…The Blair Witch Project…15th anniversary


La Academy, nel suo canale youtube AcademyOriginals, diffonde brevi documentari dedicati al dietro le quinte del cinema, alcuni dei quali approfondiscono momenti che hanno cambiato la storia della settima arte.

In occasione del quindicesimo anniversario dell’uscita della pellicola, uno di questi mini documentari è stato dedicato a The Blair Witch Project.

Da queste parti della pellicola di Daniel Mirick ed Eduardo Sanchez avevo già avuto modo di parlare…era il 1999 e l’utilizzo di internet da parte degli autori del film fu pionieristico, e fondamentale nel decretarne il successo.

Del resto il film in se stesso (a mio avviso) semplicemente non esiste. Ma è un caso di studio di marketing cinematografico e narrazione espansa citatissimo, ulteriore dimostrazione che da sempre la funzione narrativa e quelle più direttamente legate ad obiettivi di marketing si sono sovrapposte. L’operazione nel complesso è anche anticipatoria di tante riflessioni sviluppatesi negli anni successivi sulle possibilità che la rete ed un approccio transmediale alla narrazione cinematografica possono offrire ai cineasti indipendenti.

In effetti fu un momento di svolta, più dell’industria che dell’arte cinematografica. Ed in questa prospettiva merita certamente di essere celebrato…

A presto.
Cor.P

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David Cronenberg: Body, Mind, Change…Il cinema della nuova carne ai tempi del transmedia


Il cinema della nuova carne. Ci si riferisce spesso così al cinema di David Cronenberg. che per gran parte della sua carriera ha indagato le derive future del corpo umano, tra una medicina che sperimenta irresponsabilmente, ed una irredimibile pulsione della carne a fondersi con la tecnologia.

Dal teletrasbordo de La Mosca (1986), ai poteri telepatici di Scanners (1981) a quelli paranormali di The Dead Zone – La zona morta (1983); dai trapianti cutanei di Rabid (1977) alla fusione carne-medium di Videodrome fino a quella con la joypad biologica in Existenz (1999); dalla covata malefica di Brood (1979) al feticismo per gli incidenti automobilistici in Crash (1996), dai parassiti sotto pelle di Shiver (1975) al legame patologico dei gemelli di Inseparabili (1988) per arrivare al catartico delirio allucinatorio di Naked Lunch – Il pasto nudo (1991), sono molte le sequenze del cinema di Cronenberg consegnate alla memoria collettiva, o  almeno a quella di un pubblico di cultori decisamente numeroso.

Negli ultimi anni, con La promessa dell’assassino, History of Violence, A dangerous Method, Cosmopolis, Cronenberg ha virato verso un cinema iperrealistico, acclamato dalla critica, ma lontano dai meravigliosi eccessi (per chi come me lo ha adorato) della sua filmografia precedente.

Oggi però il regista canadese sembra tornare nei suoi vecchi territori, con il progetto Body, Mind, Change (BMC), nel quale la nuova carne da sottoporre a futuristiche, angoscianti, derive biotecnologiche, sembra essere quella del pubblico. Iscrivendosi nel sito ufficiale del progetto sarà infatti possibile ricevere un Personal On Demand (Pod), un sensore biotecnologico che istallato nel corpo dell’ospite, ne migliorerà la vita, arrivando ad anticiparne i desideri. Ed il primo a sottoporsi all’esperimento sarà proprio Cronenberg…

body_mind_change

Ecco le parole con cui  il Pod, e più in generale l’intero progetto BMC, viene descritto nel sito:

Meet POD (Personal On-demand), the ultimate recommendation engine. POD is an emotional sensory learning and data-mining organism designed to enhance your life. This state of the art biotech implant will guarantee you personalized recommendations that are 99.999% relevant all the time. POD grows with you to become an intuitive companion, fulfilling your deepest desires on demand. […] BMC labs is focused on developing biological implants that will make their hosts faster, smarter and healthier while improving sexual performance, and increasing the average life span.

