Xmp intervista Daniela Castrataro


Daniela Castrataro è uno dei soci fondatori dell’Italian Crowdfunding Network. Ha iniziato a parlare di crowdfunding sul suo blog Crowdfunding Italia a fine 2011. È co-autrice dell’Analisi semestrale sulle piattaforme italiane di Crowdfunding. Ha recentemente pubblicato Crowdfunding – Come finanziarsi online. Introduzione al finanziamento collaborativo sul web (GreenBooks, 2014). 

daniela castrataro

Xmp: Benvenuta Daniela. Non parto con una domanda sul concetto di crowdfunding, che penso sia ormai piuttosto chiaro a molti. Ci sono però vari modelli di piattaforme: reward, donation, social lending, equity. Puoi spiegarci brevemente le caratteristiche di ognuna?

Daniela Castrataro: Il modello reward prevede, a fronte di ogni offerta, una ricompensa di carattere quasi sempre tangibile (un gadget, una cartolina…) ma mai di carattere monetario. Il modello donation è il più simile al fundraising online tradizionale, e generalmente non prevede ricompense a fronte di offerte di denaro, salvo ringraziamenti pubblici. Il social lending è un prestito tra pari (P2P lending) o tra individui e imprese (P2B), non intermediato da istituti finanziari o banche. L’equity è una nuova forma di investimento: consente a investitori professionali e non di comprare partecipazioni in aziende che pubblicano le proprie offerte online tramite piattaforme c.d. di equity-based crowdfunding.

Xmp: In italia esiste una distribuzione peculiare di questi diversi modelli, se comparata a quella, ad esempio, statunitense o di altri paesi europei?

Daniela Castrataro: In Italia prevale il social lending per quanto riguarda il volume di denaro (circa l’80% del denaro raccolto è mosso dalle piattaforme di lending) mentre per numero di piattaforme vince di gran lunga il reward. Anche a livello globale il Social Lending è quello che “raccoglie” di più. Per numero di piattaforme penso il primato spetti a quelle di reward, come in Italia.

crowdfunding_italia_castrataro

Xmp: Quindi viene utilizzato soprattutto per bypassare l’intermediazione bancaria, è corretto?

Daniela Castrataro: Si, e nel caso del prestito tra pari anche con un certo successo.

Xmp: Per chi voglia riuscire ad ottenere un finanziamento crowd, esistono fondamentali differenze di approccio a seconda si tratti di realizzare un prodotto tangibile, un servizio o un’opera creativa? Mi riferisco al modo di porsi al pubblico da cui si vorrebbe ottenere il finanziamento, ma anche alla tipologia di cf da preferire…

Daniela Castrataro: Direi che l’approccio di base deve essere quello proprio del web 2.0, ovvero teso alla collaborazione, alla community, alla condivisione di interessi comuni. Trasparenza, coinvolgimento e partecipazione. che si tratti di un prodotto tangibile, di un servizio o di un’opera creativa, sono ingredienti fondamentali in ogni caso. Non si fa cf per arricchirsi e basta, ma piuttosto per arricchire la community che ci sta intorno. Se si vuole fare cf per lanciare una startup si tenderà a scegliere un equity invece che un reward, al contrario se si vuole finanziare un’opera teatrale o un gadget tecnologico, il reward è il modello forse più adatto. Questo in generale, perchè le variabili sono tante e vanno considerate tutte.

Xmp: Quello della community è effettivamente uno snodo centrale. C’è una sorta di inversione del processo: bisogna prima crearsi un pubblico che sia disposto a pagare per un prodotto che ancora non esiste. Penso ad esempio al cinema indipendente: è fondamentale  riuscire a coinvolgere una community di affezionati disposti a pagare per una storia che ancora non ha visto la luce e che verrà raccontata solo ‘dopo’.

