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	<description>La narrazione crossmediale</description>
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		<title>CrossmediaPeppers</title>
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		<title>Xmp intervista Milly Buonanno (2)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 08:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci alla seconda parte dell’intervista a Milly Buonanno che, al termine della prima parte, ha espresso l’ipotesi che il forte rilievo della componente ludica nei franchise transmediali possa generare spinte disgregatrici di quel legame sociale che il tradizionale consumo mainstream di narrazione contribuisce invece a creare&#8230;Buona lettura! &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; Xmp:… Transmedia storytelling…al di là delle riflessioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2116&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/02/milly_buonanno.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2126" title="milly_buonanno" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/02/milly_buonanno.jpg?w=76&#038;h=108" alt="" width="76" height="108" /></a>Eccoci alla seconda parte dell’intervista a Milly Buonanno che, al termine della <a href="crossmediapeppers.wordpress.com/2012/02/07/xmp-intervista-milly-buonanno-1/" target="_blank">prima parte</a>, ha espresso l’ipotesi che il forte rilievo della componente ludica nei franchise transmediali possa generare spinte disgregatrici di quel legame sociale che il tradizionale consumo mainstream di narrazione contribuisce invece a creare&#8230;Buona lettura!<br />
</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>Xmp</em>:… Transmedia storytelling…al di là delle riflessioni sulla ludicizzazione della narrazione, sugli obiettivi economici che spesso spingono alla sua adozione, pensa possa anche – semplicemente – essere la risposta ad una esigenza espressiva?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: certo! Però…può sembrare non c’entri niente, ma proprio nei giorni scorsi sentivo alla radio una dichiarazione di Riccardo Muti che diceva ‘lasciate perdere i musicologi, la musica non deve essere capita, non va analizzata, alla musica bisogna abbandonarsi’. Ecco io trovo che il piacere della narrativa sia un’esperienza straordinaria…e qui non c’è l’abbandonarsi. Comprendo bene che è anche importante che ci sia questa sollecitazione ad un intervento, ad una partecipazione, ma quello che mi domando è se questo lascia tempo anche per il piacere, per la disposizione all’abbandono, che non è soltanto una grande soddisfazione, una splendida esperienza emotiva ed intellettuale, ma è anche una forma di rispetto, se si vuole, nei confronti della creatività altrui. Il fatto che oggi si solleciti così tanto l’intervento individuale all’interno di piccoli o grandi mondi narrativi costruiti da altri, mi lascia pensare ad una direzione del consumo e della produzione tendenzialmente egotica…</p>
<p><em>Xmp</em>: si rischia forse di stimolare una bulimia nello spettatore? Gli si offre un menù narrativo sconfinato, che però non lo lascia mai completamente sazio, ma anzi, ancora un po’ affamato, sempre a volerne un po’ di più…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: no, non credo che sia questo, o meglio, forse si coltiva una bulimia, che però è una bulimia molto settorializzata e specializzata. Il punto è che io non penso che coloro che fruiscano in maniera onnivora, transmediale di questi franchise, siano l’equivalente dei grandi lettori. I grandi lettori sono coloro che leggono non soltanto in maniera immersiva, ma che leggono molte cose. Questo tipo di impegno, di engagement – e stiamo parlando dei fan soprattutto – è un tipo di impegno molto esclusivo e molto prescrittivo, assorbe, concentra. Occupa così tanto tempo che non c’è modo di seguire altro. Io li vedo un po’ come universi narrativi concentrazionarii, e del resto è quello che si osserva: quelli che hanno seguito <em>Lost</em> in questo modo così appassionato, hanno visto poco altro. Voglio però essere chiara sul fatto che la mia polemica non è nei confronti di chi produce questi franchise e di chi ci fa marketing, facendo semplicemente il proprio mestiere, come pure non lo è nei confronti dei giovani che da questi prodotti sono attratti; è nei confronti degli studiosi – e dell’opinione pubblica intellettuale in generale &#8211; che esaltano questi fenomeni, che sono certamente interessanti e che hanno diritto alla nostra attenzione, ma non hanno diritto ad una esaltazione acritica, che non prenda in considerazione le conseguenze di carattere culturale e sociale di queste nuove modalità narrative.</p>
<p><em>Xmp</em>: Venendo più specificamente ai meccanismi narrativi adottati in questi franchise, al di là del discorso dell’immersività, io trovo molto interessante come la costruzione di universi narrativi dispersi su più piattaforme mediali possa contribuire in maniera significativa ad incrementare il senso di realtà del mondo finzionale che si offre al pubblico…Ad esempio <em>Cloverfield</em>, un film che definirei un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8trsDPpAI5E" target="_blank"><em>Godzilla</em></a> post <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2010/09/02/blair-witch-project/" target="_blank"><em>Blair Witch Project</em></a>, è stato preceduto da tutta una serie di siti, blog, pagine myspace, in cui il pubblico poteva interagire direttamente con quelli che si sarebbero di lì a poco scoperti essere i protagonisti del film, in un dialogo paritetico, sullo stesso piano di esistenza. Mi sembra piuttosto affascinante…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: sì, è certamente un elemento di fascino del tutto comprensibile, d’altro canto però i grandi lettori hanno sempre dialogato con i personaggi di una storia.</p>
<p><em>Xmp</em>:…ma tutto avveniva solo nell’immaginazione del lettore, in quelle passeggiate inferenziali di cui parla Eco nel suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lector_in_fabula" target="_blank"><em>Lector in Fabula</em></a>…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: …sì, nei boschi narrativi abbiamo sempre passeggiato, mentre adesso, per certi aspetti, è come se ci fosse bisogno di una maggiore materializzazione rispetto ai dialoghi e alle relazioni sempre immaginarie che nel passato ognuno di noi ha intrattenuto con i propri personaggi letterari più amati. Ma il contesto rimane comunque fortemente mediato ed irreale.</p>
<p><em>Xmp</em>: secondo lei esiste una via italiana al transmedia storytelling?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: …non saprei, ritengo che nelle sue forme più compiute e di maggiore successo, il transmedia storytelling richieda degli investimenti piuttosto ingenti. Detto questo non so se esistano delle specificità, delle caratteristiche tipicamente italiane nel realizzare franchise transmediali. Per ora non vedo grandi prospettive, mi sembra che da noi ci siano parecchie difficoltà anche nel produrre storie lineari…se guardo al panorama di questi anni della fiction italiana quello che manca è proprio la capacità di differenziazione, dei generi, delle storie, dei personaggi. In Italia c’è già difficoltà a fare delle storie semplici, mentre quelle sviluppate lungo percorsi transmediali sono decisamente delle storie complesse, c’è molta di quella complessità della struttura narrativa di cui parla <a href="http://justtv.wordpress.com/" target="_blank">Jason Mittell</a>. Mi sembra però che nel transmedia storytelling il baricentro delle componenti di una narrazione, e della sua complessità, si sposti fortemente sulle componenti formali. È indiscutibile che questo possa essere considerato uno degli elementi della complessità narrativa, ma uno, non il solo elemento. C’è anche la complessità nella costruzione psicologica dei personaggi, la complessità della trama, la complessità emotiva. Mi pare invece che si stia correndo il rischio di confondere per complessità quella che spesso è solo una formale, macchinosa, manieristica complicazione.</p>
<p><em>Xmp</em>: …in qualche modo questa macchinosa complicazione si lega all’approccio creazionistico che molti autori oggi manifestano nei confronti delle loro storie? L’esempio del pianeta <em>Pandora</em> di <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2010/12/11/avatar/" target="_blank"><em>Avatar</em></a> è il più ovvio, ma lo stesso <em>Lost</em>, pur essendo per grandissima parte ambientato in uno spazio molto delimitato, risulta poi espandibile in maniera pressoché infinita. Il <a href="crossmediapeppers.wordpress.com/2010/10/30/nxm-i-caratteri-ricorrenti-2-storytelling-environment/" target="_blank"><em>worldbuilding storytelling</em></a>, questo far sorgere la storia dall’ambiente stesso in cui la si situa, ci porta di nuovo al sempre maggiore rilievo che i videogame occupano nella cultura popolare…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: certo, concordo…ma se posso dire una cosa, forse ereticale, io penso che di <em>Avatar</em> fra qualche decennio, o forse anche prima, si dirà quello che Fantozzi ha avuto il coraggio di dire per la <a href="http://www.cinekolossal.com/1/corazzata/" target="_blank"><em>Corrazzata Potemkin</em></a>!</p>
