Transmedia in Italy (1): Transiti


Come avevo scritto qualche tempo nell’ambito dei transmedia studies c’è un forte focus su casi di studio quasi sempre d’oltreconfine. Per questo avvio una serie di post antologica, intitolata Transmedia in Italy, che metta in luce esperienze nostrane di narrazione transmediale (o, più in generale, espansa). Buona lettura…

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Con Transiti, nel 2011, la Rai ha realizzato per la prima volta un prodotto transmediale, affidandone lo sviluppo ad un team di autori indipendenti e diffondendolo su Radio, Web e Tv. Prodotto da FargoFilm, 2+1 e DocAbout, con la collaborazione di Rai3, Radio3 e Rainet, in associazione con Oltre lo Specchio (del Gruppo Abele di Don Ciotti) e con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund, Transiti racconta le difficoltà, le paure, le speranze e le sfide di chi decide di affrontare il percorso di transizione che lo porterà alla conversione chirurgica del proprio sesso.
La direzione artistica del progetto è di Davide Tosco, che dopo una lunga esperienza come direttore della fotografia per video d’arte, ha curato prodotti di media education per la prevenzione del crimine in Sudafrica, realizzati sotto il patrocinio del Ministero di Pubblica Sicurezza locale, esperienza che gli ha permesso di diventare media advisor per l’organismo di Ricerca sul Crimine e sulla Giustizia delle Nazioni Unite .
Il nucleo centrale del progetto è rappresentato da un documentario di 53 minuti – diretto dallo stesso Davide Tosco a partire dai videoracconti autobiografici e dalle immagini raccolte dai protagonisti (Angelo Correale, Alessandra Tria e Katherina Stecher) – andato in onda il 31 agosto del 2011 dopo le 23, e capace di far segnare il record di ascolti per DOC3, con uno share del 12% e quasi un milione di spettatori.

Il documentario è accompagnato da una webseries di nove puntate, da cinque radio documentari, da un videoblog, dalla pagina facebook, dall’account twitter e dal sito ufficiale del progetto (transiti.eu)

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La webseries, intitolata Con gli occhi di una trans, racconta in prima persona (e sempre in soggettiva) le esperienze personali, molto spesso drammatiche, dei protagonisti. Al termine di ciascun episodio, gli utenti avevano a disposizione altre due clip, due possibili scenari. Le clip erano tra i 30 secondi e il minuto e guardandole si delineavano due diverse strade possibili per il personaggio. Votando la clip A o B gli utenti sceglievano quale strada il personaggio dovesse intraprendere. La votazione rimaneva attiva 6 giorni, da quello della pubblicazione della puntata fino a quello precedente l’uscita della puntata successiva, in cui la storia scelta dagli utenti veniva sviluppata in un video più lungo, alla fine del quale il processo si ripeteva.

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Oltre ad essere diffusi sul sito web ufficiale del programma,  gli episodi della webseries erano disponibili anche su Vimeo e Youtube.

Per Giovanni Calia, transmedia strategist del progetto – intervistato da poco su queste pagine – la webseries, segmento più interattivo del progetto, è stata un ulteriore decisivo strumento, per portare dentro gli spettatori, immergerli nel mondo della transessualità:

La serie interattiva è stata pensata anche per anticipare il documentario in TV e fare da traino a quello che era il prodotto principale. L’attenzione sul documentario era stata quindi anticipata dai contenuti del Web. […] Essendo un tema molto attuale e pieno di falsi miti e convinzioni, abbiamo lavorato portando il pubblico a esprimersi, a metterci del proprio, a indirizzare lo storytelling dove voleva. Questo evolvere della storia in funzione delle scelte che il pubblico faceva è stato un passo importante per far si che si esprimesse un’opinione collettiva su elementi forti che riguardavano la storia, che era girata volutamente in prima persona. Alla fine di ogni puntata il personaggio si interrogava su temi forti come la reazione ad un abuso, alla violenza, alla vergogna, al tentativo di suicidio, e in generale al rapporto tra se’ e la società che lo circonda. Spettava poi al pubblico offrire una risposta e indirizzare i passi successivi della storia. […] Nei giorni dopo la messa in onda ho avuto modo di sentire chi l’aveva visto e ho trovato riscontri emozionanti: “Mi sono commossa” o “Avete affrontato il tema con una delicatezza estrema e senza mai una vena di volgarità, lasciando da parte tutto e mettendo al centro le persone”. Commenti come questi, insieme a tanti altri attestati di stima e apprezzamento sono la dimostrazione che poi, in fondo, sono le storie a fare la differenza. Il nostro compito era semplicemente quello di porre l’accento sulle sfumature che volevamo far diventare rilevanti. E questo è stato molto apprezzato

Posizioni di Transito, la serie di cinque radio documentari, ciascuno di circa 15 minuti, trasmessi dal 10 al 14 ottobre 2011 su Radio3, nell’ambito del programma 3 Soldi, era composta da brevi autoritratti audio dei protagonisti, che raccontavano il proprio percorso di vita, e soprattutto il proprio avvicinamento al transito.
Nel sito ufficiale di Transiti era presente anche un video blog, In Transito, in cui i tre protagonisti hanno postato vari video: in alcuni casi approfondendo argomenti solo fugacemente toccati nel documentario, in altri casi descrivendo la reazione dei parenti alla visione dello stesso, in altri ancora rispondendo alle numerose domande del pubblico arrivate dopo la messa in onda.