Daniela Castrataro: Esatto, ma non ci si deve concentrare sul “disposto a pagare”, quanto piuttosto sulla partecipazione del pubblico stesso al progetto, sul coinvolgimento dei finanziatori, che devono sentirsi in qualche modo partecipi e, ripeto, questo si ottiene con la trasparenza, con l’informazione, che nel web sono valute fondamentali.

crowdfunding

Xmp: Quindi il finanziamento monetario deve essere parte di una più ampia ‘esperienza di partecipazione al progetto’ offerta al proprio pubblico…

Daniela Castrataro: Sì. Fare crowdfunding per arricchire solo le proprie tasche non funziona. Ovviamente questo non sempre vale per il cosiddetto pre-sale model, ma in ogni caso bisogna essere bravi a coinvolgere il pubblico, informandolo quanto più possibile sull’evoluzione del progetto, altrimenti la fiducia cala e senza fiducia non si finanziano sconosciuti.

Xmp: In questo senso penso sia importante narrativizzare, rendere storia coinvolgente, anche lo stesso percorso di finanziamento del film, la sua stessa lavorazione, per rimanere all’esempio precedente. Lavori in Spagna e un esempio molto significativo in questo senso viene proprio da lì, mi riferisco a El cosmonauta, penso siano stati bravissimi a rendere avventurosa la stessa raccolta fondi.

Daniela Castrataro: Vero. Lo storytelling è molto importante. Saper raccontare rende più facile coinvolgere la gente. Inoltre il crowdfunding si basa molto sul passaparola e raccontare una storia al proprio pubblico significa anche metterlo nelle condizioni di ri-raccontarci, motivandolo a farlo.

Xmp: In Italia esistono esempi significativi in questo senso? Prodotti narrativi (film, webseries…) finanziati dal CF?

Daniela Castrataro: Non mi viene in mente nessun esempio lampante. C’è un film, Dal lato della sposa, che su indiegogo  ha raggiunto e oltrepassato il target. Penso abbiano messo su una bella statregia comunicativa.

Xmp: Da come lo descrivi sembra un caso isolato…e comunque immagino che se non mi citi altri progetti è perchè esempi di particolare successo, che abbiano saputo far parlare di se, non ce ne sono molti… secondo te quale le ragioni?

Daniela Castrataro: Forse la mia memoria non è abbastanza buona e, essendomi finora focalizzata anche su altri mercati del crowdfunding a parte quello Italiano, sicuramente mi sarà sfuggito qualcosa, però è certo che in Italia c’è ancora molto da fare in questo ambito. Di fondo c’è una mancanza di comprensione del fenomeno e una filosofia del “tutto e subito”. Sembra che il cf sia stato compreso solo per la parte “tanti soldi in modo veloce”. La gente ci si avvicina pensando sia un espediente per far apparire tanti soldi dal nulla, senza comprendere gli sforzi comunicativi che bisogna fare per raggiungere anche un obiettivo modesto.

Xmp: C’è anche un problema di qualità del progetto che si propone?

Daniela Castrataro: In Italia la gente è molto creativa e la qualità manca raramente. Parlerei forse di pigrizia, di poca voglia di apprendere.

Xmp: Questo dal lato di chi propone progetti. Dal lato del pubblico che dovrebbe finanziarli? Quali le criticità?

Daniela Castrataro: Al pubblico manca la confidenza con lo strumento. In Italia non si eccelle per l’uso di internet, siamo un po’ in ritardo, e non è un luogo comune. Aggiungo che in provincia la banda larga è poco diffusa, e la gente non può prendere confidenza con uno strumento se non ha la possibilità di usarlo facilmente e a poco prezzo tutti i giorni. Ciò ha reso finora gli italiani poco fiduciosi nell’utilizzo del web, soprattutto per fare acquisti. E se non si è pronti a usare una carta di credito o debito online, non si possono neanche fare offerte su siti di crowdfunding…Forse una spiegazione troppo semplicistica ma sono certa che sia una delle motivazioni principali dello scarso successo del cf in Italia. Comunque non dimentichiamo che una delle prime piattaforme di cf è nata proprio in Italia nel 2005, tre/quattro anni prima della comparsa di Kickstarter e Indiegogo.

Xmp: Abbiamo grandissima capacità innovativa…non siamo altrettanto bravi a ‘costruirci sopra’…

Daniela Castrataro: È vero.

