Xmp intervista Enrico Menduni (2)


enrico_menduni Eccoci alla seconda parte dell’intervista a Enrico Menduni, che al termine della prima parte aveva ridimensionato la capacità degli user generated content e più in generale dei contenuti grassroots di generare un effettiva svolta estetica rispetto al Novecento…

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Xmp: quindi anche se si parla di TV 2.0, di cinema interattivo, i cambiamenti non sono in realtà così sostanziali?

Enrico Menduni: I cambiamenti non sono ancora così radicali, nel senso che l’industria broadcast sta resistendo e magari sviluppa, come ha sempre fatto, delle strategie di cooptazione.

Xmp: Ma non è forse una battaglia di retroguardia?

Enrico Menduni: Direi di no, ed anzi bisogna prendere atto che l’esplosione degli user generated content nè per quantità nè per qualità ha generato modificazioni radicali del regime scopico. I broadcast dal canto loro si muovono in due direzioni. Da un lato cercano di entrare in rete. Pensiamo ad esempio alla Rai che tenta la strada della socialtv: durante Ballarò puoi interagire con gli autori, proporre domande, chattare sul sito del programma, commentando in diretta quello che avviene sul piccolo schermo. Indipendentemente dal fatto che queste operazioni siano riuscite o meno, che abbiano successo o meno, ci troviamo di fronte ad un tentativo dei canali pubblici di entrare in rete in maniera più attiva, con un qualcosa che non è broadcast, ma non è neanche user generated content. Ma potrei citare molte altre situazioni simili…repubblica.tv cos’è, user generated content? Direi di no, ma è anche qualcosa di molto diverso dal mainstream che abbiamo conosciuto fino a qualche tempo fa. Quindi, da un lato, i broadcast hanno capito che per rimanere in piedi devono mettere in cantiere, e diffondere, anche qualcosa che si muova nei territori del grassroots. Dall’altro lato hanno reagito – e qui mi riferisco tanto al cinema quanto alla televisione – rivendicando il predominio nei territori dell’altà qualità, dell’alta tecnologia, come il 3D, con il quale sembrano quasi voler dire ‘ok, fate i vostri giochini su youtube, ma le tecnologie per una visione enhanced ce l’abbiamo noi’.
Quindi rispetto ad un novecento plasmato da contenuti broadcast, quello in cui ci troviamo è un panorama mediale sicuramente differente, incontrovertibilmente pluralizzato rispetto al passato. Non è però l’ambiente che prefiguravamo nel 2006-2007.

Xmp: nella tue riflessioni ti concentri molto sulla titolarità dei contenuti diffusi, e cioè se essi provengano dal broadcast, siano invece user generated content, o se infine pur se su canali e con estetica ugc, siano in realtà realizzati e diffusi dal broadcast. Cosa ne pensi invece della definizione classica del transmedia storytelling, come storia raccontata saltando da un medium all’altro mentre la narrazione progredisce?

Enrico Menduni: Ti rispondo partendo da un elemento a monte. Fino a qualche tempo fa il computer e la tv si potevano ancora pensare come due entità separate. Questa distinzione sta perdendo rapidamente significato. Oggi, se io sono il produttore di una serie televisiva, e ne cedo i diritti ad un aggregatore di contenuti online, lo spettatore ha la possibilità di vedere quella serie nel momento che più gli aggrada, ma sempre sullo schermo televisivo. Il grande cambiamento delle smart tv è infatti proprio questo: un unico device nel quale per l’utente è fondamentalmente indifferente il fatto che il contenuto fruito sia veicolato tramite digitale terrestre, satellite o internet, esso stesso finalmente integrato nell’apparecchio televisivo, grazie allo sviluppo di app dedicate. Si può quindi ancora parlare di transmedialità, visto che il prodotto audiovisivo, pur  viaggiando lungo canali differenti, viene comunque fruito su un unico medium?.

Xmp: In questa ottica ‘transmediale’ è un termine destinato a rapida obsolescenza…

Enrico Menduni: Sì, ed è per questo che preferisco crossmediale. Naturalmente c’è la questione del secondo schermo e della mobilità. Diciamo che se uno ha un tablet può vedere una partita sul grande schermo, e su quello piccolo può consultare delle statistiche sul match, aggiornamenti su altre partite in corso in quel momento ed altro. Ma, mi ripeto, il grande cambiamento in atto è che oggi si può navigare direttamente attraverso la televisione, e connettersi al web non significa più necessariamente passare dalla tv al pc,  al tablet o allo smartphone. Quindi anche le espansioni transmediali pensate per la rete e/o per il mobile, possono tranquillamente essere fruite sul grande schermo televisivo.

Xmp: La radio in questo contesto come si è adattata, come si è evoluta?

Enrico Menduni: Intanto diciamo che la radio è l’unico medium analogico, e tale rimarrà: non c’è nessuna convenienza nell’adattare al digitale le onde elettromagnetiche, perché non c’è nessuna possibilità di far pagare i contenuti radiofonici, circostanza che è stata invece il vero drive della televisione digitale. In altri termini bisognerebbe digitalizzare tutto, è la gente dovrebbe dotarsi di una radio digitale…in cambio di che cosa? Evidentemente non vale la pena. Tutto questo tra l’altro con numeri e bilanci da piccola industria. Per questo motivo la radio, nonostante gli annunci che ripetutamente si sentono non si digitalizza e persegue anzi la strada di rimanere molto elementare, in maniera da raccogliere tutta un’offerta in corrispondenza della quale non si riuscirebbe ad esigere un corrispettivo diretto.

dab-radio-digitale

Xmp: nel mutamento in atto i videogiochi, il loro ruolo centrale nella cultura popolare, ha avuto un ruolo importante?

Enrico Menduni: Da questo punto di vista quello mi interessa maggiormente è l’aspetto social dei videogiochi. Ovviamente non penso quindi a Super Mario, ma a MafiaWar o WorldofWarcraft, che sono dei mondi virtuali nei quali hai personaggio, un avatar, e competi o collabori con altri giocatori. Da questo punto di vista subentra il problema della fairness e dei fake: il fatto che si indossino delle maschere che possono anche essere molto distanti dal nostro essere reali, rende il passaggio alla realtà molto difficoltoso. Questo è uno dei motivi che rende ostico l’utilizzo di queste piattaforme come strumenti per una efficace commercializzazione di prodotti tangibili.

Xmp: esiste una via italiana al transmedia storytelling, esistono esempi interessanti in Italia?

Enrico Menduni: Non mi vengono in mente…ne esistono?

Xmp: Beh, Guglielmo Pescatore mi ha citato Romanzo Criminale e I Cesaroni. Ed ha aggiunto che secondo lui l’oggetto italiano più transmediale è la politica. Nella sua intervista Peppino Ortoleva ha invece citato lo sport, in particolare il calcio.

Enrico Menduni: Beh, per dirla alla romana, l’hanno buttata in caciara! Cioè se tu mi fai la domanda, io potrei risponderti che I Cesaroni hanno effettivamente prodotto, non so, due videogame, un giornale a fumetti, un sito di fandom…ma se io ti dico che la vera narrazione transmediale è lo spread, forse dico una cosa vera, ma la sto buttando comunque in caciara, perché non sto parlando di un’azione consapevole da parte di un gruppo che crea un contenuto e finisco per generalizzare un concetto che ha già, di per se, confini molto incerti.

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Grazie ancora ad Enrico Menduni per il tempo dedicato a CrossmediaPeppers.

A presto.

Cor.P

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