<p style="padding-left:30px;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/02/16/xmp-intervista-milly-buonanno-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Ib_qqj6Pc2Q/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em>Xmp</em>:…Sicuramente la storia è in gran parte già sentita, da <em>Balla coi Lupi</em> in poi. Senta secondo lei ci sono degli elementi di genderizzazione nell’appeal e nella fruizione di questi franchise transmediali?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>:..preferisco non dirlo sulla base di congetture o speculazioni personali. Comunque leggevo proprio ieri un paper su questo argomento sulla rivista <a href="http://tvn.sagepub.com/" target="_blank"><em>Television &amp; New Media</em></a>, e sembra che i primi studi stiano rilevando una certa genderizzazione maschile di questi prodotti. Io non penso che le tecnologie ed il genere femminile debbano necessariamente essere visti come mondi difficilmente conciliabili, però in effetti ho l’impressione che ci sia uno spostamento verso il maschile, ma il tutto dipende anche dal genere narrativo prescelto, naturalmente.</p>
<p><em>Xmp</em>: a me sembra che l’area di ricerca dei transmedia studies &#8211; forse perché ancora, per così dire, in fase adolescenziale – sia affetta da una sostanziale mancanza di chiarezza terminologica: transmedia, cross media, intermedia. Lei cosa ne pensa?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>:, sì, concordo decisamente, c’è poca chiarezza sotto il cielo del lessico concettuale di queste materie. E poi c’è una rincorsa a creare una propria etichetta, una propria terminologia, sperando sia quella che attecchisca ed abbia maggiore successo e diffusione. Al riguardo la mia polemica è tutta interna, in ambito scholar. Nel settore dei television studies, in cui fortunatamente ci sono molti giovani, mi sembra ci sia una sorta di rincorsa a tutto ciò che è trendy, determinando un accumulo, un’ipersaturazione non tanto di ricerca – perché poi di ricerca non ce n’è molta e invece mi piacerebbe che ce ne fosse – ma più che altro di speculazione. Questo determina, a complemento, un deficit di analisi e approfondimento intorno a quelle che rimangono le forme mainstream di produzione, distribuzione e consumo di narrazioni. Si sta determinando uno squilibrio e ciascuno, come diceva lei, vuole arrivare per primo piantando la propria bandierina lessicale con espressioni che però vanno incontro ad un rapido processo di obsolescenza.</p>
<p><em>Xmp</em>: Tornando in ambito italiano, mi sembra che il successo di serie come <em>Boris</em> e <em>I Soliti Idioti</em>, debba molto a quella <em>spreadability</em> descritta da Henry Jenkins…un prodotto che invita il proprio pubblico a rilavorarlo, segmentarlo, rimontarlo, e rilanciarlo viralmente in rete…non è forse anche su questa capacità che bisognerebbe cominciare a giudicare i prodotti narrativi? Non più, non solo, quanto sono visti, ma anche quanto diventano oggetto di manipolazione e scambio da parte del pubblico?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Sì, ma poi vengono anche visti? Mi chiedo cioè se la dimensione dello scambio esaurisca il rapporto con il prodotto. Mi viene sempre in mente un fatto di qualche anno fa, ai tempi de <em>Il nome della Rosa</em>…vendette milioni di copie, e fu incluso in molti corsi universitari. Qualcuno raccontava, ed io trovo che non sia un aneddoto inventato, che ad un esame in una università americana venne chiesto allo studente se avesse letto il romanzo e lo studente rispose ‘non personalmente’! Ecco allora forse in questo scambio può esserci una forte componente di ‘non personalmente’, poi certamente funziona dal punto di vista commerciale, delle vendite…</p>
<p><em>Xmp</em>: e forse comporta, accanto alla frammentazione e dispersione fruitiva di cui parlava lei, anche una frammentazione, una riduzione in clip e micro citazioni, del prodotto narrativo stesso.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Esattamente.</p>
<p><em>Xmp</em>: Un’ultima domanda, su quelle soap operas che per anni sono state focus della sua ricerca accademica…Le soap nascono in radio e migrano in televisione negli anni quaranta e cinquanta, in alcuni casi mantenendo anche una continuità narrativa nel passaggio da un canale di distribuzione all’altro. Può essere considerato un esempio di transmedialità ante litteram?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Beh no, in senso proprio no, perché queste forme di passaggio da un canale all’altro ci sono sempre state, anche molti secoli prima dell’affermazione dei mass media. Il transmedia storytelling è più la costruzione di un universo segmentale, e non lo spostamento di uno stesso prodotto o di una stessa storia da una piattaforma all’altra, che trovo più una forma di adattamento…io che sono una grande sostenitrice della forte portata innovatrice delle continuos series – come appunto le soap operas – trovo che le stesse siano all’origine e alla base di fenomeni contemporanei considerati innovativi e rivoluzionari, oltreché di grandissimo successo, come lo stesso <em>Lost</em>. La grande serialità contemporanea deve tantissimo alla soap opera, e del resto c’è di questo, almeno nella letteratura americana, un grande riconoscimento. Molte delle cose che noi esaltiamo come profondamente innovative in <em>Lost</em>, erano già presenti da decenni nelle soap operas…</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>&#8230; ringrazio ancora Milly Buonanno per il tempo dedicato a CrossmediaPeppers&#8230;</p>
<p>&#8230;Su questo conclusivo, condivisibile, riconoscimento ai meriti fondativi delle soap operas  ci ricollegheremo tra qualche giorno, con una serie di post dedicati ad una lettura del fenomeno soap in ottica transmediale&#8230;</p>
<p>A presto!</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/interview/'>interview</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/serie-tv/'>serie tv</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/transmedia/'>transmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2116/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2116&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Xmp intervista Milly Buonanno (1)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 05:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milly Buonanno è professore ordinario di Sociologia della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università Sapienza di Roma. E&#8217; tra i massimi esperti di Fiction Italiana. Dirige l&#8217;Osservatorio sulla fiction italiana (OFI), fondato nel 1986, insieme a Giovanni Bechelloni. Ha coordinato il progetto internazionale per lo studio dell&#8217;industria televisiva europea  EuroFiction 1996-2005. Dirige [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1922&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Milly Buonanno</strong> è professore ordinario di Sociologia della Comunicazione, presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università </em>Sapienza<em> di Roma. E&#8217; tra i massimi esperti di Fiction Italiana. Dirige l&#8217;<a title="Osservatorio sulla fiction italiana (pagina inesistente)" href="http://www.campo-ofi.it/index.php" target="_blank">Osservatorio sulla fiction italiana</a> (OFI), fondato nel 1986, insieme a Giovanni Bechelloni. Ha coordinato il progetto internazionale per lo studio dell&#8217;industria televisiva europea  </em>EuroFiction 1996-2005<em>. Dirige la </em>Scuola di creazione e produzione di fiction televisiva<em>, istituita a Milano dalla Fondazione nazionale di cinema &#8211; Centro sperimentale di cinematografia. Ha insegnato anche nelle Università di Firenze,  Napoli &#8211; Federico II e Salerno. E&#8217; tra i pionieri dei gender studies in Italia, ed ha pubblicato numerosi lavori sul tema &#8216;donne e media&#8217;. </em><br />
<em>Tra le sue ultime pubblicazioni: </em><em></em>Le formule del racconto televisivo<em>, Sansoni (2002); </em>Controcorrente. Altri modi di vedere la televisione<em>, MediaScape, Firenze (2005); </em>Le età della televisione<em>, Laterza, Roma-Bari (2006); </em>Sulla scena del rimosso. Il dramma televisivo e il senso della storia<em>, IperMedium, Napoli (2007); </em>The age of television<em>, Intellect Books, Bristol (2008); </em>La fiction italiana. Narrazioni televisive e identità nazionale<em>. Laterza, Roma-Bari (2012); </em>Italian tv drama and beyond. Stories from the soil, stories from the sea<em>, Intellect Books, Bristol (2012)</em></p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/milly1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1926" title="milly1" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/milly1.jpg?w=468&#038;h=351" alt="" width="468" height="351" /></a>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>Xmp</em>: &#8230;Professoressa Buonanno, prima di tutto benvenuta su CrossmediaPeppers e grazie per la sua disponibilità. Vengo subito al primo dei temi intorno ai quali ho voluto intervistarla&#8230;Si parla molto di tv convergente, di tv 2.0, una tv che da un lato è sempre più permeabile agli altri media, dall’altro è sempre più indipendente dal device ‘televisore’. Tutto questo come impatta sulla serialità televisiva?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Impatta in misura notevole, sia al livello della produzione e sia al livello del consumo di serialità, che è quello che a me interessa più specificamente. Io sostengo che le nuove modalità, non tanto della produzione, ma della distribuzione, generino delle forme di consumo che sono alquanto problematiche. Naturalmente sono molto diverse dalle forme di consumo tradizionale della serialità&#8230;non ho niente contro qualcosa di diverso di per se, ma ritengo che la narrativa – io non dimentico mai che la serialità è una forma di narrativa, una forma di narrativa popolare tra le più straordinarie che siano state create nell’Ottocento – ha creato delle forme e delle modalità di consumo che sono state dotate di senso per un secolo ed oltre. Io credo che un senso lo abbiano ancora, pur se erose &#8211; se non distrutte &#8211; dalle nuove forme di distribuzione dei contenuti mediali seriali, e non saprei se definirlo un risultato positivo. In generale sull&#8217;interpretazione di questi fenomeni pesa molto un diffuso culto verso la tecnologia. Nella società contemporanea la fede verso la religione è stata sostituita da quella verso la scienza e verso la tecnologia, che è la sua ancella, tutto quello che passa attraverso le innovazioni tecnologiche è diventato oggetto di un culto quasi feticistico. Io sono fortemente critica soprattutto nei confronti di questo tipo di atteggiamenti cultuali, che sono spesso affiancati dall’opinione che queste tecnologie amplino il respiro democratico della nostra società, cosa che in parte condivido, ed in parte trovo fortemente opinabile.<br />
Il punto è che il piacere della narrativa, il piacere della lettura o il piacere della visione, è stato sempre  – ma in special modo con la nascita del romanzo, a parte intera o frammentato nella narrativa seriale – quello <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/02/guerraepace.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2098" title="guerraepace" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/02/guerraepace.jpg?w=98&#038;h=150" alt="" width="98" height="150" /></a>dell’abbandono. Il piacere della lettura è il piacere dell’abbandono, e non necessariamente il piacere della partecipazione, dell’entrare nel mondo e scompigliarlo. Io penso con orrore a qualcuno che volesse entrare nel mondo narrativo di <em>Guerra e Pace</em> e decidere diversamente delle sorti di Natascia e Andrej, la trovo una cosa orripilante, e non perché trasgressiva&#8230; Semplicemente credo che si rinunci ad uno degli straordinari piaceri della narrativa, paragonabile a quello che si prova abbandonandosi alla musica.</p>
<p><em>Xmp</em>: tornando allo specifico della serialità televisiva, quale il suo parere su quelle serie pensate come parti di un più ampio franchise transmediale, di cui solitamente costituiscono la dorsale narrativa principale?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Al di là del diffuso entusiasmo e della moda che si è creata intorno a queste nuove forme di narrazione, la mia opinione è che il fenomeno sia ancora, sostanzialmente, di nicchia, e che gli esempi in cui abbia funzionato si contano sulle dita di una mano…<em>Lost</em> soprattutto, ma anche <em>Heroes</em> e <em>Glee</em> che però secondo me sono prodotti che non hanno mantenuto le attese. Quello che secondo me è ridicolo è ritenere che di per se la modalità del transmedia storytelling sia un fattore di successo. A livello iniziale può essere sicuramente un fattore che crea attenzione, ma non ritengo sia capace di generare di per se un impatto forte sull’immaginario. <em>Matrix</em> lo ha avuto perché a suo tempo la storia ed il modo in cui venne raccontata era piuttosto innovativo e significativo, lo stesso vale per <em>Lost</em>, sebbene io non ne sia stata una fan. Ma naturalmente il dispositivo puro e semplice del transmedia storytelling non è una garanzia di per se neanche di innovazione, e certamente non di impatto. Direi invece che è uno dei dispositivi della società e della cultura popolare contemporanea che creano le condizioni per un’esperienza di lettura che è fortemente frammentata, anzi direi quasi che istiga alla frammentazione, della fruizione e dell’attenzione, sebbene in questi casi si parli spesso di consumo immersivo. Del resto se questo consumo immersivo c’è, è però limitato ad una singola piattaforma, è difficile trovare qualcuno che abbia seguito <em>Lost</em> immersivamente in tutte le sue diramazioni transmediali. In ogni caso tutto questo crea le condizioni strutturali per una dispersione dell’attenzione, per una frammentazione dell’esperienza. E questo non è un elemento di scarso rilievo per una persona come me &#8211; una sociologa pur fortemente trained sulle teorie narrative, e sulla loro rilevanza dal punto di vista emotivo, cognitivo ed intellettuale.</p>
<p><em>Xmp</em>: cosa pensa di prodotti come i mobisode o webisode, affiancati sempre più spesso a molte delle serie televisive di maggiore successo, da <em>Lost</em> a <em>24</em>?…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: sono appunto frammenti, accessori, sono una forma ulteriore di una certa miniaturizzazione che investe anche il mondo narrativo. In realtà io non so – perché non ho dati, e non so se ne esistano &#8211; quale possa essere la consistenza del consumo di questi prodotti, è però un ulteriore elemento di divisione del prodotto narrativo e delle modalità in cui è possibile fruirlo. Quello che so è che esistono singoli paesi in cui è estremamente diffuso il consumo di televisione su device mobili,come la Corea del Sud&#8230;Rimane comunque il fatto che il tutto genera una forza centrifuga…quello che a me piacerebbe sapere, quello su cui vorrei venisse fatta ricerca è sul come cambia lo statuto del testo, l’ontologia del testo…cos’è un testo per il transmedia storytelling? Il testo di <em>Lost</em>, qual è? Essendo così frastagliato e scomposto e, diciamo, smembrato, ci sono tanti testi di <em>Lost</em> e tante interpretazioni, molte più rispetto a quanto non sia stato sempre consentito dalla narrazione ‘tradizionale’…io immagino che se si chiedesse a diversi fan di <em>Lost</em> che hanno seguito e sperimentato differenti percorsi ed entità testuali delle serie, se ne ricaverebbe un resoconto piuttosto diversificato. Ma del resto Lost è in se inenarrabile.</p>
<p><em>Xmp</em>: ma a questa dispersione, a questa spinta centrifuga, come associa il fenomeno della <a href="http://it.lostpedia.wikia.com/wiki/Pagina_Principale" target="_blank"><em>Lostpedia</em></a>, del <a href="http://www.buffyverse.com/" target="_blank"><em>Buffyverse</em></a>, e di tutti quei wiki nati intorno alle serie televisive di maggiore successo? a me sembra che in questo caso ci si trovi di fronte a dinamiche socializzanti. Queste saghe sono così complesse che spesso i fan creano comunità virtuali il cui scopo è essenzialmente quello di mettere a sistema e condividere il sapere sui loro franchise preferiti, ad esempio per risolvere le prove e svelare i misteri di arg (come <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/30/lost-in-transmedia-the-lost-experience-alternate-reality-game-1/" target="_blank"><em>The Lost Experience</em></a>  per <em>Lost</em>&#8230;) che sempre più spesso fanno parte del corredo transmediale di questi prodotti&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>:…sì, ma questa è un’esperienza narrativa?&#8230;io trovo che non sia un’esperienza narrativa, e che anzi distolga…anche perché nessuna delle cose che sono state inserite negli arg o negli altri contenuti diffusi in canali altri rispetto agli episodi televisivi, ha poi avuto un ruolo rilevante nella serie. Ribadisco, il transmedia storytelling è un fattore di forte pluralizzazione dell’entità testuale. E&#8217; vero che da sempre esiste una pluralizzazione dell’interpretazione, ma in questi casi siamo di fronte ad una pluralizzazione e dispersione testuale che a sua volta crea una pluralizzazione e dispersione delle modalità di consumo e quindi anche dei processi di attribuzione di senso. In termini estremamente semplificati, ogni fan di <em>Lost</em>, stanti le molteplici e diversificate declinazioni del franchise, ha seguito un <em>Lost</em> diverso, e quindi anche le comunità che si possono essere formate intorno a questa serie rappresentano, comunque, un ampio cluster di comunità diverse. Quello che non c’è, che il transmedia storytelling fa venire meno, sono le potenzialità di autentica condivisione di una medesima esperienza narrativa, che poi rimane pur sempre fortemente aperta ad una differenziazione interpretativa. Ripeto, a mio avviso il transmedia storytelling e le altre forme narrative contemporanee  sono i dispositivi di frammentazione dell’esperienza narrativa e anche delle comunità che intorno a questa esperienza narrativa possono aggregarsi.</p>