Come già accennatto, chiunque lo desideri può iscriversi al sito per ricevere il suo POD. I contenuti del sito della BMC Labs lasciano volutamente l’incertezza sul fatto che si tratti di pura finzione o, invece, di qualcosa di reale…non si tratta di un mockumentary ne di un found footage horror, ma c’è comunque il tentativo di ‘far credere che sia vero’. La tecnologia del POD viene descritta come direttamente ispirata all’opera di David Cronenberg. Ma a partire dall’immaginario del regista canadese, la BMC

is turning science fiction in science fact. […] While it has become common for large corporations to bring on creative visionaries to help guide product development or provide market insight, BMC is taking the relationship further. We’re pleased to announce POD (Personal On-Demand), the first release in our BODY MIND CHANGE™ series. This next generation recommendation engine knows what you want before you do. Forged from an innovative partnership with creative visionary David Cronenberg, BMC labs has secured an exclusive license to all the biology and technology IP found within Cronenberg’s films.

Il POD, dovrà avere un periodo di training, per poi adattarsi al meglio al corpo ospitante:

After a light training period, POD will be able to predict your deepest unfulfilled desires – even the ones you didn’t know you had. It all begins when you grow your own bionanohybrid cells in our lab. After six weeks of personalizing POD’s AI system, the resulting organ is ready for implantation. During that time, you teach the organism about your needs, loves and desires by engaging with stories, games and visual content.

Il tema dell’inserimento nel corpo umano di un elemento estraneo, rimanda direttamente a film come Shiver, Existenz, La mosca e Brood. Ed anche il design del POD, rievoca l’immaginario del Cronenberg degli anni settanta.

Brood1979

shivers

Existenz_pod2

Coordinatore artistico del progetto, sviluppato grazie al Toronto International Film Festival (Tiff) e al Canadian Film Centre’s Media Lab (CFC Media Lab) è Lance Weiler, pioniere nell’ibridazione tra cinema e narrazioni immersive,  già citato numerose volte su queste pagine. L’avvio è previsto per il prossimo 25 ottobre:

At launch on October 25, registered participants will be guided through an episodic interactive narrative that functions as a simulator for training their PODs. Completing this three-part experience will guarantee them a unique POD generated from their behaviour during the simulations.  Their POD will be available for pick-up at the close of the David Cronenberg:  Evolution exhibition in January 2014 at the BMC Labs installation, located in the CIBC Canadian Film Gallery on the 4th floor of the TIFF Bell Lightbox.

La carne diventa l’ennesimo medium attraverso il quale transmediare la narrazione. Del resto questo era quello che prefigurava il film cult per eccellenza di Cronenberg, Videodrome, diretto debitore delle teorie di McLuhan.

Ora con Body, Mind, Change le previsioni di quel film del 1981 sembrano potersi realizzare, perchè, come dice Ana Serrano, Chief Digital Officer del CFC Media Lab e produttore di BMC:

It has been an exciting creative journey resulting in North America’s first interactive storytelling experience that generates a physical object for the user that has narrative meaning.

Da vecchio fan di Cronenberg non potevo non iscrivermi al sito della BMC, e spero di avere il tempo per completare il training…ma non penso che andrò a Toronto a ritirare il mio POD!

A presto.
Cor.P

Horror & Transmedia


Dal punto di vista narrativo, uno dei risultati che ci si può prefiggere attraverso la distribuzione di diversi segmenti della storia su canali mediali differenti è un incremento del senso di realtà,  in termini di maggiore verosimiglianza della storia stessa, oppure di sua aumentata fruibilità esperienziale, con il fan proiettato il più possibile dentro la storia.

Questo effetto può essere perseguito attraverso contenuti veicolati su canali considerati paralleli alla dorsale narrativa principale (e qui rimando ai post in cui ho proposto alcune schematizzazioni della nXm), ma anche grazie al fatto stesso che spostarsi da un medium all’altro è un’attività tipica della nostra quotidianità, e declinare una storia lungo questi percorsi transmediali significa invogliare lo spettatore a fruire del franchise secondo dinamiche non più confinabili al ruolo di spettatore, ma ormai consuete del suo modus vivendi. In altri termini, se vivere si traduce sempre più spesso in rapidi attraversamenti dalla realtà immediata a quella mediata (e all’interno di questa da un canale mediale all’altro),  e se il peso della seconda va via aumentando a scapito di quello della prima, declinare una storia su percorsi transmediali significa  renderla più prossima alla nostra vita. Detto più semplicemente, la pervasività che deriva dall’adozione di modalità narrative crossmediali aumenta  la capacità immersiva della storia, riducendo progressivamente la distanza tra il mondo reale dello spettatore e quello finzionale del franchising.