Xmp: Non pensi sia anche un problema di dimensioni, di massa critica? rivolgersi ad un pubblico di lingua italiana è già cmq circoscrivere moltissimo l’universo dei possibili finanziatori…

Daniela Castrataro: Non credo. Ovvio, per alcuni grandi progetti si, ma tantissimi piccoli progetti si potrebbero finanziare benissimo solo “in casa”. Se pensiamo al palazzo madama di Torino, che ha fatto un cf per recuperare un servizio di porcellane una volta appartenente al museo…hanno raccolto oltre 80mila euro in un bacino relativamente ristretto, praticamente solo Piemonte. I progettisti che pensano di avere un pubblico di potenziali finanziatori oltre l’Italia potranno benissimo pubblicare il progetto anche in inglese, l’importante è far arrivare il messaggio alle persone giuste, di madre lingua italiana o meno.

Xmp: …ma immaginiamo un produttore italiano che voglia realizzare un progetto narrativo transmediale…ti chiedesse una consulenza gli suggeriresti di utilizzare una piattaforma italiana o una internazionale?

Daniela Castrataro: Non mi focalizzo molto sulle piattaforme. Per me l’importante è impostare una strategia comunicativa vincente (oltre ad avere un progetto di qualità, ovviamente). Per il resto basta che la piattaforma dia la possibilità di offrire i contenuti in due lingue o più.

Xmp: In sintesi la ‘potenza di fuoco’ è data dal progetto in se e dal modo in cui viene comunicato. La scelta della piattaforma viene dopo…

Daniela Castrataro: La piattaforma è un mezzo e la gente (i donatori) non ci arriva quasi mai per caso. Ovviamente se è poco usabile andrà a erodere le possibilità di riuscita del progetto, quindi un occhio alle sue qualità e caratteristiche va dato. Ma la piattaforma, da sola, non basterà mai a garantire il successo di una raccolta di fondi.

Xmp: Esistono tipologie di piattaforme più adatte alla proposta di progetti creativi?

Daniela Castrataro: Direi che per i progetti creativi le piattaforme reward siano le più adatte. Poi ci sono le piattaforme tematiche creative, che per la maggioranza sono reward. Hanno un marcia in più perchè raccolgono comunità di veri appassionati.

Xmp: Ma deve sempre esserci un connubio tra passione del pubblico e sua numerosità…insomma che ci sia crowd è irrinunciabile…

Daniela Castrataro: Esatto

Xmp: In ambito creativo si parla di cf soprattutto con riferimento a realtà indipendenti…sei d’accordo?

Daniela Castrataro: Si direi di si

Xmp: Il caso Veronica mars the movie indica però che anche nel mainstream può essere utilizzato con successo…

Daniela Castrataro: C’è sempre chi approfitta…

Xmp: Non vedi di buon occhio quell’operazione?

Daniela Castrataro: Dico semplicemente che in quel caso più che di un’operazione di finanziamento si è trattato di un’operazione di marketing. Ma del resto il cf è anche un modo innovativo di fare marketing…

Xmp: È anche vero che presentandosi su kickstarter questi professionisti già affermati hanno mostrato di non avere remore a scendere tra la folla a raccogliere fondi, dimostrando anche un certa dose di umiltà. Forse in Italia parte della scena autoriale non ha ancora accettato l’idea di doversi ‘sporcare le mani’ in maniera diretta anche con fasi diverse da quelle più prettamente creative, rapportandosi da pari a pari con il proprio pubblico?

Daniela Castrataro: Non conosco abbastanza questo mondo in Italia per poter rispondere a questa domanda. Spero però che non sia questo il motivo.

Xmp: Dalla tua risposta su Veronica Mars, ma anche dal tuo aver precedentemente, ripetutamente, sottolineato che non si fa cf avendo in mente solo i soldi da raccogliere, emerge una tua visione molto sociale, comunitaria, del crowdfunding. Pensi sia anche la visione predominante in generale o forse è una prospettiva che caratterizzava i primissimi anni del crowdfunding e che va ora perdendosi? O queste due anime crowdfunding – una più social, l’altra più orientata al profit – coesistono?