<p><em>Xmp</em>:… Nel corso del <a href="http://www.coris.uniroma1.it/3FictionDay_programma1.pdf" target="_blank">Terzo Fiction Day</a> aveva proposto la definizione di Ludic Transmedia Storytelling, sottolineando soprattutto gli elementi di criticità di questa ibridazione spinta tra narrazione e gioco…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: l’ho proposto perché c’è tutta un’area di letteratura che già da tempo affronta queste tematiche, sottolineando la matrice ludica che soggiace a molte delle narrazioni contemporanee di maggiore successo. Su <em>Lost</em> non ci sono dubbi, ma anche al cinema, ad esempio con <a href="http://inceptionmovie.warnerbros.com/dvd/" target="_blank"><em>Inception</em></a>, chi non sta dentro la logica dei videogiochi <a href="http://www.ilpost.it/2010/10/07/chi-ha-capito-inception/" target="_blank">non lo capisce, non lo ama, non lo segue</a>.</p>
<p>-</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/02/07/xmp-intervista-milly-buonanno-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/dx_XlAJ2hOc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>-</p>
<p><em>Xmp</em>:  &#8230;vorrei qualche sua ulteriore riflessione su questo rapporto, interscambio, tra gioco e narrazione nella narrazione contemporanea…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: per me la questione è questa…la narrazione, l’atto del narrare ha delle caratteristiche ben precise. Le alternative sono due: o riconsideriamo gli elementi definitori del narrare, oppure li lasciamo invariati…in altri termini, ci dobbiamo chiedere quale sia il reale posto che la narrazione deve occupare in prodotti transmediali, magari arrivando a riconoscerle un ruolo secondario rispetto alla dimensione ludica, che è una dimensione di tutto rispetto, al tempo stesso immersiva e catturante, ma anche distraente rispetto al flusso narrativo; oppure le riconosciamo un ruolo preminente, dominante, ma a quel punto accettiamo l’idea di una mutazione sostanziale… Ecco io ritengo che queste nuove forme siano più spostate verso la dimensione ludica, che è anche quella che richiede una maggiore attività proprio nel senso del fare, ma rimango ferma sull’idea che la normale esperienza, quella tradizionalmente legata alla fruizione di una narrazione, richieda da sempre una grandissima attività, che è quella intellettuale ed emotiva, che sono due cose straordinarie…ecco, la sintesi è che io stento a credere che questa agency, questa chiamata al fare sia più importante, significativa, innovativa e rivoluzionaria della profonda attività intellettuale e dei profondi sommovimenti emotivi che la letteratura e altre forme di narrazione tradizionale, seriali o meno, hanno saputo suscitare fin qui…</p>
<p><em>Xmp</em>: Insisto sul tema delle ludicizzazione della narrazione: ritiene che in questa tendenza i videogiochi abbiano avuto un ruolo significativo?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Milly Buonanno</em>: Beh, il videogioco…io non escludo assolutamente, e nessuno potrebbe farlo, conoscendo Huizinga l’importanza del gioco, il suo valore formativo e anche la sua dimensione narrativa. Però la mia impressione, il mio sospetto, è che qui siamo in presenza di una narrazione che perde in larga misura i suoi aspetti più propri, per rivestire invece quelli più tipici del gioco. Tutti noi comprendiamo l’importanza di questi aspetti, che sono attivanti, suscitano partecipazione. Ma io prima di essere una massmediologa sono una sociologa, quindi a me interessa una delle cose che, tra le altre, da sempre interessano molto i sociologi, la costruzione ed il mantenimento del legame sociale, il quale legame sociale non può essere solo qualcosa tra me e i miei amici, o un legame tra piccoli gruppi di fan.  In altri termini non sicurissima che queste dinamiche ludiche giovino al legame sociale, perché mi sembra favoriscano la dispersione di quella che era un’autentica condivisione dell’esperienza narrativa ed il legame sociale che contribuiva a generare il consumo mainstream, che per la verità ancora esiste ed è dominante. Anzi quello che io contesto è che si dia a queste nuove modalità narrative un rilievo che ancora non hanno. Non solo non sono dominanti, ma contesto anche che in qualche modo si auspichi che diventino una forma egemonica, perché se lo diventassero sarebbero non tanto un fattore causale quanto un segnale di una disgregazione e di una frammentazione del legame sociale che peraltro vediamo già in atto…circostanza della quale, ovviamente, non intendo in alcun modo incolpare il transmedia storytelling!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Per la <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/02/16/xmp-intervista-milly-buonanno-2/" target="_blank">seconda parte</a> del&#8217;intervista solo un po&#8217; di pazienza&#8230;la posterò nella seconda metà di febbraio.</p>
<p>A presto.</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/interview/'>interview</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/serie-tv/'>serie tv</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/transmedia/'>transmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1922/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1922&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alcatraz: oltre l&#8217;isola, oltre il piccolo schermo</title>
		<link>http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/01/30/alcatraz-oltre-lisola-oltre-il-piccolo-schermo/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 00:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arg]]></category>
		<category><![CDATA[Case Histories]]></category>
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		<description><![CDATA[Esordisce oggi su Premium Crime (ma le prime due puntate saranno visibili in chiaro anche sul canale 309, Premium Anteprima, del digitale terrestre), alle 21.15, la nuova serie prodotta da J.J.Abrams, Alcatraz. La storia prende il via nel marzo 1963. Due agenti arrivano sull’isola sede del famigerato penitenziario. Ma qualcosa non torna. Le celle sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2066&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esordisce oggi su <em>Premium Crime</em> (ma le prime due puntate saranno visibili in chiaro anche sul canale 309, <em>Premium Anteprima</em>, del digitale terrestre), alle 21.15, la nuova serie prodotta da J.J.Abrams, <em>Alcatraz</em>.</p>
<p>La storia prende il via nel marzo 1963. Due agenti arrivano sull’isola sede del famigerato penitenziario. Ma qualcosa non torna. Le celle sono vuote. I detenuti sono scomparsi, così come le guardie carcerarie. Più di 300 uomini svaniti nel nulla. Fino ad oggi&#8230;<br />
Rebecca Madsen, detective del San Francisco Police Department, sta indagando su un atroce caso d&#8217;omicidio. Sulla scena del crimine rinviene un&#8217;impronta appartenente a Jack Sylvane, un criminale che era rinchiuso ad Alcatraz, dato per morto da decenni. Rebecca tenta di approfondire il mistero, insieme all&#8217;agente federale Emerson Hauser e all&#8217;esperto della prigione, Diego Soto, scoprendo ben presto che Sylvane è ancora vivo, è tornato a mietere vittime, e non è invecchiato di un giorno dai tempi in cui era rinchiuso nel carcere di massima sicurezza. Ma Sylvane non è solo: altri prigionieri stanno per riapparire dal passato&#8230;</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/01/30/alcatraz-oltre-lisola-oltre-il-piccolo-schermo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/vXv14_koA50/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>J.J Abrams con <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/30/lost-in-transmedia-the-lost-experience-alternate-reality-game-1/" target="_blank"><em>Lost</em></a>, <em>Cloverfield</em> e <em>Super8</em> ha già dimostrato, sul piccolo come sul grande schermo, di pensare i propri prodotti in termini transmediali. <em>Alcatraz</em>, sin dall&#8217;esordio, non fa eccezione. Il lancio della serie, avvenuto negli Stati Uniti il 16 gennaio scorso,  è stato preceduto da una campagna di virale marketing transmediale iniziata con l&#8217;invio &#8211; ad alcuni selezionati esponenti dei media e di fancommunity &#8211; di una valigetta metallica contenente un insieme di indizi che hanno fatto da teaser per la serie e da rabbit hole per un <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/07/alternate-reality-games-arg-una-breve-introduzione/" target="_blank">alternate reality game (Arg)</a> alla stessa collegato.</p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/metal_box.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2076" title="metal_box" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/metal_box.jpg?w=468" alt=""   /></a></p>
<p>All&#8217;interno della valigetta si trovavano infatti vari oggetti, tra i quali una brochure del tour <em>Discover Alcatraz</em> del 2011, un fiore bianco essiccato, 2 chiavi con sovrinciso &#8216;Alcatraz&#8217;, una spilla con il logo della Ford Mustang del 1963, alcune cartoline, ritagli di un quotidiano dell&#8217;epoca e di un magazine recente.<br />
Più specificamente il primo dei due è un ritaglio del <em>San Francisco Bay Intelligencer</em> del 22 marzo 1963, in cui è possibile leggere un articolo intitolato &#8216;The Final Lockdown&#8217;, dedicato alla chiusura del carcere di massima sicurezza, di cui di seguito riporto il testo:<em></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Thousands of America’s worst criminals were sentenced to hard time in this notorious penitentiary; many died there, others served out the full term of their respective stays, but nobody ever escaped. It was a severe locale that offered little to no promise of hope or redemption.Last night, however, all USP Alcatraz prisoners vacated the premises once and for all.</em><br />
<em>What was the government’s official reason for closing the facility? In a word: money. Estimates indicate that it was costing over ten dollars per day to house the typical inmate. Compare that to the three-dollar per capita cost at other federal institutions. The financial strain was becoming too exorbitant to bear; shutdown was inevitable.</em><br />
<em>Prison officials declined our interview requests, citing their prohibitively hectic schedules. Instead, Warden Edwin James issued the following statement to the press:</em><br />
<em>“This is an immense undertaking. We are completing the transfer paperwork on 256 inmates and working to find comparable positions for all 46 of our federal employees who will be displaced by this transition. But rest assured; our relocation initiative is taking every precaution to preserve the safety of all individuals involved, especially the civilian population at large.”</em><br />
<em>So, what will become of the ominous rock jutting from our majestic bay? City planners are remaining tight-lipped on the matter, but one thing is for sure: it is indelibly seared into the landscape of our past, our present and our future.</em></p>
<p>Il ritaglio a colori è invece la pagina 34 del magazine <em>Commerce Quantified</em>, che riporta la recensione del libro <em>Inmates of Alcatraz</em>, scritto da quel Dott.Soto che è un personaggio nella serie televisiva (per inciso interpretato da <a href="http://www.imdb.com/name/nm0306201/" target="_blank">Jorge Garcia</a>, già presente Lost nella parte di Hurley).</p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/recensione_inmates.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2084" title="recensione_inmates" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/recensione_inmates.jpg?w=468&#038;h=623" alt="" width="468" height="623" /></a></p>
<p>Ecco il testo della recensione:</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>With his enthralling Inmates of Alcatraz, Dr. Diego Soto goes behind the bars and unlocks the twisted lives of a population formerly lost to history.</em><br />
<em>If you want a healthy dose of murder, regret and intrigue, don’t resort to watching soap operas – head out to your local bookstore and pick up the latest entry in Soto’s already impressive oeuvre that I like to call ‘Alcatraz revisited.’  He goes beyond the usual suspects (your Capones, your Machine Gun Kellys, your Birdmen) and paints an intimate portrait of dozens of forgotten inmates, each story leaping from the page with ferocity and renewed urgency. It’s as if they’re reanimating before your very eyes!</em><br />
<em>Despite the human-centric title, the book also delves into the foreboding setting of Alcatraz Island. ‘The Rock’ has never been so jagged, menacing and craggy – every vista provides a skewed take on humanity, Soto-style. He finds a way to transform the irregular outcropping into a shiv of brilliance. It is the judge, jury and executioner in this sordid tale of amorality run akok; no matter how notable the real-life characters in this book may be, they will never overshadow the prison itself.</em><br />
<em>But don’t take my word for it – Soto’s whimsical prose speaks for itself. Here’s an excerpt from the opening chapter of Inmates:</em><br />
<em>“Everything about USP Alcatraz is larger than life; the people, the history, even the daily operations boggle the mind. For instance, the feds shipped about a million gallons of fresh water from the mainland every week. Imagine: bringing water to an island. Trip out on that.”</em><br />
<em>Trip out, indeed. Soto bites into his subject matter like a jubilant piranha, shredding all preconceptions and injecting new blood into the burgeoning subgenre of obscure historiography. He revels in every scrap of evidence, reads them like decaying tea leaves and translates the whispers of the past into thunderous declarations of the now. Suffice it to say, Inmates of Alcatraz is my Book of the Week!</em></p>
<p>Alcune lettere della recensione sono cerchiate a formare &#8216;LegendsofAlcatraz&#8217;. Digitando su qualsiasi motore di ricerca quelle parole, il primo risultato è il sito della Fox dedicato alla serie televisiva, che fino al 16 gennaio 2012 ha conteggiato i giorni rimanenti al lancio della stessa. Oggi su quello stesso sito vengono veicolati elementi che dimostrano come alla fase teaser stia succedendo la fase arg. Pochissimi giorni fa (il 27 gennaio)  302 fan sono stati chiamati a prendere parte ad una &#8216;missione&#8217; sull&#8217;isola di Alcatraz organizzata dal dott. Soto per farsi aiutare a risolvere alcuni dei misteri dell&#8217;isola, per il suo nuovo libro <em>Legends of Alcatraz</em>.</p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/legendsofalcatraz.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2081" title="legendsofalcatraz" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/legendsofalcatraz.jpg?w=468&#038;h=382" alt="" width="468" height="382" /></a></p>
<p>Siamo solo all&#8217;inizio, e in questa espansione transmediale non sarebbe sorprendente trovare presto in vendita su Amazon il libro del Dott.Soto dedicato ai misteri di Alcatraz&#8230;<br />
Ovviamente on line sono già sorte community dedicate ad Alcatraz e ai suoi misteri. Per i successivi sviluppi televisivi e transmediali della nuova serie di J.J.Abrams vi rimando quindi a <a href="http://drsotofiles.wordpress.com/" target="_blank">drsotofiles</a>, fanblog italiano che ha analizzato i primi tre episodi della serie già trasmessi negli Stati Uniti e le prime fasi dell&#8217;arg, e a <a href="http://welcometoalcatraz.com/" target="_blank">welcometoalcatraz.com</a>.</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/arg/'>Arg</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/case-histories/'>Case Histories</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/crossmedia/'>crossmedia</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/serie-tv/'>serie tv</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/transmedia/'>transmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2066/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2066&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vi segnalo: Contemporary Screen Narrative (Nottingham-UK)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 00:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[henry jenkins]]></category>
		<category><![CDATA[jason mittell]]></category>
		<category><![CDATA[seriality]]></category>
		<category><![CDATA[transmedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnalo la conferenza Contemporary Screen Narrative che si terrà all&#8217;Università di Nottingham il prossimo 17 maggio. Oltre che per l&#8217;argomento, la conferenza è di sicuro interesse per i due keynote speakers, Henry Jenkins e Jason Mittell. La deadline per la presentazione di contributi è fissata al 4 marzo 2012. Di seguito il cfp completo: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2031&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo la conferenza<a href="http://contemporaryscreennarratives.tumblr.com/" target="_blank"><em> Contemporary Screen Narrative</em></a> che si terrà all&#8217;<a href="http://www.nottingham.ac.uk/index.aspx" target="_blank">Università di Nottingham</a> il prossimo 17 maggio. Oltre che per l&#8217;argomento, la conferenza è di sicuro interesse per i due keynote speakers, <a href="http://henryjenkins.org/aboutme.html" target="_blank">Henry Jenkins</a> e <a href="http://justtv.wordpress.com/cv/" target="_blank">Jason Mittell</a>. La deadline per la presentazione di contributi è fissata al 4 marzo 2012.</p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/iphone-big.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2038" title="iPhone-Big" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/iphone-big.jpg?w=468&#038;h=292" alt="" width="468" height="292" /></a><br />
Di seguito il cfp completo:</p>
<p>_________</p>
<p><strong>Deadline</strong> for proposal submission is now: <strong>4 March 2012.</strong></p>
<p>Conference is to be held on <strong>17 May 2012 at the University of Nottingham</strong>.<br />
Keynote speakers: <strong>Henry Jenkins</strong> and <strong>Jason Mittell</strong>.<br />
Contemporary Screen Narratives: Storytelling’s Digital and Industrial Contexts Hosted by <a href="http://www.nottingham.ac.uk/cfm/index.aspx" target="_blank">Department of Culture, Film and Media, University of Nottingham</a></p>
<p>This one-day conference looks to trace connections between the narratives of contemporary screen media and their contexts of production, distribution and consumption. We refer here to narrative as the presentation and organisation of story via the semiotic phenomena of image, sound and written/spoken word. We anticipate that speakers will explore ways in which stories and their on-screen telling are informed by contemporary industrial and technological conditions. We invite contributions from postgraduate and early-career researchers working across screen-based narrative media, such as film, television, comics, literature, video games and other areas of new media. We are interested to receive all paper proposals pertinent to the conference topic, though we particularly welcome those that engage with the following themes and questions:<br />
<em>Industrial determinants</em>. In what ways are stories and their telling contingent on the production cultures, distribution methods, revenue models and governmental policies that configure a given creative industry?<br />
<em>Digital Technologies</em>. How has the construction and/or reception of narratives been influenced by digital production equipment, distribution tech, online platforms and consumer hardware devices?<br />
<em>Seriality and Transmedia</em>: In what ways do serial narrative forms, whether disseminated within a given medium or across multiple media, reflect industrial and technological contexts?<br />
<em>Audio and Visual Styles</em>: How are the sounds and visions of contemporary screen narratives informed by conditions of production and reception technologies?<br />
<em>Paratextual Surround</em>: In what ways do promotional materials, practitioner discourses, fan cultures and critical/journalistic responses discursively frame screen narratives?</p>
<p>&nbsp;<br />
<em><strong>Send abstracts</strong> of 250 words to both</em>:<br />
Anthony Smith &#8211; <strong>aaxas4@nottingham.ac.uk</strong><br />
and<br />
Aaron Calbreath-Frasieur &#8211; <strong>aaxac2@nottingham.ac.uk</strong><br />
Papers should not exceed twenty minutes in length.</p>
<p>___________</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/eventi/'>eventi</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/segnalazioni/'>segnalazioni</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/2031/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=2031&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Xmp on strike, contro il bavaglio alla rete</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[nonsolocrossmedia]]></category>
		<category><![CDATA[pipa]]></category>
		<category><![CDATA[sopa]]></category>
		<category><![CDATA[stop sopa]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[CrossmediaPeppers ha aderito alla protesta contro il SOPA ed il PIPA, oscurando dalle 12.00  del 18/01/12 alle 12.00 del 19/01/12  tutti i post pubblicati nel 2011 ed in questo inizio di 2012&#8230; Pubblico di seguito ampi stralci del comunicato diffuso oggi da Wikipedia Italia, che illustra le iniziative che verranno prese sia sulla wikipedia in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1930&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#800080;"><em>CrossmediaPeppers ha aderito alla protesta contro il SOPA ed il PIPA, oscurando dalle 12.00  del 18/01/12 alle 12.00 del 19/01/12  tutti i post pubblicati nel 2011 ed in questo inizio di 2012&#8230;</em></span></h2>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.realisingdesigns.com/2012/01/16/stop-sopa/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1969 aligncenter" title="stop-sopa" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/stop-sopa.jpg?w=468&#038;h=247" alt="" width="468" height="247" /></a></p>
<p><em>Pubblico di seguito ampi stralci del comunicato diffuso oggi da Wikipedia Italia, che illustra le iniziative che verranno prese sia sulla wikipedia in lingua inglese che su quella in lingua italiana <strong>contro le proposte di leggi statunitensi <a title="Stop Online Piracy Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a> e <a title="PROTECT IP Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">PROTECT IP Act</a> (SOPA e PIPA)</strong>. Tali proposte, se approvate, potrebbero [a parere di molti utenti su entrambi i progetti] avere conseguenze limitanti o distruttive per Wikipedia così come la conosciamo oggi e per la libertà di espressione e condivisione di competenze sul web in generale&#8230;</em></p>
<p>«A seguito delle <a title="Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop SOPA initiative" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop_SOPA_initiative">discussioni</a> <a title="Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop SOPA initiative 2" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop_SOPA_initiative_2">svoltesi</a> nei giorni scorsi, esprimiamo solidarietà nei confronti della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative">protesta in atto</a> sulla versione inglese di Wikipedia <strong>contro le proposte di leggi note come <a title="Stop Online Piracy Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a> e <a title="PROTECT IP Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">PROTECT IP Act</a></strong>.</p>
<p>Condividiamo con i nostri colleghi di lingua inglese le preoccupazioni sul pericolo che l&#8217;approvazione di tali leggi da parte del Congresso degli Stati Uniti potrebbe comportare per la libertà del Web in generale, e per Wikipedia in particolare, e desideriamo unire la nostra voce al coro di chi chiede che il Web stesso possa rimanere libero da censure e limitazioni, e non essere influenzato da leggi, decise da pochi, che cerchino di arginare questa libertà.</p>
<p>In quanto utenti di un Progetto basato sulla <a title="Licenze Creative Commons" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons">Licenza CC BY-SA</a> e, nel nostro piccolo, autori anche noi, siamo particolarmente sensibili ai temi del rispetto del diritto d&#8217;autore e della proprietà intellettuale, e riconosciamo che i titolari dei diritti sulle opere d&#8217;ingegno abbiano ragione nel chiedere che tali diritti vengano rispettati: <strong>Wikipedia non approva la pirateria informatica, né la giustifica in alcun modo</strong> sulle pagine dell&#8217;enciclopedia. Gran parte del lavoro degli utenti di Wikipedia consiste in effetti nell&#8217;identificare e rimuovere, con la massima prontezza e velocità, le violazioni di copyright altrui che vengano inserite nelle voci.</p>
<p>Tuttavia, chiediamo a nostra volta che la lotta alla pirateria venga condotta con strumenti equi e responsabili, che non impediscano il lavoro o la semplice esistenza di quelle realtà che, sul web, operano per produrre opere culturali che siano accessibili e condivisibili da tutti e verso tutti. Riteniamo, condividendo in questo le opinioni della <a title="Wikimedia Foundation" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikimedia_Foundation">Wikimedia Foundation</a>, di <a title="Creative Commons" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_Commons">Creative Commons</a>, della <a title="Electronic Frontier Foundation" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Electronic_Frontier_Foundation">Electronic Frontier Foundation</a> e di molte altre associazioni del web libero e OpenSource, che le leggi SOPA e PIPA proposte negli Stati Uniti impongano limitazioni inaccettabili alla libertà di Internet, limitazioni che, nate con l&#8217;obiettivo di combattere la pirateria, di fatto renderebbero impossibili il nostro lavoro: la costruzione di un&#8217;enciclopedia a contenuto libero, che sia fonte di ricchezza culturale per chiunque.</p>
<p>Wikipedia si basa sul principio della <a title="Wikipedia:NPOV" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:NPOV">neutralità</a>: non è schierata politicamente e non ritiene di poter o dover interferire con le decisioni dei Governi democraticamente eletti dei vari Stati. Tuttavia, rivendica il proprio diritto ad autodifendersi, qualora si veda minacciata da leggi o provvedimenti che possano ledere i principi su cui è costituita o che possano metterne in dubbio la stessa esistenza.</p>
<p>Per questo motivo, come esplicitato dal <a title="en:Wikipedia:SOPA initiative" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative#Summary_and_conclusion">riassunto conclusivo</a> delle discussioni sulla Wikipedia in lingua inglese, e dal <a href="http://wikimediafoundation.org/wiki/English_Wikipedia_anti-SOPA_blackout">comunicato ufficiale</a> di Wikimedia Foundation, abbiamo deciso di condividere la protesta della Wikipedia in inglese con il banner visibile in cima alle pagine dell&#8217;enciclopedia. Riteniamo che questo sia il modo migliore sia per esprimere la nostra solidarietà e vicinanza ai colleghi di lingua inglese, sia per manifestare a nostra volta il nostro dissenso e per far giungere la nostra voce, per quanto possibile, ai membri della Camera dei Rappresentanti e del Senato statunitensi chiamati ad esprimersi su queste leggi.</p>
