La tragedia del Vajont: ricordare è un dovere


Oggi ricorrono i cinquanta anni della tragedia del Vajont. Alla fine della seconda parte della sua intervista, riferendosi ai progetti Sandy Storyline e Land of Opportunity, Francesca Comunello sottolineava come i social network site agevolino «la messa in condivisione, tramite racconto autobiografico, di esperienze personali, in questo caso particolarmente traumatiche. Poterle raccontare è certamente uno degli elementi che consente di superare il dolore, indipendentemente dalla forma (scritta, orale, in presenza o a distanza) in cui questo racconto viene veicolato. […]. Più in generale, ma questo sarebbe un discorso lunghissimo, i SNS hanno un ruolo rilevante anche nella ricostruzione della memoria…».

Lo speciale che il Corriere delle Alpi ha dedicato al cinquantenario della tragedia del Vajont è un dolorosissimo, eppure splendido, esempio di narrazione condivisa…e di ricostruzione prima, e conservazione poi, della memoria collettiva.

vajont

Mi riferisco in particolare alla sezione dello speciale il cui obiettivo è costruire un Memoriale delle Vittime: ad ognuno dei 1910 caduti è dedicata una pagina, che riporta la data di nascita, l’età alla morte, la parentela con altre vittime e, quando disponibile, una foto. A chi abbia in qualche modo incrociato queste persone quando erano ancora in vita viene offerta la possibilità di lasciare il proprio ricordo. Chi ha deciso di farlo ha scritto parole (cliccate sulle immagini seguenti per ingrandirle, e leggerne alcune) che, nella loro struggente semplicità, restituiscono l’immenso impatto emotivo di quegli eventi più di quanto possa fare qualsiasi approfondimento giornalistico, e spiegano benissimo la necessità e l’utilità di una ricostruzione condivisa della memoria.

marina_pontone_vajont

sergio_fiorin_vajont

giuliana_cosma_vajont

lidia_serafini_vajont

Per me è stato impossibile leggere senza commuovermi. L’idea è quella di una quotidianità che, quando recisa di netto, lascia ferite irrimarginabili su chi rimane. Suggerisco anche la visione dei video in cui chi è sopravvissuto racconta quella notte del 9 ottobre 1963 e ricorda com’era Longarone prima di essere spazzata via dal fango.

Oltre che con i ricordi riferiti alle singole vittime del Vajont, i lettori possono contribuire con foto o con altre testimonianze scritte.

Il respiro del progetto è ovviamente, e fortunatamente, di lunga durata, ma oggi è il giorno giusto per dargli ancor più risalto. Riporto di seguito le parole con cui il progetto del Memoriale viene presentato sul sito ufficiale:

Il 9 ottobre 1963 metà di una montagna precipitò nel lago della grande diga del Vajont, al confine tra Veneto e Friuli. Un’enorme massa d’acqua superò la diga cancellando letteralmente tutti i paesi intorno a Longarone. Un evento che ha segnato la storia d’Italia, ma ancor più la storia delle popolazioni di quelle terre. A cinquant’anni di distanza, insieme a tutti voi, vogliamo ricordare le 1.910 persone che persero la vita. Ciascuna persona, una per una. Aiutateci. Questo “Memoriale Vajont”, […] nel cinquantesimo dell’olocausto, è innanzi tutto un omaggio perenne, sulla rete, alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie e a quella terra.

longarone_prima_del_vajont

Invito chiunque legga queste righe a visitare il sito del Memoriale. E se tra chi frequenta queste pagine, c’è qualcuno che può contribuire al racconto del Vajont, l’invito a farlo è ancor più forte…

A presto.

Cor.p

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