Daniela Castrataro: Non penso sia una visione, penso che sia semplicemente l’essenza del cf. Se il crowdfunding fosse orientato solo al profitto si chiamerebbe in un altro modo. I metodi di finanziamento tradizionali stanno fallendo ovunque e serviva un’alternativa, l’alternativa non può essere uguale, si chiama così per un motivo. Sicuramente i pionieri del crowdfunding ne avevano compreso l’essenza che poi si è andata un po’ perdendo al contatto con mentalità e abitudini ancora non pronte per accogliere un concetto del genere. Sono però certa che pian piano quell’afflato sociale, comunitario, si recupererà e si farà più forte, ma sono cambiamenti che richiedono tempo. Il crowdfunding è un bambino.

Xmp: Show mas go on è un film finanziato da indiegogo …si può parlare di cf quando su 9.000 euro 7.000 sono stati dati da due persone?

Daniela Castrataro: Premetto che non ho osservato attentamente questa campagna, ma da quello che mi dici direi che per me no, manca la folla. Due persone non fanno folla, sono due sponsor.

Xmp: Ma allora perché è stata usata questa forma di finanziamento? Aggiungo che Repubblica ha dedicato un articolo al film e, in particolare, all’utilizzo del crowdfunding per raccogliere il budget necessario. Faccio un’ipotesi…come engagement, transmedia e altri termini, anche crowdfunding sta diventando una buzzword da utilizzare per attirare l’attenzione su di se, indipendentemente che l’uso sia pertinente? Ed in questo senso è stata utilizzata per Show mas go on?

Daniela Castrataro: Sono presuntuosa se rispondo con un semplice si?

La tragedia del Vajont: ricordare è un dovere


Oggi ricorrono i cinquanta anni della tragedia del Vajont. Alla fine della seconda parte della sua intervista, riferendosi ai progetti Sandy Storyline e Land of Opportunity, Francesca Comunello sottolineava come i social network site agevolino «la messa in condivisione, tramite racconto autobiografico, di esperienze personali, in questo caso particolarmente traumatiche. Poterle raccontare è certamente uno degli elementi che consente di superare il dolore, indipendentemente dalla forma (scritta, orale, in presenza o a distanza) in cui questo racconto viene veicolato. […]. Più in generale, ma questo sarebbe un discorso lunghissimo, i SNS hanno un ruolo rilevante anche nella ricostruzione della memoria…».

Lo speciale che il Corriere delle Alpi ha dedicato al cinquantenario della tragedia del Vajont è un dolorosissimo, eppure splendido, esempio di narrazione condivisa…e di ricostruzione prima, e conservazione poi, della memoria collettiva.

vajont

Mi riferisco in particolare alla sezione dello speciale il cui obiettivo è costruire un Memoriale delle Vittime: ad ognuno dei 1910 caduti è dedicata una pagina, che riporta la data di nascita, l’età alla morte, la parentela con altre vittime e, quando disponibile, una foto. A chi abbia in qualche modo incrociato queste persone quando erano ancora in vita viene offerta la possibilità di lasciare il proprio ricordo. Chi ha deciso di farlo ha scritto parole (cliccate sulle immagini seguenti per ingrandirle, e leggerne alcune) che, nella loro struggente semplicità, restituiscono l’immenso impatto emotivo di quegli eventi più di quanto possa fare qualsiasi approfondimento giornalistico, e spiegano benissimo la necessità e l’utilità di una ricostruzione condivisa della memoria.

marina_pontone_vajont

sergio_fiorin_vajont

giuliana_cosma_vajont

lidia_serafini_vajont

Per me è stato impossibile leggere senza commuovermi. L’idea è quella di una quotidianità che, quando recisa di netto, lascia ferite irrimarginabili su chi rimane. Suggerisco anche la visione dei video in cui chi è sopravvissuto racconta quella notte del 9 ottobre 1963 e ricorda com’era Longarone prima di essere spazzata via dal fango.

Oltre che con i ricordi riferiti alle singole vittime del Vajont, i lettori possono contribuire con foto o con altre testimonianze scritte.

