Xmp intervista Francesca Comunello (3)


francesca_comunello_3 Eccoci alla terza ed ultima parte dell’intervista a Francesca Comunello. La seconda parte si era conclusa con alcune riflessioni sul ruolo dei social media negli universi narrativi espansi.

Xmp: Ha ancora senso misurare il successo di un programma televisivo solo tramite l’Auditel?

Francesca Comunello: La direzione imprescindibile è quella di affiancare ai dati Auditel anche quelli relativi alla rete, in termini ad esempio di visualizzazioni online e di trending topic su Twitter. Ma è anche vero che su Twitter possono esserci dei picchi durante la diretta dei programmi, picchi che in alcuni casi sono di commento live di quello che passa in video, in altri casi di puro ‘tiro al piccione’. In altri termini il semplice volume generato non è la stima di nulla. Considerare in se la presenza su Twitter può significare poco, anche perché si tratta ancora di numeri limitati rispetto a quelli della platea televisiva nel suo complesso. Detto questo è  certo che un approccio di misurazione che integri le diversi fonti è sempre più imprescindibile, anche perchè i Social Media consentono un approccio più qualitativo: non solo quanto si parla di un programma, ma anche cosa se ne dice, che tipo di dialogo riesce ad innescare. Ma, ripeto, comprendere il gradimento, il successo di un programma televisivo a partire dal numero di tweet generati sarebbe velleitario, sia, come detto, per i numeri significativi ma ancora limitati di questa piattaforma, sia perchè l’utilizzo della stessa rispetto ai programmi televisivi è fortemente variabile. Per i polpettoni serali di RaiUno, che sbancano l’auditel, su Twitter si registra un silenzio più o meno assoluto, mentre per programmi come X-Factor, che se non è di nicchia, è comunque su un canale satellitare a pagamento, si registrano attività molto elevate.

AudisocialTV_twitter_hashtag

Quindi per programmi che per loro caratteristiche puntano ad un target cui può associarsi una certa dimestichezza ed assiduità nell’uso dei Social Network Site, non solo si può, ma direi che si deve osservare queste dinamiche, sempre tenendo conto che ci troviamo in ambienti la cui adozione da parte del grande pubblico è ancora recente, e quindi i comportamenti che vi si registrano sono assolutamente in evoluzione. Quando del 2010 con Romana Andò abbiamo analizzato il traffico generato su Twitter da Vieni via con me –  nel corso della messa in onda della prima puntata – c’era un grande entusiasmo, non solo per l’elevato riscontro Auditel del programma, che andò benissimo, ma anche per l’interesse suscitato su una piattaforma che allora, in Italia, era davvero agli albori. Ma poi nelle puntate successive si è innestato un meccanismo a chi la sparava più grossa contro il programma, alla ricerca di un consenso, di popolarità da parte degli altri iscritti alla piattaforma, Ma sono dinamiche che si trasformano molto velocemente, e probabilmente oggi riscontreremmo altri comportamenti, perchè man mano che l’adozione di uno strumento si diffonde emergono nuove pratiche di uso da un lato, e dall’altro si codificano norme di buona condotta, di galateo, nell’uso della piattaforma.

Xmp: Esistono generi più adatti al narrare espanso? Mi riferisco tanto al genere cinematografico quanto a quello televisivo…

Francesca Comunello: Sicuramente sì: non ci vedrei il cinema neorealista, ne la nouvelle vague, mentre Harry Potter si potrebbe espandere all’infinito…Sicuramente la fantascienza è un genere che si presta. Ma più in generale penso ai prodotti corali. Se ho un solo personaggio, dopo che l’ho seguito ventiquattro ore, c’è poco da espandere. Se invece ho una coralità di personaggi, teoricamente posso percorrere tante linee di espansione narrativa quanti sono i personaggi. In sintesi è sia una questione di genere, sia una questione di struttura della storia, che oltre ad un respiro corale deve innestare quelle dinamiche di ricerca dell’indizio, della chiave interpretativa, di cui parlavamo prima.

Xmp: I media tradizionali, cinema, tv, radio, fumetto, mostrano specificità nell’adattarsi, nell’inserirsi in questi contesti narrativi espansi?

