si ripercorre quindi l’andamento degli ascolti del programma a partire dal 2001, monitorando le eventuali trasformazioni del suo pubblico di riferimento.

Sulla scorta delle rilevazioni fornite da Auditel, si tenta infine di dimostrare come una delle cause del successo della serie sia da ricercare proprio nella sua capacità di parlare a due target differenti, quello dei bambini – inseriti nelle coorti degli 8-14enni – e quello dei giovani-adulti – compresi fra i 15 ed i 24 anni.

4 Risposte

  1. un libro geniale su una serie macrocefala

  2. …grazie!
    Corrado

  3. Belin i cartoni animati Simpson rispecchiano più persone e modi di vivere, tanto che anche qualche politico italiano ne ha preso più volte ispirazione.. e sembra che la cosa funzioni🙂 Comunque il divano e la venere gommosa dei Simpson hanno fatto scuola e non mancano così i discepoli per vivere realmente un certo modo di vivere o similare alla Simpson.Sergio Morando.

  4. “Attraverso l’esame dei dati Auditel si ripercorre quindi l’andamento degli ascolti del programma a partire dal 2001, monitorando le eventuali trasformazioni del suo pubblico di riferimento.”

    cioè, si tralascia tutto il periodo in cui gli episodi dell’ “epoca d’oro” dei simpson venivano trasmessi in prima visione???

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