Il respiro del progetto è ovviamente, e fortunatamente, di lunga durata, ma oggi è il giorno giusto per dargli ancor più risalto. Riporto di seguito le parole con cui il progetto del Memoriale viene presentato sul sito ufficiale:

Il 9 ottobre 1963 metà di una montagna precipitò nel lago della grande diga del Vajont, al confine tra Veneto e Friuli. Un’enorme massa d’acqua superò la diga cancellando letteralmente tutti i paesi intorno a Longarone. Un evento che ha segnato la storia d’Italia, ma ancor più la storia delle popolazioni di quelle terre. A cinquant’anni di distanza, insieme a tutti voi, vogliamo ricordare le 1.910 persone che persero la vita. Ciascuna persona, una per una. Aiutateci. Questo “Memoriale Vajont”, […] nel cinquantesimo dell’olocausto, è innanzi tutto un omaggio perenne, sulla rete, alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie e a quella terra.

longarone_prima_del_vajont

Invito chiunque legga queste righe a visitare il sito del Memoriale. E se tra chi frequenta queste pagine, c’è qualcuno che può contribuire al racconto del Vajont, l’invito a farlo è ancor più forte…

A presto.

Cor.p

The Lizzie Bennet Diaries: Orgoglio e pregiudizio ai tempi dei social media


The Lizzie Bennet Diaries (LBD) è una web series che rilegge in chiave contemporanea il classico di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio. La dorsale narrativa principale è veicolata da un vlog composto da 100 episodi bisettimanali (l’ultimo dei quali diffuso lo scorso marzo), lunghi mediamente 5 minuti.

Non siamo dalle parti del transmedia storytelling, perchè il prodotto è monomediale, sviluppandosi unicamente online. Si tratta piuttosto, prendendo a prestito le classificazioni proposte da Christy Dena, di Inter-Channel storytelling: la storia si dipana su diverse piattaforme di uno stesso canale distributivo: video su youtube, profili sui principali social network, blog…
Questioni definitorie a parte, LBD  merita di essere segnalato perchè alcuni dei suoi punti di forza sarebbero tali per qualsiasi altro prodotto di narrazione espansa. Mi riferisco in particolare alla scrittura brillante (come già detto, transmedia o meno, la capacità di raccontare storie rimane un fattore centrale) e alla grande abilità nell’attivare una comunità di fan che – attraverso il crowdfunding sulla piattaforma kickstarter – ha portato ad un raccolta fondi di 462.000 dollari, a fronte di un obiettivo di 60.000. In realtà questo ottimo riscontro economico deriva anche dal fatto che Hank Green, coautore di LBD insieme a Bernie Su, ha portato in dote al progetto il già ampio seguito di cui godeva (1 milione e duecentomila iscritti) su Youtube, grazie al canale VlogBrothers, gestito insieme al fratello. Ma l’aspetto che va sottolineato più degli altri è che la stragrande maggioranza dei fondi è stata raccolta ex post, dopo il termine di LBD, con l’obiettivo di produrne la versione in Dvd. In altri termini il pubblico ha fornito il proprio libero contributo per un prodotto già fruito gratuitamente…tutto quanto raccolto diventa espressione della gratitudine dei fan nei confronti di chi ha loro regalato preziose parentesi di intrattenimento.

Tornando però al primo dei due aspetti che ho appena citato, ai fan è stata riconosciuta una forte possibilità di interazione e partecipazione non solo nel finanziare il progetto ma anche nel partecipare alla storia. L’abilità degli autori è stata proprio quella di adattare il romanzo di Jane Austen ad un contesto – come quello dei social media e di youtube in particolare – fortemente caratterizzato dalla permeabilità e dalla condivisione degli spazi di esistenza dei personaggi finzionali con quelli del loro pubblico.
A 200 anni dalla versione originale, il pubblico non può cambiare i destini dei personaggi di Orgoglio e Pregiudizio, e può continuare a limitarsi ad un tradizionale seguire lo svolgimento della storia, visto che i video di Lizzie sono assolutamente sufficienti ad avere uno sguardo d’insieme sugli eventi. Il valore aggiunto è però rappresentato dalla possibilità di vivere la storia accanto ai protagonisti, grazie alla loro presenza sui social network (oltre ai profili twitter di Lidia BennetJane BennetBing Lee, Caroline Lee, William Darcy, Gigi Darcy  e alle pagine facebook e Google+ delle tre sorelle, cito la pagina personale di Jane Bennet su Tumblr).