Francesca Comunello:  Non ragionerei sul medium. Anche in questo caso, considerando un singolo medium, l’adattarsi, l’inserirsi in questi nuovi contesti narrativi è più legato al genere, al tipo di prodotto, che al medium in se. Se ragioniamo di nuovo su Twitter, programmi come X-Factor, come Sanremo, sembrano fatti apposta per generare buzz, soprattutto perchè prevedono meccanismi di votazione da parte del pubblico, che investito di questo ruolo, mette poi in atto dinamiche ulteriori, facendo il tifo per un concorrente, battibeccando con i sostenitori di altri cantanti, commentando i diversi look, e così via…

Xmp: Quindi per la televisione uno degli elementi decisivi per espandersi in rete mi sembra il live, la diretta

Francesca Comunello: Sì, ma anche, se pensiamo alle serie tv, l’attesa, di un nuovo episodio settimanale o ancor più di una nuova stagione. In questo caso i broadcaster devono essere bravi ad alimentare questa attesa, diffondendo indizi o altri elementi che suscitino attenzione nei confronti del programma anche in un periodo in cui non va (ancora) in onda e mettano in moto quei meccanismi di condivisione di cui abbiamo già detto. Tornando al discorso dei media tradizionali, direi che la radio si declina già da tempo su più piattaforme. È stata forse il primo medium la cui funzione è scissa da un supporto fisico specificamente connotato. Quindi è in certo senso espansa in se, più che nei suoi contenuti. Comunque tentativi di integrare radio e Social Network Site ci sono stati, ad esempio Twit and Shout, in cui di narrativo in senso stretto c’è però abbastanza poco.  Quanto invece alla letteratura il discorso è più complicato rispetto alla televisione, che nasce come prodotto pop, o quanto meno lo diventa subito dopo, ed è quindi molto attenta a difendere il copyright e molto meno a difendere l’aura intellettuale del prodotto. Il libro, se non passa attraverso un adattamento audiovisivo, mi sembra ancora un po’ più chiuso rispetto a queste dinamiche.

Xmp: C’è però qualche esempio inverso, di blog approdati all’editoria cartacea, penso ad esempio a quello di pornoromantica o di pulsatilla. Ovviamente qui non si parla di letteratura ma si tratta, comunque, di produzione libraria…

Francesca Comunello: Sì, però se rimaniamo alla figura dello scrittore, non mi sembra di percepire questa apertura alla narrazione espansa, già nel concepimento del libro. Lo stesso Harry Potter è tutto sommato passato attraverso la mediazione dei lungometraggi cinematografici. O ad esempio il Trono di Spade: era certamente un fenomeno di culto enorme, ma la vera, globale, esplosione presso il pubblico generalista l’ha avuta  solo con l’approdo sul piccolo schermo.

Xmp: Forse il book trailer è un altro strumento attraverso il quale si cerca di portare il libro su altri medium, anche se in questo caso la finalità è esclusivamente promozionale, senza alcuna espansione dei contenuti narrativi.

Francesca Comunello: Sì, ed infatti mi concentrerei su un altro elemento: il libro, almeno per come siamo abituati sin qui, richiede ancora di concentrarsi un minimo, di immergersi. A quel punto entro in un mondo immaginario in cui c’è spazio per le passeggiate inferenziali di cui parlavamo sopra, ma meno spazio per andare a scrivere ogni cinque minuti su Facebook o su Twitter, Inoltre quando leggo un libro, il ritmo, il passo della fruizione lo decido io…e non mi sembra molto sensato andare online su qualcosa di simile ad una Lostpedia per sapere come va a finire: è più naturale continuare a leggere. Quindi una variabile rilevante è quella dei tempi di fruizione…nel libro li gestisce il lettore in prima persona, per le serie tv è invece, in linea generale, il broadcaster a dettare i tempi e quindi, ad esempio, la fruizione espansa su altri canali riempie i vuoti tra un episodio e l’altro. Un romanzo, teoricamente, nessuno mi impedisce di leggerlo per due giorni consecutivi, dipende tutto da me, se non voglio non esiste intervallo.

Xmp: Ed invece il cinema, intenso nella sua accezione più tradizionale, di lungometraggi da proiettare in ampie sale buie?