Quanto appena descritto vale a prescindere dal genere e dal formato narrativo.  L’effettiva esistenza di un sito web della LacunaInc, la società che nello splendido film di Michel Gondry Eternal Sunshine of the Spotless Mind (in Italia tradotto in un criminale Se mi lasci ti cancello) fornisce al protagonista la possibilità di cancellare la memoria, rende in qualche modo più verosimile l’idea che un’operazione di questo genere possa essere realizzata concretamente. O ancora, le esibizioni live dei protagonisti di Glee, aumentano lo spessore, la credibilità, le occasioni di frequentazione dei personaggi e dell’ universo finzionale cui si riferiscono.

É però interessante accennare a come questo meccanismo venga utilizzato nel genere horror che, per perseguire il suo fine – che è essenzialmente quello di intrattenere il pubblico impaurendolo – non può che avvantaggiarsi di tecniche che aiutino a convincere gli spettatori che potrebbe essere vero,  che in una situazione così potrebbe trovarcisi chiunque.

In questo senso è impossibile non citare The Blair Witch Project, di cui ho già parlato in un precedente post, che deve grandissima parte del suo successo ad un uso assai scaltro, ed al tempo rivoluzionario (era il 1998), del viral marketing on line. In pratica nel sito del film venne alimentato il dubbio che quello che si sarebbe visto di lì a poco nelle sale cinematografiche fosse il girato realmente ritrovato dopo la scomparsa dei tre filmmaker avventuratisi nel bosco di Black Hills per trovare prove dell’esistenza della strega di Blair.  A rinforzare questo effetto realtà, i manifesti missing, appesi in numerosi college americani prima dell’uscita del film.

Dieci anni più tardi Cloverfield, nello stesso sottogenere  degli horror in presa diretta, distribuisce in rete elementi narrativi che in qualche modo rafforzano i legami con la realtà di un film che pretende di essere la proiezione sul grande schermo della memoria della videocamera digitale di ragazzi che hanno trovato la loro fine – ovviamente solo dopo avere ripreso a dovere gli eventi – in una New York attaccata da una creatura simil- Godzilla.  Se parlare di realismo per un lungometraggio che vede un lucertolone seminare distruzione a Manhattan può sembrare azzardato, è altrettanto vero che tutto il film è girato in modo da mimare non tanto una cronaca degli eventi quanto, addirittura, una presenza fisica nel luogo in cui questi sarebbero avvenuti. E la distribuzione in rete di alcuni ulteriori brandelli informativi non può che agevolare la sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore.  Ecco quindi il sito web ufficiale della Tagruato – la ditta giapponese di trivellazioni petrolifere  la cui piattaforma viene distrutta dal mostro protagonista del film –  che ne descrive l’attività, la mission aziendale, l’elevato know-how ingegneristico e ne presenta, in una mappa interattiva, le piattaforme possedute nel mondo.  Tra le sue attività collaterali, la Tagruato produce un soft drink, lo Slusho!: nel corso del film alcuni personaggi minori indossano magliette con il logo della bevanda (ed anche della Slusho! esiste un sito web ufficiale).

Leggendo la storia della Tagruato sul sito web si scopre che l’oggetto visibile – con grandissimo sforzo, il che ha contribuito alla creazione di fanforum online finalizzati alla condivisione di indizi, opinioni e scoperte sulle origini del mostro – alla fine del film è un suo satellite, fatto volutamente precipitare in mare per un’operazione di marketing volta ad ottenere grande visibilità mediatica.

Durante le operazioni di recupero del satellite sarebbero stati gli stessi operai della Tagruato a risvegliare la creatura marina, che dormiva da secoli proprio in quel punto del fondale oceanico, tra l’altro particolarmente ricco dell’ingrediente segreto della Slusho!, che sarebbe responsabile della trasformazione della creatura marina nell’enorme mostro del film.

