nXm: i caratteri ricorrenti (5) – fornire ruoli ed obiettivi diversificati al proprio pubblico


Rieccoci dopo una lunga pausa festiva…Buon 2011 a tutti, mi auguro che il Natale e l’inizio del nuovo anno siano trascorsi al meglio.

Riprendo il filo dell’approfondimento dei caratteri ricorrenti della nXm. Siamo giunti al quarto di quelli elencati nel post del 25 ottobre scorso:

Un testo crossmediale, nel suo disperdere informazioni su più canali, fornisce un set di ruoli ed obiettivi possibili al proprio pubblico: ogni spettatore può scegliersi un ruolo stanziale (decidendo quindi di non inseguire la narrazione da un medium all’altro) o un ruolo da esploratore,  con tutte le gradazioni intermedie che possono esserci fra questi due approcci, tra loro antitetici.

…Come ho più volte accennato, le modalità fruitive dei contenuti veicolati dai media sono sempre più orientate, con gradazioni ed intensità diverse, ad accrescere il potenziale di coinvolgimento attivo del pubblico.

Del resto l’evoluzione in questa direzione precede di molto la diffusione del web e degli altri media digitali. Tra i molti esempi possibili, mi limito a quello della radio, che già alla fine degli anni sessanta – in una trasmissione come Chiamate Roma 3131 – permetteva al pubblico d’interagire direttamente con i conduttori, attraverso il telefono.

Gli stessi reality show, primo fra tutti il Grande Fratello, sono in un certo senso la conseguenza estrema, in ambito televisivo, di questa tendenza a amplificare gli spazi di partecipazione diretta del pubblico, che nel caso dei reality diventa esso stesso il cuore dello spettacolo.

Ciò premesso, rimane indiscutibile che la nXm, quanto a  forme di fruizione  partecipativa offerte alla propria audience, manifesti caratteristiche assolutamente peculiari, sia in termini di articolazione che di intensità/profondità.

In primis i diversi ruoli, più o meno attivi, che il fruitore di un franchise crossmediale può ricoprire, derivano essenzialmente dai diversi gradi di coinvolgimento con i quali può decidere di immergersi nel flusso narrativo. In questo senso la distinzione fondamentale è tra chi fruisce della storia su un solo medium, e chi invece decide di seguirne il dipanarsi nei diversi canali mediali. Questa distinzione consente di ipotizzare, per un franchise crossmediale, tre diverse tipologie di  spettatore:

–   Lo spettatore monotestuale: di questo tipo sarà il giocatore del videogame Prince of Persia, che decide di non andare al cinema a vederne la trasposizione in celluloide, o il lettore del primo libro della trilogia di Stieg Larsson, che non legge i volumi successivi, e men che meno si interessa alle trasposizioni su altri media;

–   Lo spettatore monomediale: Ad esempio l’appassionato di 24, che vede tutti gli episodi televisivi, senza però interessarsi ai mobisodes, ai videogiochi; o ancora, il fan di Star Wars, che confina la sua passione ai lungometraggi cinematografici, senza lasciarsi coinvolgere dai libri, i videogames, le serie Tv, i fumetti della saga di George Lucas;

–   Lo spettatore crossmediale: È il fan tendenzialmente onnivoro, che cerca di inseguire il franchise sui diversi media, per acquisire una conoscenza più vasta possibile dell’universo finzionale[1], fino a farsi egli stesso promotore e diffusore attivo di informazioni sul franchise fondando, solitamente insieme ad altri fan, siti, blog, forum dedicati, o realizzandone espansioni apocrife (fanfiction).

Questa classificazione ha il merito di tenere realisticamente conto del fatto che non tutti coloro che vengono a contatto con un segmento narrativo del franchise crossmediale, sono disposti a seguirne le diramazioni distribuite su altri media.  Del resto gli spettatori monotestuali non seguiranno neppure tutti i segmenti distribuiti sul medesimo medium attraverso il quale sono originariamente entrati in contatto con la storia. Quella riportata è quindi una classificazione coerente con una delle caratteristiche più auspicabili  della narrazione transmediale, e cioè la scelta facoltativa, lasciata allo spettatore, di migrare o meno da un medium all’altro per seguire il franchise. Tale libertà è possibile solo grazie alla costruzione di una macchina narrativa in cui ogni singolo modulo del franchise garantisca una esperienza di intrattenimento soddisfacente, anche se fruito in maniera isolata rispetto al resto dell’universo finzionale.

Nella figura che segue  sintetizzo graficamente la classificazione appena descritta. Le diverse tipologie di spettatore si caratterizzeranno per una diversa conoscenza, per una diversa esplorazione dell’universo finzionale. Quindi, ovviamente, gli spettatori crossmediali saranno più prossimi ai confini dell’universo, rispetto a quelli monotestuali, che invece ne conosceranno una porzione di molto inferiore. Le freccie tratteggiate rappresentano sia la possibilità che lo spettatore monotestuale evolva nelle altre due tipologie di spettatore, sia il progressivo ampliamento dell’esplorazione dell’universo che ne consegue.

In termini più generici, le due tipologie estreme della classificazione, non sono altro che lo spettatore occasionale (spettatore monotestuale), ed il fan accanito (spettatore crossmediale), cioè da un lato quello spettatore che viene occasionalmente in contatto con il franchise, e dall’altro il fan così appassionato da risultare onnivoro, alla continua ricerca di nuovi contenuti del franchise, del quale aspira ad acquisire una conoscenza il più possibile enciclopedica.

È chiaro che per offrire un’esperienza di intrattenimento soddisfacente sia allo spettatore occasionale, sia al fan accanito, l’universo finzionale di un franchise crossmediale, deve essere fruibile a diversi livelli di approfondimento, in un’ottica di progressiva stratificazione della complessità dei contenuti. Ed è in questa stratificazione che sarà possibile offrire al pubblico quella diversità di ruoli ed obiettivi che è fondamentale per il più ampio successo del franchise. Il fan accanito si aspetta un universo narrativo complesso, particolarmente articolato, che soddisfi la voglia d’esplorazione. Lo spettatore occasionale invece vuole una storia più immediata, di rapida presa e agevole comprensione. Il fan accanito si ritiene soddisfatto nel ricavare, dalle sue migrazioni crossmediali, un piccolo, ma esclusivo, elemento di informazione in più, mentre il fan occasionale, vuole ottenere una ricompensa maggiore per lo sforzo compiuto nel seguire la narrazione in un altro canale distributivo.

Su questi aspetti tornerò successivamente ma non posso concludere questo post senza accennare al fatto che per quanto detto sin qui, la capacità fondamentale dei creativi sarà sempre più quella di trovare un sottile e preziosissimo equilibrio tra la ricompensa da riconoscere, in termini di informazioni aggiuntive ed esclusive, a chi insegue le migrazioni crossmediali del racconto, e la necessità di non abbandonare, non spiazzare lo spettatore monomediale, ne rinunciare, anche in un fase avanzata del ciclo di vita del franchise, ad attirare l’attenzione di nuovi spettatori.

A presto.

Cor.P


[1] Per questa classificazione degli spettatori di un franchise crossmediale cfr.: Scolari C.A., Transmedia Storytelling: Impliciti Consumers, Narrative Worlds and Branding in Contemporary Media Production, in International Journal of Communication, n.3, 2009, pag. 597.

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