<p>[...] Il <a title="26 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/26_ottobre">26 ottobre</a> <a title="2011" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2011">2011</a> è stata proposta alla <a title="Camera dei rappresentanti (Stati Uniti d'America)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Camera_dei_rappresentanti_%28Stati_Uniti_d%27America%29">Camera dei rappresentanti</a> degli <a title="Stati Uniti d'America" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America">Stati Uniti d&#8217;America</a> una di legge nota come <a title="Stop Online Piracy Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a> (SOPA; si veda anche la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">voce in lingua inglese</a>); tale legge è attualmente è al vaglio della Commissione di Giustizia (<em>House Judiciary Committee</em>) statunitense. Parallelamente, il giorno <a title="24 gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/24_gennaio">24 gennaio</a> <a title="2012" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2012">2012</a> è prevista la discussione di una seconda legge, nota come <a title="PROTECT IP Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">PROTECT IP Act</a> (PIPA, si veda anche la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act">voce in lingua inglese</a>). Tali leggi legiferano in materia di <a title="Diritto d'autore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore">diritto d&#8217;autore</a> sul <a title="Internet" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet">web</a>, proponendosi di arginare la <a title="Pirateria informatica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pirateria_informatica">pirateria informatica</a> e in generale la violazione del <a title="Diritto d'autore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore">diritto d&#8217;autore</a> introducendo norme e sanzioni severe contro di esse.</p>
<p>Tali norme e sanzioni sono state considerate, dalla <a title="Wikimedia Foundation" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikimedia_Foundation">Wikimedia Foundation</a> e da gran parte degli utenti della <a title="Wikipedia in lingua inglese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia_in_lingua_inglese">Wikipedia in lingua inglese</a>, come potenzialmente lesive per Wikipedia, tanto da mettere in allarme gran parte della comunità wikipediana, timorosa dei risvolti che l&#8217;applicazione di tali leggi potrebbe avere per il Progetto e per la sopravvivenza stessa della enciclopedia on-line. Simili preoccupazioni sono state espresse anche da altre realtà del web libero e open-content, fra cui l&#8217;organizzazione <a title="Creative Commons" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_Commons">Creative Commons</a>.</p>
<p>Per questo motivo, sulla Wikipedia in lingua inglese è stata creata sin dal dicembre 2011 una pagina (<a title="en:Wikipedia:SOPA initiative" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative">en:Wikipedia:SOPA initiative</a>) in cui i wikipediani anglofoni si sono confrontati per discutere sul tema, prendendo in considerazioni la messa in atto di proteste per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica (soprattutto statunitense ma non solo) sui rischi che queste leggi comporterebbero, nel tentativo di ostacolarne l&#8217;approvazione o quantomeno di farne modificare il testo. Attualmente, su tale pagina gli utenti si stanno esprimendo sull&#8217;opportunità di organizzare un&#8217;azione di protesta ed eventualmente sui suoi modi; da quanto emerso fino ad ora sembra che la comunità si stia orientando verso una limitazione o una sospensione totale degli accessi al sito nella giornata del <a title="18 gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/18_gennaio">18 gennaio</a> <a title="2012" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2012">2012</a>.</p>
<p>Gli utenti di Wikipedia in lingua italiana, che attualmente si stanno a loro volta confrontando nella pagina <a title="Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop SOPA initiative" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop_SOPA_initiative">Wikipedia:Bar/Discussioni/Stop SOPA initiative</a>, condividono le preoccupazioni dei colleghi di en.wikipedia, e sembrano essere orientati a sostenere le loro proteste in modi ancora da definire (la discussione è attualmente in corso), ma che probabilmente coinvolgeranno banner e/o avvisi nelle voci, sebbene alcuni si dicano propensi a seguire en.wiki nell&#8217;oscurare temporaneamente il sito, qualora la comunità anglofona decidesse di mettere in atto questo tipo di protesta.</p>
<p>Il 16 gennaio 2012, stando a una notizia riportata da <a href="https://www.examiner.com/computers-in-denver/house-kills-sopa" rel="nofollow">Examiner.com</a> e dal giornale britannico <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2012/jan/16/sopa-shelved-obama-piracy-legislation" rel="nofollow">The Guardian</a>, sembra che la proposta di legge del SOPA stia per essere abbandonata (o sia stata effettivamente abbandonata), a seguito delle proteste e della minaccia di veto presidenziale preannunciata dal Presidente USA <a title="Barack Obama" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Obama">Obama</a>. Non è chiaro come evolverà la situazione, ma l&#8217;edizione di Wikipedia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page">in lingua inglese</a> ha comunque <a title="Wikipedia:Bar/Discussioni/Protesta di Wikipedia contro le proposte legislative statunitensi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Protesta_di_Wikipedia_contro_le_proposte_legislative_statunitensi">deciso</a> di oscurarsi il tutto il mondo il 18 gennaio 2012, anche perché rimarrebbe valida la PIPA.</p>
<h2>I motivi della protesta</h2>
<h3>Che cos&#8217;è il SOPA</h3>
<p>Il SOPA (<a title="Stop Online Piracy Act" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Stop Online Piracy Act</a>) è una proposta di legge in discussione al Congresso degli Stati Uniti che, nelle intenzioni dei suoi proponenti, vorrebbe consentire misure più drastiche e rapide contro la <a title="Pirateria informatica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pirateria_informatica">pirateria informatica</a> e in generale contro le violazioni di <a title="Copyright" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Copyright">copyright</a>. In particolare, essa prevede che i titolari dei diritti lesi possano agire per vie legali non solo nei confronti di chi abbia materialmente commesso la violazione, ma anche nei confronti dei siti e dei portali che ospitano i contenuti in violazione di copyright, o che in generale &#8220;rendano possibile o comunque facilitino attività di violazione del copyright&#8221;.</p>
<h3>Che cos&#8217;è il PIPA</h3>
<p>Il PIPA (PROTECT IP Act) è una proposta di legge statunitense concepita anch&#8217;essa come difesa contro la pirateria informatica, che vorrebbe fornire ai titolari del copyright degli strumenti per &#8220;impedire l&#8217;accesso a quei siti fuorilegge che violano il diritto d&#8217;autore o contraffanno beni&#8221;. Si tratta della riscrittura di una precedente legge, la Combating Online Infringement and Counterfeits Act (COICA), già respinta dal Congresso. Tale legge prevede che un giudice possa imporre sanzioni non solo a quei siti (spesso situati al di fuori degli USA) che vendono o contraffanno beni protetti dal diritto d&#8217;autore, ma anche a quei provider e a quei siti di servizi on-line che permettano transazioni economiche con i siti &#8220;fuorilegge&#8221;, o che facciano pubblicità degli stessi o ancora che contengano collegamenti ad essi.</p>
<h3>In cosa consiste la minaccia per Wikipedia</h3>
<p>Wikipedia si basa su materiali rilasciati in <a title="Licenze Creative Commons" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenze_Creative_Commons">CC-BY-SA</a>, e da sempre dedica molta attenzione alla lotta alle violazioni di copyright (<em>copyviol</em>), eliminandole dal sito con la massima attenzione e velocità possibili. In particolare, su it.wiki (la versione in lingua italiana di Wikipedia) questo tema è molto sentito: esiste addirittura un progetto apposito (<a title="Progetto:Cococo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:Cococo">Progetto:Cococo</a>) che ha l&#8217;unica finalità di controllare i contributi sospettati di essere violazioni di copyright, e nel caso di agire per eliminarli, nel rispetto delle leggi italiane ed estere e della licenza Creative Commons. Da questo punto di vista, dunque, Wikipedia e in generale i siti della <a title="Wikimedia Foundation" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikimedia_Foundation">Wikimedia Foundation</a> non possono certamente essere accusati di favorire le violazioni di diritti d&#8217;autore e/o la pirateria.</p>