Queste informazioni sulla Tagruato sono del tutto assenti nel film, nel quale, del resto, non viene data alcuna spiegazione circa la natura e la provenienza del lucertolone. Come ben descrive Bob Rehak in un post del suo blog, di cui vi consiglio la lettura, ‘ […] from its first teaser onwards, Cloverfield was sold to us more on the basis of what we didn’t know than what we did’. La stessa campagna di marketing del film è stata fondamentalmente giocata sui vuoti, sugli spazi bianchi, sul non detto…basti dire che il primo trailer, che precedeva la proiezione di Transformers nei cinema statunitensi, non conteneva alcun titolo, e l’unico indizio che forniva – oltre al nome dell’autore, J.J. Abrams – era quello della data d’uscita del film, 1/18/08, che cercata su internet rimandava ad un sito contenente alcune foto, ciascuna delle quali riportante data ed orario, che consentivano di farsi una sommaria idea dello svolgimento degli eventi, dalle immagini di un party a quelle di persone in fuga per le vie di Manhattan.

In questa ottica l’elemento comune ai due film è quindi quello di diffondere contenuti web e realizzare un campagna di marketing, essa stessa parte del flusso narrativo, capaci di fare leva sull’ambiguità del mockumentary e di instillare domande negli spettatori, spinti  a vedere i rispettivi lungometraggi cinematografici per trovarvi, almeno in parte, risposte. E questa è una delle tecniche tipiche per incentivare lo spettatore a spostarsi da un medium all’altro.

Tornando a quanto detto all’inizio del post, quindi, oltre alla scelta di uno stile registico in presa diretta e di attori non professionisti, o i cui volti non siano noti al grande pubblico (perchè, e cito ancora Bob Rehak, ‘ […] encountering a familiar movie face amid the frenzy and pathos of Cloverfield would destroy the film’s precarious conceit of being “real” footage captured by “real” people as the attack “really” happens’), l’adozione di strategie narrative, e di marketing, transmediali, può fornire un valido contributo a rendere più immersiva, esperienziale, la visione di un film horror, specialmente del sottogenere live footage, che del senso di realtà fa uno dei suoi massimi elementi d’attrazione. E, come ben ha dimostrato il caso Blair Witch, l’opportunità del transmedia può essere sfruttata anche in assenza di budget da mainstream.

A presto.

Cor.P

Vi segnalo: Fantafestival XXXI


…divago dai consueti percorsi crossmediali, per segnalarvi la 31a edizione del Fantafestival, in programma a Roma dal 9 al 19 giugno.

Rassegna di culto dedicata alla cinematografia horror (che, avrete intuito, mi appassiona parecchio) e sci-fi, dagli inizi al cinema Clodio, attraverso le successive, fantastiche, edizioni nei cinema Capranica e Capranichetta, fino a quelle esangui degli ultimi anni, il Fantafestival ha saputo sopravvivere anche a se stesso, e la sede scelta per questa edizione (Cinema Aquila), il programma (salvo parecchie perplessità sulla parte comica della sezione FantaItaly) e la serata inaugurale (all’auditorium Conciliazione), lasciano sperare in una buona annata…

Di seguito, alcune ulteriori informazioni, dal comunicato stampa del Festival:

«La XXXI edizione del Fantafestival (Mostra Internazionale dei Film di Fantascienza e del Fantastico – dal 9 al 19 giugno 2011), diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli, renderà un grande omaggio al cinema fantastico comico italiano. Una delle principali rassegne dell’edizione di quest’anno – realizzata alla Casa del Cinema di Villa Borghese in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, dal 13 al 19 giugno – si chiamerà, infatti, Fantaitaly – Brivid, risate, magia, da Totò nella Luna e Tempi duri per i vampiri di Steno a L’arcidiavolo di Ettore Scola, da Il pap’occhio di Renzo Arbore (che interverrà per introdurre il film) a Non ci resta che piangere di Massimo Troisi e Roberto Benigni e Volere volare di Maurizio Nichetti (altro gradito ospite di questa edizione), uno sguardo su come il cinema italiano ha saputo rielaborare in chiave comica tutti i principali temi del fantastico. Venti titoli, alcuni un po’ più “seri”, per abbracciare più in generale il surreale e il favolistico (saranno proiettati anche Diabolik di Mario Bava, La decima vittima di Elio Petri, C’era una volta di Francesco Rosi, Le streghe – La Terra vista dalla Luna di Pier Paolo Pasolini e Toby Dammit di Federico Fellini).

Tre prestigiose location, per un unico Festival che, in larga parte, si svolgerà presso il Nuovo Cinema Aquila. Rassegne, un ricco carnet di anteprime e tanti ospiti. Tra i più attesi, Caroline Munro, volto familiare a tutti gli amanti del cinema fantastico, rinominata la “First Lady del fantasy”, a cui verrà consegnato un Premio alla carriera durante la cerimonia di presentazione del 9 giugno. 

Grande attenzione al cinema italiano del presente, con numerose pellicole (dal 10 al 16 giugno, presso il Nuovo Cinema Aquila), a partire dagli zombimovie Bloodline di Edo Tagliavini e Eaters di Luca Boni e Marco Ristori (prodotto dal regista di culto tedesco Uwe Boll), per poi continuare con due film incentrati sul satanismo, La progenie del diavolo di Giuliano Giacomelli & Lorenzo Giovenga e Demon’s Twilight, film firmato da Federico Lagna. E, ancora: The slurp-Gli strani supereroi di Simone La Rocca (l’unico film italiano muto dai tempi di Ratataplan); Bumba Atomika di Michele Senesi, versione etilica della classica storia di ladri di cadaveri alla Burke & Hare; il mediometraggio Ultracorpo di Michele Pastrello (liberamente ispirato a L’invasione degli Ultracorpi); Monkey Boy di Antonio Monti; La canzone della notte di Giovanni Pianigiani; il pilot della serie mai realizzata Tigri di Carta di Dario Cioni, scritta da Lorenzo Bartoli, già sceneggiatore di “Dylan Dog” e del fumetto di culto “John Doe”; Buon compleanno Italia di Tino Franco e alcuni episodi della minifiction Italiani nello spazio. E, ancora: Bianco, thriller firmato da Roberto Di Vito; e l’anteprima di At the End of the Day – Un giorno senza fine di Cosimo Alemà (in sala dal 22 luglio, distribuito da Bolero Film), action-thriller firmato da uno dei più apprezzati registi di videoclip musicali a livello mondiale, ed interpretato da attori giovani ma molto promettenti.

Una vera e propria panoramica (Panoramica Italia è il titolo della rassegna) sul cinema horror, fantastico e sci-fi italiano contemporaneo, una vetrina privilegiata del lavoro dei giovani autori italiani di cinema fantastico, molti dei quali saranno presenti in sala accompagnati dagli interpreti dei propri film.

Tre i Focus dedicati alla produzione italiana. Interverranno Stefano Bessoni di cui verrà proiettato – oltre a Frammenti di scienze inesatte e Imago Mortis – anche l’inedito Krokodyle, Gabriele Albanesi (che presenterà il ghostmovie, da lui prodotto, Fantasmi, il precedente Il bosco fuori e Ubaldo Terzani Horror Show) e il friulano Lorenzo Bianchini di cui verranno proiettati Lidrîs cuadrade di trê (Radice quadrata di tre, 2001), Custodes Bestiae (2004) e Occhi (2010). A moderare gli incontri, l’esperto di cinema horror e giornalista Luca Ruocco.

Molti anche i cortometraggi italiani, compresi quelli vincitori della Seconda Edizione di Interiora, Festival Horror Indipendente. La XXXI edizione del Fantafestival ospiterà la serata di premiazione del concorso indetto da Interiora  che quest’anno ha per tema “le atmosfere da brivido in un percorso emozionale che coinvolge tutti i sensi”. Ma molti altri saranno gli eventi speciali, come la presentazione del libro “Terrore Italianol’horror contemporaneo raccontato dai protagonisti” di Daniele Fancardi, che nasce dalla collaborazione di buona parte degli autori  che stanno caratterizzando l’horror italiano del nuovo millennio, molti dei quali saranno presenti a questa edizione del Fantafestival.