Significativa la scelta, che accomuna il documentario, la webseries, il videoblog e gli audio documentari, di lasciare direttamente ai protagonisti la parola, senza il tramite di un giornalista che ponga loro domande, o di una voce fuori campo che leghi i vari passaggi delle loro vicende. A riempire la scena bastano le vite vissute di Angelo, Alessandra e Katherina. Il punto di vista è quello di una web-cam, per il video blog, o di una videocamera digitale per il documentario, di fronte alla quale ci si racconta con maggiore naturalezza, scelta stilistica che rende i diversi materiali di cui si compone Transiti molto godibili anche in rete. Si percepisce come i personaggi, anzi le persone protagoniste, si sentano libere di raccontare le loro paure, i loro dolori e le loro aspirazioni di fronte ad una tecnologia portatile, quotidiana, non invasiva, che non le giudica e non fa perdere loro spontaneità.

L’impostazione diaristica abbatte ogni rischio di pruderie voyeuristiche, ed aiuta anzi lo spettatore ad immedesimarsi, a sentirsi meno distante, a provare empatia nei confronti dei tre. Al riguardo le parole utilizzate nel pressbook di Transiti sono piuttosto significative:

Concepito come un meccanismo di auto-rappresentazione transmediale Transiti è un dispositivo di documentazione dove eventi autobiografici diventano funzionali a stimolare nello spettatore un senso di empatia e prossimità. […] I contenuti sono stati progettati e realizzati non per essere spostati da una piattaforma ad un´altra, bensi per integrarsi in un perfetto equilibrio comunicativo, offrendo di volta in volta nuovi spunti di riflessione ed approfondimento allo spettatore TV, all´utente Web e al radioascoltatore che diventano così i veri protagonisti di una storia vissuta in prima persona.

Il progetto ha anche avuto una intensa presenza sui Social Network (Facebook e Twitter), utilizzati come spazio privilegiato per i dibattiti stimolati dai diversi segmenti di Transiti, ma anche come ulteriore strumento a disposizione delle persone transessuali, specialmente di quelle non direttamente protagoniste di Transiti, per far sentire la propria voce. Una scelta molto coerente con la natura di Transiti, definito nel pressbook progetto di sensibilizzazione transmediale:

Questo prodotto, nelle sue declinazioni televisive, radiofoniche e Web, è un invito ad andare oltre le apparenze, ad entrare in un microcosmo per lo più conosciuto solo attraverso giudizi scontati e quasi sempre denigratori: vive sotto diverse forme e, come le storie che racconta, è in transito anch’esso.

Una modalità narrativa, quella transmediale, che chiede al pubblico la disponibilità a spostarsi, a viaggiare da un medium all’altro diventa essa stessa metafora del tema trattato, perchè l’attraversamento di genere, il transito, è appunto un lungo viaggio. Con queste parole infatti Alessandro Robecchi, introduce il tema nel pressbook:

Facciamo un viaggio. Lo facciamo tutti. Da un luogo all’altro, da un passato a un futuro, da come eravamo prima a come siamo oggi. Per qualcuno questo viaggio è più lungo, più difficile. Da uomo a donna, da donna a uomo. Un passaggio tra due persone che sono una sola. I nostri viaggiatori sono solo in transito. Il loro viaggio non è finito. Nelle valigie hanno vite, amori, amici, famiglie. Cercano di portare tutto con loro, da com’erano a come saranno. In mezzo, qui, c’è il loro ritratto di oggi, paure, timidezze, determinazione, le conquiste di una tappa intermedia, il sapore dell’arrivo.

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Transiti im caso di studio interessante, con cui ho pensato valesse la pena iniziare la serie di post Transmedia in Italy, per svariati motivi. In primis viene ufficialmente presentato come prodotto transmediale, puntando quindi su questa caratteristica come ulteriore elemento di attrazione oltre a quello derivante dagli argomenti affrontati.

Inoltre in questo caso la modalità narrativa, che invita lo spettatore a migrare, a viaggiare, da un medium all’altro è, come appena detto, specchio, metafora del tema trattato, ed acquisisce un significato intrinseco.

Infine in un contesto narrativo come quello transmediale, tipicamente caratterizzato da una elevata complessità, si sceglie un tratto di estrema semplicità. Manca la magniloquenza, che a volte diventa pesantezza, di progetti monstre che creano universi finzionali dettagliatissimi, che consentono espansioni transmediali potenzialmente infinite. Transiti vive in un microcosmo rappresentato in maniera rispettosa e verosimile, ma non si può certamente parlare di iperdiegesi. La narrazione è transmediale ma c’è una forte economia, un forte senso della misura nel modo di raccontare. Inoltre l’estetica adottata è quella dell’immediatezza, della disintermediazione: a raccontare le storie sono gli stessi protagonisti, senza nessun intervistatore, senza nessuna domanda. Storie di vita, diari personali, che riescono a creare empatia, vicinanza, partecipazione rispetto alle vicende raccontate.

Uno dei rari casi in cui la transmedialità più che per espandere la storia è utilizzata per approfondire le tematiche e il vissuto, le motivazioni, i sentimenti dei protagonisti.

Transiti è stato un progetto innovativo, ancor più che per il formato narrativo utilizzato, per la scelta di applicarlo a tematiche socialmente rilevanti, rispetto alle quali l’espansione transmediale non ha avuto finalità commerciali, ma è stata funzionale ad offrire al pubblico più punti di vista, aumentando le possibilità di sensibilizzarlo sul tema.

A presto.
Cor.P

Una Risposta

  1. […] Transiti è un progetto transmediale realizzato dalla RAI con la direzione artistica di Davide Tosco che racconta difficoltà, paure e speranze di chi affronta il percorso che lo porterà alla conversione chirurgica del proprio sesso. […]

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