Francesca Comunello: In questa accezione vale quanto detto per il libro. Mi muoverò su altre piattaforme, eventualmente, dopo aver visto il film che di solito pretende di essere un’esperienza immersiva, che basta a se stessa. Diciamo che rispetto al libro ed al cinema, la televisione è quasi strutturalmente orientata a consentire la dispersione dello spettatore, nelle faccende domestiche un tempo, sul second screen oggi…

Xmp: Mi sembra che tutta la tua riflessione sia concentrata sulla contemporaneità della fruizione del prodotto mediale e del Social Network Site per commentare, criticare, quello che si sta vedendo. Ci sono però molti esempi in cui i SNS sono stati legati a film, ma utilizzati in tempi antecedenti a quelli dell’uscita della pellicola. Penso a quanto avvenuto per l’Arg ideato per il lancio di A.I. – Intelligenza Artificiale, o ai profili su MySpace dei personaggi che poi sarebbero stati protagonisti di Cloverfield.

Francesca Comunello: Sì, ma erano appunto operazioni orientate al lancio di film, Per un libro operazioni che richiedano questo tipo di partecipazione attiva le immagino meno, In ogni caso la televisione, per i motivi che ho detto, mi sembra più adatta ad inserirsi in un flusso comunicativo che utilizzi i SNS live, nel corso della messa in onda. Per il cinema e per i libri i SNS possono accompagnare l’esperienza, ma prima o dopo, non contemporaneamente. Il cinema e i libri, in generale, tendono ancora ad essere prodotti autoconclusivi. Anche quando mi trovo davanti a saghe composte di svariati film o di svariati volumi, ogni episodio fornisce solitamente una conclusione che è più soddisfacente, lascia meno il vuoto di quella di una puntata di una serie tv.

Xmp: Esistono esempi italiani rilevanti di prodotti transmediali?

Francesca Comunello: Social King, era sicuramente un esempio in questo senso: mirava ad un target ben individuato ed integrava i SNS nella dinamica di gioco. Poi c’era Frammenti, su CurrentTv, che però immagino facesse numeri minimi. Avevano fatto qualcosa anche per il lancio di XY, libro di Veronesi, creando un ambiente online in cui fornivano degli indizi che spingevano a cooperare prima del lancio del libro, per avere l’accesso a contenuti che si sarebbero poi rivelati utili per comprendere meglio alcuni passaggi della storia…Non mi vengono in mente altri esempi. La domanda successiva è: il pubblico sarebbe pronto? Produrre franchise di questo tipo comporta dei budget molto elevati…Io penso che sia un problema di mercato, di professionalità in grado di scrivere questi prodotti, ma ancor più di budget.

social_king

Xmp: Però è anche vero che un prodotto come The Lizzy Bennet Diaries è stato finanziato (400.000 dollari) con una forma di crowdfunding ex-post – finalizzata alla realizzazione del Dvd ufficiali – dopo che tutti gli episodi della web-series erano già andati in onda, Quindi il problema del budget esiste ma ci sono anche nuovi strumenti per affrontarlo. E non posso credere che sia un problema di lingua. Se la RiotCinema, spagnola, è riuscita a realizzare El Cosmonauta in lingua inglese, anche noi possiamo sicuramente riuscirci. Non pensi che ci sia una visione ancora troppo tradizionale del mestiere di scrivere, della figura dell’autore?…del resto lo dicevi tu stessa descrivendo gli obiettivi della maggior parte degli iscritti al Cinemaster: ‘fare il regista, fare lo sceneggiatore, essere autore…’

Francesca Comunello: Sì, senza dubbio. Del resto da noi ancora funziona il mito dell’intellettuale vecchio stampo. Il fascino dell’autore, rinchiuso di notte in una stanza buia e fumosa, alla ricerca dell’ispirazione creativa, resiste ancora molto. Ma aggiungerei anche ragioni tecniche. Le serie italiane fanno quasi tutte schifo, parlo proprio dal punto di vista della realizzazione. Ed in molti casi questo vale anche per il cinema, magari perchè va di moda il film indipendente, sporco, pulcioso…E poi c’è sempre quel malcelato piacere del piangersi addosso…

Grazie ancora a Francesca Comunello per il tempo dedicato a CrossmediaPeppers.

A presto.
Cor.P

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