Tanti anche i titoli stranieri inediti, assolute anteprime cinematografiche in Italia, molti dei quali arrivati da noi direttamente in dvd. Tra questi: l’anteprima di Detective Dee and the Mistery of Phantom Flame di Tsui Hark, uno dei grandi maestri del cinema cinese moderno, autore di capolavori come The Blade e Once Upon a Time in China, Unthinkable di Gregor Jordan; Case 39 di Christian Alvart; After.Life di Agnieszka Wojtowicz-Vosloo; Repo Men di Miguel Sapochnik; I Spit on your Grave (remake del celebratissimo cult fine anni Settanta Non violentate Jennifer) di Steven R. Monroe; Triangle di Christopher Smith; e l’anteprima di Let Me In di Matt Reeves (regista di Cloverfield), remake americano del cult svedese  Lasciami entrare di Tomas Alfredson.

Anteprime assolute: l’horror thailandese 4bia (1 luglio in sala/Wave Distribution) 4 storie horror dirette dai quattro registi di maggior talento della Thailandia; l’horror-thriller psicologico Body di Paween Purikitpanya (nei cinema dal 22 luglio/Wave Distribution); L’ultimo dei Templari di Dominic Sena, con Nicholas Cage e Christopher Lee (che verrà presentato il 13 giugno al Taormina Film Festival, in sala dal 15 giugno/Medusa); 13 assassini di Takashi Miike; e Die di Dominic Laurence James, thriller italo/canadese che vanta la partecipazione di Caterina Murino, qui un ambizioso detective che indaga su una serie di strani omicidi, e inizia a sospettare l’esistenza di un misterioso complotto: un mondo di paura e paranoia che sarebbe stato meglio non scoprire.

 La sezione Fantatv sarà invece dedicata ai tesori perduti della televisione fantastica. L’omaggio al piccolo schermo si concentrerà su una rara produzione, Il fascino dell’insolito, realizzata dalla Rai all’inizio degli anni Ottanta. Serie di telefilm che adattano racconti bizzarri, neri e di fantascienza di grandi autori contemporanei (il sottotitolo della serie era “itinerari della letteratura dal gotico alla fantascienza”). Tutta la serie fu curata da Biagio Proietti, che ne diresse anche tre episodi; gli altri furono firmati da Mario Chiari, Massimo Manuelli, i fratelli Frazzi, Fabio Piccioni, Giulio Questi, Augusto Zucchi ed Enrico Colosimo. Vero e proprio introvabile cult tv.»

A presto

Cor.P

Vi segnalo: Horror in presa diretta su Ol3media


Vi segnalo l’ultimo numero di Ol3media – rivista online di Cinema, Televisione e Media Studies del Master Cine&Tv, Università Roma Tre – dedicato all’horror in presa diretta. Di seguito un estratto dalla mia introduzione:

«Negli ultimi venti anni il cinema horror ha mostrato una notevole vitalità e una apprezzabile capacità di rinnovamento, pur in assenza di un vero ricambio generazionale a livello autoriale – a grandi autori degli anni settanta/ottanta come Cronenberg, Carpenter, Hooper, Romero, Craven, Raimi, Argento – non sono corrisposti successori adeguati.

Mantenendosi fedele ai propri capisaldi, l’horror ha comunque evidenziato una mutevolezza, una permeabilità, una capacità di  ibridarsi con altri linguaggi mediali e con altri generi, che ne ha confermato l’incrollabile appeal popolare, in una dinamica di culto per certi versi simile a quella che ha attraversato le diverse stagioni e le diverse evoluzioni dell’heavy metal.

Come frutti più evidenti di questa interessante stagione dello spavento sul grande schermo, possono essere indicati cinque sottogeneri:

-L’horror postmoderno e ipercitazionista, che vede il suo indiscusso capostipite in Scream, ritorno al successo planetario di Wes Craven dopo i fasti di Nightmare e l’unanime plauso della critica per il meno conosciuto Il serpente e l’arcobaleno. In realtà più che di un sottogenere vero e proprio si tratta di una tappa evolutiva del genere nel suo complesso;

– L’ondata degli horror orientali: Ringu, Ju-On, Dark Water, The Grudge, The Eye, Red Shoes, Two sisters, Shutter… solo per citarne alcuni. In questi film la paura affonda le proprie radici nella cultura dei paesi d’origine, nella religione buddista e shintoista, nelle quali i morti continuano a vegliare sulle persone vicine o a perseguitare quelle che hanno fatto loro male in vita. Per questo stesso motivo l’uso dello splatter, del gore, dell’effetto grandguignolesco è molto misurato, mentre tratto ricorrente è la presenza di sfumature melò, legate ai temi del bisogno d’amore o dell’infanzia/innocenza perduta;

-Il torture porn, che vede nella reiterata e compiaciuta esposizione dell’inflizione del dolore l’elemento distintivo fondamentale. A questo filone appartengono le fortunatissime saghe di Hostel e Saw, ma anche Martyrs, Serbian Film, Captivity…;

-Il remake degli horror anni settanta, da Non aprite quella porta a Le colline hanno gli occhi, da Halloween a The Fog, da Amityville Horror passando a La città verra distrutta all’alba fino a L’alba dei morti viventi. In questo caso molti appassionati hanno ritenuto quest’ondata di remake un indice di ripiegamento su stesso del genere, incapace di trovare nuove fonti di ispirazione;

-L’horror in presa diretta, o reality horror, o realist horror, che porta lo spettatore dentro l’orrore.

A quest’ultimo è dedicato il nuovo numero di Ol3media. Film come The Blair Witch Project, Rec, Rec2, Cloverfield, Paranormal Activity, Paranormal Activity2, Diary of the dead hanno creato e alimentato un nuovo sottogenere che ha saputo ispirarsi al passato sfruttando al meglio tecnologia, tensioni, e linguaggi del presente…»

Di seguito l’indice dei saggi contenuti in questo numero di Ol3Media:

L’inferno del Reale Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi di George A. Romero di Andrea Mariani
What If It’s Real?: Live-record Horror and Popular Belief in the Supernatural di Joseph Laycock
Il cannibalismo dei media in soggettiva e allo specchio: [.REC] di Jaume Balaguerò e Paco Plaza di Marco Cipolloni
Revising Paranormal Activity: Paranormal Entity Is Reality Horror Perfected di Karley Adney
A Pre-History Of ‘Reality’ Horror Film di Alexandra Heller-Nicholas
George A. Romero’s Diary of the Dead and the Rise of the Diegetic Camera in Recent Horror Films di Zachary Ingle
Double the Passive: The trials of the viewer/subject in Cloverfield and The Blair Witch Project di Keira McKenzie
Lying to Reveal the Truth: Horror Pseudo-Documentaries and the Illusion of Reality di Don Tresca
No Country For Old Cannibals: L’amazzonia di Deodato e i Mondo Movies di Marco Cipolloni
Zero Day and Cloverfield: Shooting America’s Scars di Peter Turner
Blood, evil and videotapes. L´orrore senza fine di Rec. di Miguel Ángel Pérez-Gómez e Milagros Expósito-Barea

A presto

Cor.p

Dead Set…non solo crossmedia


Dead Set è una miniserie inglese trasmessa da E4 e Channel4 nel 2008  e qui in Italia da Mtv, il novembre scorso. Un pilot di 45 minuti ed altri 4 episodi di circa 24 minuti per un gioiello horror.

La trama è facilmente riassumibile: i concorrenti del Big Brother, chiusi nella casa, non s’accorgono che il mondo esterno è ormai in mano agli zombie. Ma questi, dopo aver distrutto la città, arriveranno ad assediare i protagonisti del reality, che da unici superstiti, lotteranno per la sopravvivenza asserragliandosi nella casa.

In un profluvio splatter del quale dubito esistano precedenti sul piccolo schermo, la serie è puro entertainment a neuroni accesi: il sangue e le interiora in bella vista, che non possono mancare in un zombiehorror degno di questo nome, non cancellano la sarcasticamente credibile ricostruzione del dietro le quinte televisivo, a cui contribuisce la presenza, nel cast, di veri ex concorrenti del BB e della stessa presentatrice, Davina McCall (che fa bella mostra di se nella foto in alto). E se i morti viventi dell’alba Romeriana, in una coazione a ripetere, tornavano al centro commerciale, quelli di Charlie Brooker, autore di Dead Set, tornano a voler entrare nella casa del Big Brother.

Eccellente la qualità complessiva del prodotto: recitazione decisamente al di sopra di quella di molti horror per il grande schermo, ottimi effetti speciali, niente buchi di sceneggiatura ne cali di ritmo…del resto in questo caso, come già in 28 giorni dopo, i morti viventi corrono velocissimi.

Ne parlo qui perchè lo ritengo un prodotto degno di nota, a mio parere superiore al ben più celebrato The Walking Dead, e non perchè esempio di narrazione crossmediale, che anzi, almeno per ora, non trova posto nel prodotto di Charlie Brooker. La serie è perfettamente compiuta, ed il sito ufficiale, dal punto di vista diegetico, non offre contenuti aggiuntivi. Ma non se ne sente la mancanza, perchè non sempre, quanto a possibilità espressive, l’espansione crossmediale è la soluzione più coinvolgente. Al riguardo trovo perfette le parole del commento di Sepsis, ultimo (ad oggi) tra quelli lasciati dai fan nel sito ufficiale della serie:

«Leave well enough alone. This was a great story, that was well casted and performed. No need for sequels, prequels, or any other such nonsense. To do so would only cheapen this fantastic production. Love it, and move on».

Anche se dal punto di vista economico può non essere la soluzione preferita dalla produzione, a volte saper mettere il punto, saperlo fare subito, è la soluzione migliore…e l’opposto del narrare crossmediale. Del resto rinunciare al transmedia storytelling non significa non offrire al pubblico occasioni di fruzione espansa, esse stesse fonti di profitti: sito web, episodi in streaming online, action figures, Dvd…

Concludo segnalando contenuti utili per chi, su Dead Set, volesse saperne un po’ di più: la recensione su horrormovie, il dossier su Splattercontainer e l’articolo su strongbloodyviolence

A presto

Cor.P

The Walking Dead


The Walking Dead, serie a fumetti ideata nel 2003 da Robert Kirkman per la ImageComics, è stata recentemente adattata da Frank Darabont per il piccolo schermo, nell’omonima serie tv che ha esordito il 31 ottobre scorso negli Usa (sulla tv via cavo AMC) e il primo novembre in Italia, su Fox.

Come detto, siamo dalle parti dell’adattamento e non della narrazione crossmediale. La serie merita comunque di essere citata su XmPeppers come ennesimo esempio di  prodotto d’intrattenimento fruibile in maniera espansa.

Il fumetto, la serie tv, action figures, …e il bel trailer di lancio ideato dalla AMC a fare da anello di congiunzione, vero e proprio omaggio al fumetto, ed al contempo una sorta di esplicito link tra il prodotto cartaceo e la serie televisiva, primo passo dalla cellulosa all’etere.

Dei due video seguenti, il primo è realizzato da un utente di youtube, a partire dalle strisce originali del fumetto. Il secondo è invece il trailer animato realizzato dall’AMC. Facendoli scorrere in parallelo è evidentemente come, almeno nel trailer di lancio, la AMC abbia dichiarato massima fedeltà al fumetto di Kirkman.

Sempre nella logica della fruizione espansa e della possibilità di garantire allo spettatore molteplici punti d’accesso al franchise, va citato il concorso che si svolge immediatamente dopo la prima messa in onda (domenica sera) della puntata negli Stati Uniti.

Durante uno dei break commerciali, appare sullo schermo un codice. Tra chi, entro le 6 del mattino successivo alla messa in onda della puntata, si connette al sito della AMC dedicato al contest, compila l’apposito form e vi inserisce il codice corretto, verrà estratto uno spettatore che vincerà il ruolo di zombie in una delle puntate successive della serie.

Un concorso di questo tipo è un ulteriore modo per garantire la fruizione espansa del franchise The Walking Dead, offrendo agli spettatori la possibilità di prendere fisicamente parte al set ed incoraggiando a seguire il franchise su un’altra piattaforma, il web, unico canale per iscriversi e partecipare al concorso. Quindi, in questa prospettiva, una classica operazione di marketing (un concorso a premi) diventa un ulteriore mezzo di fruizione espansa del franchise.

Concludo segnalando, per chi fosse interessato ad un primo approfondimento sulla serie tv The Walking Deadil post di Barbara Maio, tra i maggiori esperti italiani di serialità televisiva statunitense. Per la serie a fumetti è invece possibile leggere gratuitamente online tutto il primo albo, sul sito della ImageComics. Infine per approfondimenti sul franchise nel suo complesso segnalo il sito www.the-walking-dead.net e lo special su SplatterContainer.

A presto

Cor.P

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