lbd_facebook_profiles

In altri termini i personaggi del The Lizzie Bennet Diaries abitano lo stesso mondo (…nel nostro quotidiano ha sempre meno senso la distinzione tra vita off ed on line) dei loro fan, sui social network dialogano tra loro e con il pubblico, che anche per questo motivo si è affezionato a personaggi che nella versione originale ricevevano molto meno spazio ed attenzione. Del resto, anche limitando l’analisi a youtube – che come detto ospita il nucleo centrale della serie – l’universo finzionale di The Lizzie Bennet Diaries, è arricchito da numerosi video (il totale arriva così a 153) che vedono come protagonisti gli altri personaggi (ad esempio la sorella Lidya, l’amica Maria Lu, il promesso William Darcy).

Una scelta molto riuscita è stata, poi, quella di far apparire Darcy solo dopo ben 59 puntate, creando un’attesa spasmodica tra i fan. Lo scambio, l’interazione con il pubblico è sottolineato anche dagli episodi Q&A, dedicati proprio a soddisfare alcune delle curiosità espresse dai fan, ricompensandoli della loro vivace ed attiva partecipazione, senza intaccare il continuum della narrazione.

Ma penso che la maniera più efficace per descrivere il legame che LBD ha saputo creare con il proprio pubblico sia citare le parole di una fan italiana, LizzyS:

[…]Adesso chiunque può vedere tutti gli episodi, sì… – ma noi (the fandom, siamo stati definiti), che abbiamo visto la serie mentre veniva mandata in onda, due episodi a settimana, per un anno, abbiamo vissuto un’esperienza unica, irripetibile…Abbiamo vissuto in totale simbiosi con Lizzie e la sua storia mentre avveniva, giorno per giorno. L’abbiamo vista crescere – lei, la sua storia, le sue sorelle, e tutti gli altri – davanti ai nostri occhi.
Abbiamo riempito i giorni dell’attesa tra un episodio e l’altro facendo ipotesi, scambiando informazioni, postando commenti, scoprendo i tantissimi riferimenti diretti al romanzo, seguendo i tweet dei personaggi, interagendo con i realizzatori. (Avete idea di che cosa significa attendere 59 episodi prima di vedere Darcy in carne e ossa? E vederlo apparire solo parzialmente all’ultimo secondo dell’ep.59? Ed aspettare tre lunghissimi giorni per avere, finalmente, il tanto agognato Darcy-day?…)
Abbiamo dato libero sfogo alla nostra creatività creando immagini, disegni, video, fanfiction… divertendoci un mondo, e ricevendo l’attenzione degli stessi realizzatori e attori di LBD – in un tripudio di intreccio tra realtà e finzione! […]

E se il pubblico non ha potuto cambiare la storia, ha comunque influenzato il modo in cui la stessa è stata raccontata…ad esempio il rilievo crescente riconosciuto a Lydia deriva proprio dal grande interesse dimostrato dal pubblico nei suoi confronti, come afferma lo stesso Hank Green

In conclusione, adattare in un contesto contemporaneo Orgoglio e Pregiudizio è un’operazione non particolarmente originale…anzi…
Ma proprio per questo LBD rappresenta un interessantissimo esercizio di stile, avendo dimostrato come una storia tradizionale possa essere raccontata in maniera innovativa, e particolarmente coinvolgente, su internet. Consentendo una partecipazione al pubblico, ed un approfondimento dei personaggi di contorno che non ha riscontro in nessuno degli adattamenti succedutisi da 200 anni a questa parte.
Se non è la storia a fare la differenza, è il modo di raccontarla che può farla, e moltissimo, perchè in un contesto come quello dei social media anche l’adattamento può riservare una sorprendente libertà creativa…

A presto
Cor.P

Ps.: per chi volesse saperne di più su LBD, rimando al fansite italiano.

Vi segnalo: ViewConference 2012 – Torino (16-19 ottobre)


Vi segnalo la VIEW Conference, che dal 16 al 19 ottobre prossimi ospiterà  a Torino alcune delle maggiori personalità mondiali legate alle tecnologie e alla creatività.

