The Hunger Games: adattamento transmediale (2)


…Come detto alla fine del post precedente (dal quale, nel frattempo, sono passati 22 giorni…chiedo venia!), per la trasposizione cinematografica di The Hunger Games si può parlare di adattamento transmediale per il rilievo dei contenuti prodotti e diffusi a latere del lungometraggio, ed in particolare per quelli distribuiti online sui principali social network e su tre siti web ufficiali che hanno accompagnato l’uscita della pellicola: capitol.pn, capitoltour.pn e capitolcouture.pn (oltre a thehungergamesmovie, sito più classicamente legato al lancio del film e non ad una espansione transmediale dell’universo finzionale di Suzanne Collins)

Al primo dei tre siti, capitol.pn, si può accedere solo registrandosi come cittadino di Panem, dinamica che dal punto di vista narrativo è coerente con l’idea di uno stato-padrone che scheda tutti i propri cittadini. È molto significativo il fatto che l’iscrizione possa avvenire solo attraverso un proprio –  preesistente – account sui social network Twitter, Facebook, Google+, evidente tentativo di agganciare e sfruttare sin da subito il potenziale aggregativo dei social media.
Il processo di registrazione non si completa senza l’inserimento di una propria foto identificativa (ovviamente si è liberi di inserire immagini che non corrispondono alla propria reale identità).  Al termine della registrazione è possibile scaricare il proprio tesserino identificativo (o D.I.P., District Identification Pass) in diversi formati (per tablet, twitter, facebook…) e, volendo, ottenerne addirittura una copia fisica tramite CafePress, sito incaricato della vendita online del merchandising ufficiale dei Giochi.  Nel badge è riportato, tra le altre informazioni, il distretto di appartenenza, il lavoro assegnato e un codice identificativo univoco.
Io – dopo essermi iscritto – sono stato assegnato al distretto 1, con la qualifica professionale di pellicciaio.

L’idea di assegnare ognuno degli iscritti ad uno specifico distretto è molto interessante. L’obiettivo è quello di stimolare i fan a non focalizzare più la loro attenzione sulle sole vicende di Katniss, ma sul mondo di Panem nel suo insieme.  In questo senso il raggruppamento in distretti aiuta a creare un senso di cittadinanza, di appartenenza, più radicato rispetto ad una più generica e libera (e quindi meno aderente al regime totalitario immaginato dalla Collins) cittadinanza dello stato di Panem. L’essere parte di un gruppo più circoscritto e specifico, spinge da un lato a prendere parte alla vita della propria comunità in maniera più attiva e assidua (attraverso la pagina facebook che ha ogni distretto), dall’altro a valicarne i confini raccogliendo, per quanto possibile, informazioni sugli altri distretti. In sintesi il tentativo del marketing della Lionsgate è stato quello di utilizzare i social network per spostare la prospettiva dei fan di The Hunger Games: da sostenitori di Katniss a cittadini di Panem.

Così, in ognuna delle 12 pagine facebook dei distretti (123456789101112) –  come spiega Ann Marie Taepke nel post in cui analizza il lancio del film in un’ottica di social media marketing – vi sono tre figure fondamentali: «[…] a district mayor, recruiter and journalist. These individuals are fans and genuine enthusiasts of The Hunger Games who participated in elections, held earlier this year on the Facebook Wall and were chosen by ‘The Capitol’ to be administrators. The mayors act as leaders for the Districts, and are responsible for celebrating its citizens and relaying communication from the Capitol on Facebook. The recruiters help spread the word through the Districts primarily on Twitter and the journalists (who are established bloggers) receive ‘tips’ from citizens and periodically write about Hunger Games news.»

Qualche numero può essere utile per comprendere quanto lo staff marketing della Lionsgate – 21 persone, guidate da Tim Palen, con un budget di 45 milioni di dollari – abbia fatto leva sui social media. La pagina facebook ufficiale ha, ad oggi, 6.734.270 fan, mentre quella di Capitol.pn ne conta 164.012. Quanto invece ai singoli distretti, si va da un minimo di 57.657 fan per il distretto 10 ad un massimo di 163.467 per il distretto 12.  In totale 7.764.247 fan su facebook, ai quali vanno aggiunti 674.709 followers su Twitter (587.504 per il profilo TheHungerGames e 86.805 per TheCapitol). Questo considerando esclusivamente alcuni dei profili ufficiali sui due principali social network…

Tornando a capitol.pn, il sito svolge in un certo senso la funzione di portale – o di Citizen information terminalper i contenuti online legati al franchise. Vi sono riportati i nomi dei mayors e dei recruiters dei singoli distretti, cliccando sui quali si viene collegati alle pagine dei loro profili Twitter;  statistiche sui distretti più attivi (in termini di discussion rate sui social network) e con più cittadini; link alle pagine facebook dei singoli distretti, a capitol.tv (il canale youtube del franchise) e capitolcouture.

Quest’ultimo, sviluppato sulla piattaforma Tumblr, è essenzialmente un magazine online dedicato a tutto ciò che fa stile a Capitol City, con interviste a personaggi del franchise, brevi fashion guide, veri stilisti che propongono la loro lettura del Capitol look o i cui capi sono consigliati ai cittadini di Panem (Jean Paul Gautier, John Galliano, Thierry Mugler, Alexander McQueen…) e concorsi (Look your best night) per vincere biglietti di ingresso a proiezioni in anteprima del film o gift card da 2.000 dollari (il District style challenge) .

Quanto invece al sito capitoltour.pn, consente di effettuare una visita virtuale, in realtà piuttosto limitata e scarsamente interattiva, di alcune aree di Capitol City: il welcome center, la control room, l’avenue of the tribute e il memorabilia center.

Anche in questo sito, come in capitolcouture, si può accedere solo dopo essersi registrati come cittadini di Panem.

Tornando ai social media, oltre alle pagine facebook dei singoli distretti ed ai profili twitter dei loro mayor, recruiter e journalist, sono stati utilizzati anche in altre operazioni, in cui la componente dell’engagement cede il passo a finalità più immediatamente promozionali. Così, ad esempio, il 15 dicembre 2011  (100 giorni prima del lancio del film), sono state sparse per 100 diversi siti altrettante tessere di un puzzle che, una volta ricomposto, avrebbe rappresentato il poster ufficiale del film. I fan avrebbero dovuto cercare le diverse tessere utilizzando l’hashtag #hungergames100 su Twitter e, una volta ricomposto il puzzle, postarlo su Facebook e taggarlo con i riferimenti della pagina facebook ufficiale del film. Il concorso non prevedeva ricompense, se non quella di vedere il proprio nome (riuscendo per primi a ricomporre il puzzle) campeggiare nella pagina facebook ufficiale del franchise, sotto il poster. TheHungerGames salì in pochi minuti tra gli hashtag più rilevanti del giorno.

In una logica di countdown, ad accrescere ulteriormente la febbre per l’uscita del film, a 24 giorni dalla prima venne lanciato un altro concorso, l’Advanced Screening Program.  I fan residenti negli Stati Uniti potevano sbloccare delle anteprime del lungometraggio (da tenersi il 21 marzo 2012, 2 giorni in anticipo rispetto alla prima ufficiale) nelle città loro più vicine fra le 24 selezionate per il concorso. Per farlo avrebbero dovuto twittare ‘#hungergames24’ seguito dalla sigla della città scelta (così, ad esempio, ‘#hungergames24DC’ per Washington, o ‘#hungergames24CHA’ per Charlotte). Ogni giorno, per i 6 giorni successivi all’inizio del concorso (avvenuto il 29 febbraio 2012), le città con più tweet avrebbero avuto la precedenza nel veder sbloccata l’anteprima, con l’apertura della vendita dei biglietti e con 24 ingressi gratuiti per due persone messi in palio tra i partecipanti.

I siti web, le pagine facebook, i profili twitter sui social network e i concorsi che hanno accompagnato i fan nei mesi e nelle settimane precedenti l’uscita del film, hanno continuato a svolgere un ruolo rilevante anche nei mesi successivi alla prima (ne sono trascorsi più di 4). Su questo mi soffermerò però nella terza e ultima parte, che spero di postare in tempi brevi…o almeno inferiori a quelli trascorsi tra la prima parte e questa seconda!

A presto

Cor.P

The Hunger Games: adattamento transmediale (1)


In The Hunger Games, romanzo pubblicato nel 2008, Suzanne Collins immagina un futuro prossimo in cui nello stato di Panem, dispoticamente amministrato dal governo insediato a Capitol City, si svolgano ogni anno gli Hunger Games: 24 adolescenti (i cosiddetti tributi) selezionati per estrazione casuale – un maschio ed una femmina – da ciascuno dei dodici distretti periferici che circondano la capitale, dopo un breve periodo di addestramento vengono mandati nell’Arena, nella quale dovranno combattere l’uno contro l’altro. Vincerà l’unico  sopravvissuto, in una battaglia in cui quindi – ovviamente – la posta in gioco è la vita. Per il solo che riuscirà a conservarla ci saranno invece la fama e la ricchezza.

L’origine dei Giochi va fatta risalire alla ribellione che, anni addietro (quella descritta nel romanzo è la settantaquattresima edizione dei giochi) i distretti ebbero nei confronti del regime costituito. La ribellione allora venne violentemente repressa ma – ad imperituro monito e periodica, ripetuta, espiazione – da allora vengono annualmente indetti i Giochi, a tenere ben presente nella memoria dei cittadini il destino che attende chi intendesse tornare a ribellarsi.

Protagonisti del primo volume sono Katniss Everdeen, che si è offerta volontaria  per gli Hunger Games al posto della sorella PrimRose, e Peeta Mellark. Provengono entrambi dal distretto 12 e si conoscono sin dall’infazia, quando Peeta aiutò Katniss dandole del pane, in un periodo in cui per la sua famiglia era impossibile sfamarla (per chi volesse maggiori dettagli sulla storia, rimando a questa serie di video dedicati ai singoli capitoli del libro)…

Gli echi sono molteplici, da 1984 per l’idea di un regime totalitario che nel futuro prossimo vigili in maniera capillare su ogni aspetto della nostra esistenza, a l’Implacabile, RollerBall,  e ancor più direttamente, Battle Royale per l’idea di una exploitative reality television in cui i partecipanti mettono/sono costretti a mettere in gioco la propria vita, per il piacere del pubblico.

Da questo primo libro della trilogia di Suzanne Collins è stato tratto un adattamento filmico, dal titolo omonimo, uscito nelle sale statunitensi il 23 marzo 2012, ed in Italia il successivo primo maggio.

La pellicola è essenzialmente, come appena detto, una trasposizione dal medium cartaceo a quello cinematografico della stessa storia. Rispetto quindi alle definizioni che ho dato nei primi post di questo blog, non siamo dalle parti del transmedia storytelling perchè, nel passaggio dalla carta alla pellicola, non si rilevano avanzamenti o approfondimenti narrativi. La lettura del solo libro, o la sola visione del film, consente al lettore/spettatore di avere una visione complessiva dell’arco narrativo. In altri termini la fruizione monomediale (libraria o cinematografica) è sufficiente per avere un quadro complessivo della storia di The Hunger Games.

In un post del settembre 2010 avevo introdotto il concetto di adattamento crossmediale, descrivendo brevemente le trasposizioni, cinematografica e teatrale, di Gomorra di Roberto Saviano. Queste trasposizioni, in termini di approfondimento e/o avanzamento del flusso narrativo, non hanno aggiunto nulla all’universo finzionale di Gomorra e conseguentemente non ne rappresentano un’espansione crossmediale, ma un adattamento… La peculiare circostanza che ognuno dei due adattamenti rilegga linee narrative diverse dell’opera di Saviano implica però che la trasposizione cinematografica sia complementare, e in qualche modo espanda, quella teatrale, e viceversa…in questo senso ciascun adattamento rappresenta un’espansione crossmediale dell’altro. In questa ottica acquisisce quindi senso parlare di adattamento transmediale: viene ri-raccontata la stessa storia, ma segmentandola su due o più piattaforme mediali, distinte e complementari.

Anche per il passaggio di The Hunger Games dalle pagine alla pellicola si può parlare di adattamento transmediale, seppure lungo direttrici diverse. In questo caso infatti, tutta la storia del libro è riprodotta, con inevitabili snellimenti, nel film per il grande schermo. La transmedialità deriva dal fatto che l’uscita del lungometraggio è stata preceduta ed accompagnata da una serie di prodotti e di contenuti – 2 videogame, svariati siti web e profili sui principali social network – che offrono al pubblico ed ai fan dei libri della Collins la possibilità di esplorare l’universo finzionale di Hunger Games, e di sentirsene parte, in maniera inedita rispetto a quanto sperimentato con il libro.

I videogiochi, come prevedibile, consentono  di vivere le vicende dei personaggi con una interattività che il libro non può offrire. The Hunger Games. Girls on Fire è un teaser game gratuito per iOS. Side-scroller con una grafica volutamente vintage, il gioco non fornisce particolari sorprese sia come gameplay che come trama (nella sua efficace recensione Francesco Destri lo definisce ‘materia videoludica risicata, inutile ed evanescente’). Il giocatore veste i panni di Katniss che, fuggita dal suo distretto, deve difendersi da api giganti e altri nemici, in una corsa senza fine.  The Hunger Games Adventures è invece un casual social game per la piattaforma facebook. Anche in questo caso la critica videoludica non ha fornito recensioni particolarmente positive. Del resto, come ben sintetizza James Moledina, il livello qualitativo dei tie-ins videogame è spesso segnato dal fatto che «…they tipically get the green light way to late in the process and suffer as a result […]. The movie industry tipically views these tie ins as another marketing device rather than a valuable stand alone product». The Hunger Games Adventures ha però almeno il merito di fornire per la prima volta una mappa ufficiale di Panem e di contribuire quindi alla costruzione fisica dell’universo finzionale in cui si svolgono le vicende di Katniss, Peeta e degli altri personaggi.

Ma se per il film tratto dal libro di Suzanne Collins si può parlare di adattamento transmediale è principalmente per i contenuti diffusi su tre siti web che hanno accompagnato l’uscita della pellicola (capitol.pncapitoltour.pn e capitolcouture.pn) e per l’utilizzo delle principali piattaforme social,  su cui mi soffermerò nella seconda parte…

A presto

Cor.P

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