Vi segnalo: Storytelling V, the audience strikes back


Vi segnalo un recente intervento di Sean Stewart – fondatore e head writer della Fourth Wall Studios – al Cross Media Forum tenutosi a Londra l’ ottobre scorso.

Nel suo discorso Stewart si concentra sul ruolo attivo che il pubblico ha sempre più spesso nei formati narrativi contemporanei. Nella parte introduttiva – peraltro improntata ad un eccessivo determinismo tecnologico – individua cinque grandi fasi evolutive dello storytelling: la prima è quella del cantore, del poeta; la seconda fase è quella del teatro; la terza quella del libro; la quarta quella del film; la quinta, quella in cui stiamo vivendo, è quella del videogioco.  Proprio al successo del videogioco (‘the most powerful, democratic and sophisticated storytelling engine’) e dalla ormai diffusissima frequentazione quotidiana di strumenti elettronici dotati di monitor e di tasti, che in se stessi pressupongono la possibilità dell’utente di intervenire ed interagire con il contenuto veicolato dal device, Stewart fa discendere questo ruolo attivo del pubblico, mai prima sperimentato a questi livelli.

Il video è però interessante, e per questo ne suggerisco la visione, soprattutto nella seconda parte (dal sesto minuto in poi), in cui Stewart elenca alcune delle tecniche utilizzabili per coinvolgere attivamente il pubblico nel tessuto narrativo (la narrazione come sandbox a disposizione del pubblico; il pubblico coinvolto come attore nella narrazione; il pubblico che sceglie il proprio percorso nel tessuto narrativo; il pubblico che assembla pezzi dispersi dell’universo narrativo) descrivendone punti di forza e di debolezza. Ne esce un quadro che, pur in estrema sintesi, descrive bene come gli autori si trovino oggi ad affrontare una fase di negoziazione narrativa con il proprio pubblico che non ha precedenti.
Inoltre risulta evidente come alcune meccanismi, sulla carta particolarmente affascinanti, potrebbero non funzionare perchè:

a) la partecipazione attiva richiede tempo, e non è scontato che il pubblico ritenga ne valga la pena…è quindi molto più probabile che queste soluzioni generino un coinvolgimento concreto, e non si rivelino un (costoso) invito caduto nel vuoto, se legate a saghe già affermate;
b) la partecipazione attiva, se non attentamente calibrata, può distogliere il pubblico dalla narrazione, invece che aumentarne il coinvolgimento;
c) alcune elementi della narrazione devono rimanere territorio esclusivo dello staff autoriale. Renderli disponibili al pubblico minerebbe in se stesso l’impianto narrativo.
c) malgrado l’imperante retorica sull’engagement, un’ampia fetta del pubblico continua a desiderare prodotti di intrattenimento che coinvolgano nel senso più tradizionale del termine, si ‘limitino’ cioè ad essere piacevoli da guardare/ascoltare/leggere…

A presto.
Cor.P.

 

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