La VIEW Conference è la più importante conferenza di computer grafica a livello italiano e tra le maggiori in ambito europeo. Giunta alla sua 13a edizione, la manifestazione porta in Italia personaggi di spicco nel campo dell’animazione, degli effetti visivi, della grafica, del design, dell’animazione in 3D, dei videogames e del cinema digitale,  che condivideranno esperienze, idee e conoscenze tra loro e con i professionisti e gli studenti che frequentano i workshop, le presentazioni e i numerosi eventi aperti al pubblico.

Tra gli ospiti di questa edizione meritano di essere segnalati:  Gary Rydstorm, sound designer dello Skywalker Sound e vincitore di ben 7 Academy Awards; Eric Darnell, regista della trilogia d’animazione Madagascar; Dan Attias, vincitore del Directors Guild of America Award e regista di molte delle più famose serie tv americane (Lost, True Blood, Grey’s Anatomy, Homeland); Josh Holmes, direttore creativo di Halo ; Chris Perry, pluripremiato regista e sceneggiatore indipendente; Glenn Entis, pioniere della computer grafica; Tom Wujec, autore e Fellow di Autodesk e molti altri.

Nel corso della conferenza, inoltre, il regista Genndy Tartakovsky presenterà il suo ultimo lavoro, il lungometraggio d’animazione Hotel Transylvania. Il pluripremiato regista mostrerà, per la prima volta in Italia, 20 minuti del film, una commedia animata in 3D. Prodotto da Sony Pictures Animation e realizzato da Sony Pictures Imageworks, Hotel Transylvania, è interpretato dalle voci di numerose star: Adam Sandler è Dracula, Selena Gomez sua figlia Mavis, Andy Samberg doppia l’umano Jonathan, Kevin James è Frankenstein, il cantante/compositore, rapper e produttore Cee-Lo Green è Murray la mummia e Steve Buscemi il lupo mannaro Wayne.

Nel  film, Dracula è un iper-protettivo padre che possiede un sontuoso resort a cinque stelle. Il resort offre ai mostri un posto dove vivere tranquilli senza intrusioni umane; qui abita al sicuro dal mondo esterno anche Mavis, l’amata figlia di Dracula, finché un giorno un ragazzo normale entra in albergo…

Per ulteriori informazioni sulla ViewConference, che come detto si svolgerà a Torino dal 16 al 19 ottobre 2012 e sarà seguita, dal 19 al 21 ottobre, dal festival del cinema digitale ViewFest, vi rimando al sito ufficiale della manifestazione.

A presto

Cor.P

Vi segnalo: Gamezero 5885, le origini del videogioco


Ieri ero al MACRO Testaccio di Roma per la splendida mostra di McCurry…non sapevo che nei locali dell’ex mattatoio fosse in corso  anche la mostra Gamezero 5885: le origini del videogioco.

La mostra ripercorre la storia del medium videoludico, dal primo esperimento del 1958 fino ad arrivare al 1985, attraverso  63 pannelli illustrati in italiano e in inglese, pareti giganti dedicate alle vecchie glorie del retrogaming, e oltre 120 pezzi originali in esposizione, tra console e giochi d’epoca originali.

Non sono particolarmente appassionato di videogame, ma ho trovato la mostra  molto piacevole…riesce nell’intento di introdurre all’universo videoludico in maniera sintetica ed efficace, da un lato descrivendo la genesi e le sorti commerciali di pietre miliari del storia dei videogame, di game factory  e di game developer che hanno contribuito in maniera decisiva all’evoluzione del medium, dall’altro facendo leva sull’inevitabile effetto nostalgia che non può non sorgere in chi, cresciuto a cavallo tra i ’70 e gli  ’80, rivede davanti ai propri occhi moltissime console di quegli anni…o personaggi videoludici ormai entrati nell’immaginario collettivo, vere e proprie icone pop: Pac Man, Mario Bros…

La mostra, come detto, si tiene al MACRO Testaccio, presso “La Pelanda Sala delle Vasche” dal 12 marzo al 6 aprile. Ulteriori informazioni e aggiornamenti potete trovarli qui. L’ingresso è gratuito.

A presto.

Cor.P

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: