XmP intervista Axel Fiacco (Endemol)


Axel Fiacco, autore televisivo, è oggi responsabile dell’area game di Endemol Italia, dopo precedenti esperienze in Mediaset e Mtv Italia. Sull”analisi e lo sviluppo crossmediale dei format televisivi e sulla teoria e tecnica dei game show, tiene corsi e seminari in numerosi atenei italiani.  Tra le sue pubblicazioni,  Capire i Format. Che cosa sono, come funzionano, come si progettano (Editori Riuniti, 2007). L’ho intervistato per CrossmediaPeppers principalmente con riferimento al programma BlackBox –  del quale ho già parlato in passato – uno dei primi esempi di crossmedialità applicata al format televisivo, del cui team creativo Axel ha fatto parte…

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XMP: Ciao Axel, prima di tutto grazie per la disponibilità. Vengo subito all’argomento per cui ho voluto intervistarti. Su CrossmediaPepper ho citato Blackbox come uno dei primi esempi italiani di Transmedia Storytelling…uno dei primi e, a 3 anni di distanza, ancora uno dei pochi. In questo senso un’operazione pionieristica. Ti chiedo subito  qualcosa su quella che considero la sua caratteristica peculiare: in ogni puntata il passaggio dalla tv al web era obbligato, per chi avesse voluto conoscere il finale della storia, è così?

Axel: Sì

XMP: Questo è stato un punto di forza o di debolezza del programma?

AXEL: Purtroppo è stato un elemento di debolezza…io sono felicissimo di aver fatto questo format, che ha anche avuto visibilità internazionale ed è un esperimento che andava fatto. Purtroppo i dati disponibili dimostrano che è stato un elemento di debolezza. Il format è andato meglio sia in televisione, ma anche sul web, quando le due parti erano sulla stessa piattaforma. Cioè quando in televisione c’era anche il finale e quando sul web c’era non solo il finale, ma anche tutta la parte che lo precedeva.

XMP: Quindi rinunciando alla componente transmediale del progetto

AXEL: Si, perdendo la transmedialità

XMP: Che era l’idea forte del format

AXEL:  Che era l’idea forte…il problema, quello che c’ha insegnato questa esperienza, che è servita davvero molto, è che la transmedialità non può essere pilotata, cioè tu non puoi dire al telespettatore quando fare il cambio, deve essere facoltativo. A me piace la transmedialità, e Blackbox era nato sull’idea che è ormai un dato di fatto che i ragazzi hanno la televisione in camera, e il computer, oltre allo smartphone a portata di mano. Quindi spostarsi da una piattaforma all’altra non è che sia particolarmente complicato…non serve neanche andare in un’altra stanza. A livello teorico funzionava, e anche pratico, ma i ragazzi c’hanno detto ‘sì però attenzione, ci voglio andare quando ci voglio andare io, non quando me lo dici tu’. Quindi il punto di debolezza è stato proprio il cercare di pilotare, di dare dei tempi, delle regole, di imbrigliare questa transmedialità che invece deve essere vissuta come libera. Deve darmi delle libertà in più,  non regole in più.

XMP: Blackbox è andato in onda nel 2008 su Mtv. Veniamo al presente. Oggi tu sei responsabile dell’area Game di Endemol Italia. Secondo te l’elemento social, le dinamiche dell’intelligenza collettiva possono essere calate dentro il game show?

AXEL: Se rispettano le macroregole di tutti i game show, sì. Voglio dire non esiste game show di successo che non abbia una fortissima giocabilità o che non permetta una forte identificazione, un (ri)giocare in prima persona, seppur, per così dire, indirettamente. Ci vuole sempre una sfida interessante e una forte capacità di coinvolgimento. Se rimangono almeno questi due capisaldi sì. Il Game è bello perché può inglobare tutto, è un mondo, quindi anche il social può andare benissimo, a condizione di non mettere da parte questi due capisaldi.

XMP: In futuro vedi altre opportunità di sperimentazioni transmediali legate al mondo del gameshow, magari partendo da una dorsale principale che rimanga sulla piattaforma televisiva?

AXEL: Mah, è stata una curva. Sei o sette anni fa la componente crossmediale oppure la giocabilità interattiva sembravano elementi irrinunciabili, a cui pareva darsi più peso che alla forza in se del meccanismo di gioco. Potrei farti molti esempi, ora mi viene in mente The Truth about Marika, un participative drama svedese, ma rimane il fatto che oggi il crossmediale è tornato ad essere una cosa in più. Si è ritornati ad uno specifico televisivo, in generale e sui game in particolare. Cioè posto che il gioco televisivo deve essere fatto il meglio possibile per la televisione, cerchiamo poi di declinare l’esperienza anche su altri mezzi, rendendola più completa, più interessante  e più ricca possibile.

XMP: Forse, fondamentalmente, rimane vero che lo spettatore televisivo si approccia al piccolo schermo rimanendo su aspettative di un ruolo piuttosto passivo, in cui l’interattività o l’azione richiesta da sviluppi/espansioni crossmediali possono non essere particolarmente (e/o diffusamente) apprezzate?

AXEL: Esatto, e probabilmente questo è ancora il punto di forza della televisione. In definitiva quando la televisione ha fatto internet, anche con gli user generated content, ha sempre fallito. I due mezzi stanno bene insieme perché ognuno ha delle cose che non può fare l’altro. Internet fondamentalmente è comunicazione, la televisione è contenuto. Quando metti insieme le due cose…voglio dire se con uno cerchi di prendere lo specifico dell’altro, perdi.

XMP: Semplificando al massimo…se metti Youtube in televisione arrivi comunque dopo…

AXEL: Esatto, arrivi dopo. Ci sono aziende di telefonia mobile che hanno fatto investimenti di assoluto rilievo per mettere fiction sul mobile. Ma sono soldi investiti male, non può funzionare. Voglio dire…ogni mezzo deve fare il proprio mestiere…

XMP: Rimangono delle specificità…

AXEL:…che vanno capite e rispettate, altrimenti non funziona…

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A presto

Cor.P

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