<p>I termini della legge, tuttavia, sono tanto larghi da arrivare a toccare la stessa Wikipedia (in tutte le sue versioni linguistiche) e i suoi progetti fratelli: secondo le valutazioni legali effettuate dagli esperti di WMF, e riassunte in un post di un consigliere dell&#8217;associazione, Geoff Brigham, i rischi per Wikipedia dovuti al SOPA sono reali e tangibili. Ai termini del disegno di legge, infatti, potrebbero essere ritenuti responsabili di &#8220;favorire la pirateria&#8221; non solo i siti che pubblichino e ospitino materiali in violazione di copyright, ma anche quei siti che contengano link o riferimenti a siti che infrangano il copyright.</p>
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<p>In generale, la legge richiederebbe una monitorazione, da parte di WMF e/o degli utenti di Wikipedia, di tutti i centinaia di milioni di contributi inseriti, in tempo reale e costante, su tutte le milioni di voci che costituiscono le diverse edizioni di Wikipedia, allo scopo di eliminare non solo qualunque violazione di copyright (cosa che, come detto più sopra, già viene fatta, anche se talvolta con ritardi e tempi tecnici che dipendono dalla difficoltà e dalla delicatezza di questo tipo di controlli), ma anche di qualunque link a qualunque sito che possa violare il copyright. Di fatto si tratta di una richiesta impossibile da adempiere, per come è strutturata l&#8217;enciclopedia.</p>
<p>Anche se la proposta di legge ha subito alcune modifiche, per la WMF e per la maggior parte degli utenti di en.wiki (e di molte altre edizioni linguistiche di wikipedia, che in questo momento si stanno esprimendo nella pagina <a title="en:Wikipedia:SOPA initiative" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative">en:Wikipedia:SOPA initiative</a>), il SOPA resta un&#8217;inaccettabile limitazione alla libertà del Web, libertà che è il prerequisto essenziale all&#8217;esistenza di Wikipedia stessa e in generale di tutti i progetti OpenSource, che del web rappresentano una ricchezza.</p>
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<h2>Iniziative proposte</h2>
<p>Nella Wikipedia in lingua inglese gli utenti, dopo essersi organizzati nella pagina <a title="en:Wikipedia:SOPA initiative/Action" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative/Action">en:Wikipedia:SOPA initiative/Action</a>, hanno deciso di oscurare il sito a livello mondiale nella giornata del 18 gennaio, a partire dalle ore 05:00 UTC.</p>
<p>Sono stati proposti diversi avvisi da inserire nel sito, visionabili nella pagina <a title="en:Wikipedia:SOPA initiative/Proposed Messages" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative/Proposed_Messages">en:Wikipedia:SOPA initiative/Proposed Messages</a>, e anche delle schermate (che sostituirebbero le pagina dell&#8217;enciclopedia, qualora si decidesse effettivamente di procedere con il &#8220;blocco&#8221;), visionabili invece nella pagina <a title="en:Wikipedia:SOPA initiative/Blackout screen designs" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:SOPA_initiative/Blackout_screen_designs">en:Wikipedia:SOPA initiative/Blackout screen designs</a>. Per avvisare i contributori dell&#8217;imminente blocco, hanno sviluppato un <a href="http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:NoticeTemplate/view&amp;template=enwp_SOPA_GLOBAL_warning">banner informativo</a>.»</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/nonsolocrossmedia/'>nonsolocrossmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1930/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1930&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Xmp intervista Peppino Ortoleva (2)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci alla seconda parte dell&#8217;intervista a Peppino Ortoleva, la cui prima parte avevo postato una settimana fa&#8230; c&#8217;eravamo fermati su alcune prime considerazioni sui rapporti tra gaming e storytelling, tra gioco e narrazione&#8230;da lì riprendiamo. Buona lettura! &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Xmp: la professoressa Milly Buonanno, in un&#8217;intervista per questo blog che posterò a breve, ha parlato di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1901&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Eccoci alla seconda parte dell&#8217;intervista a Peppino Ortoleva, la cu<a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/peppino_ortoleva.jpg"><img class="wp-image-1914 alignleft" title="peppino_ortoleva" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/peppino_ortoleva.jpg?w=64&#038;h=96" alt="" width="64" height="96" /></a>i <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/01/09/xmp-intervista-peppino-ortoleva-1/" target="_blank">prima parte</a> avevo postato una settimana fa&#8230; c&#8217;eravamo fermati su alcune prime considerazioni sui rapporti tra gaming e storytelling, tra gioco e narrazione&#8230;da lì riprendiamo. Buona lettura!</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><em>Xmp</em>: la professoressa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milly_Buonanno" target="_blank">Milly Buonanno</a>, in un&#8217;<a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/02/07/xmp-intervista-milly-buonanno-1/" target="_blank">intervista per questo blog</a> che posterò a breve, ha parlato di <em>ludic transmedia storytelling</em>, sottolineando come questi franchise diano estremo rilievo all&#8217;aspetto ludico. La domanda che si pone la Buonanno, e quella che pongo a lei è&#8230;quando la componente ludica assume una valenza così rilevante, si può ancora parlare di narrazione?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: la domanda è ovviamente decisiva e insieme pericolosa. È decisiva perché la distinzione tra narrazione e gioco è radicata nella nostra cultura (ma anche quella tra racconto e teatro lo era, poi è arrivato il cinema) ma non c&#8217;è una reciproca esclusione sul piano concettuale. Domanda antica: nel gioco infantile c&#8217;è una distinzione così rigida? Dice <a href="http://www.mediadiazolbia.it/materiali/Teoria_Vygotskij.pdf" target="_blank">Vygotskij</a> che il gioco infantile è caratterizzato da situazione immaginaria manifesta e regole nascoste, quello del bambino cresciuto e dell&#8217;adulto da situazione immaginaria nascosta e regole manifeste. A mio avviso stiamo recuperando degli aspetti del gioco infantile anche nel mondo adulto, non so se sia un bene… Domanda moderna: Barbie non è un gioco con racconto incorporato? Sappiamo chi è il fidanzato, chi è la sorella, soprattutto ha le tette, quindi ha una storia (la bambola tradizionale non ha un passato perché è più bambina del bambino che ci gioca). Da allora il business del giocattolo è un business narrativo. D&#8217;altra parte il racconto va in direzione ludica non solo nel videogame. Da anni mi interrogo sul perché il giallo sia passato dalla soluzione di un enigma (già il più ludico dei modelli narrativi) alla descrizione di una partita, quella giocata tra il detective e il serial killer…</p>
<p style="padding-left:30px;"><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/barbie_ken.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1905" title="barbie_ken" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/barbie_ken.jpg?w=468" alt=""   /></a></p>
<p><em>Xmp</em>:&#8230;ci sono vari elementi, l&#8217;ambientazione generatrice di narrazione, il tentativo di coinvolgere attivamente il pubblico, l&#8217;utilizzo di dinamiche scopertamente ludiche (da caccia al tesoro, direi&#8230;o detection) che mi sembra mettano in evidenza <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/02/07/dal-film-al-videogioco-tra-fruizione-espansa-e-nxm/" target="_blank">un ruolo significativo dei videogame</a>, che del resto di molte saghe transmediali, da Matrix fino a <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/01/28/segnalo-tron-come-narrazione-crossmediale/" target="_blank">Tron</a>, rappresentano segmenti rilevanti&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: certo e non a caso i videogame sono diventati progressivamente delle sovrapposizioni di un momento più propriamente ludico e di uno più propriamente narrativo, che può costituire l&#8217;antefatto (e magari ricollegarsi a un mondo narrativo pre-esistente, vedi Mission Impossible) o magari dare al giocatore il piacere di rivedersi da un certo momento in poi. Ho sempre trovato molto affascinante un brano di <a href="http://www.filosofico.net/arendt.htm" target="_blank">Hannah Arendt</a> in cui parla di Ulisse nell&#8217;isola dei Feaci: ha vissuto una serie spaventosa di avventure poi il cantore le ri-racconta in musica, e lui piange: questa, dice Arendt, è la storia. Voglio dire che il racconto non necessariamente viene prima del gioco o di altre esperienze, può costituirne la ripresa, e dare loro il senso. C&#8217;è un magnifico e famosissimo brano di Vico in cui dice – in estrema sintesi &#8211; che il mito nasce dal fatto che i bambini parlano ai loro giocattoli. Credo che dobbiamo accettare il carattere stratificato della nostra ricerca: c&#8217;è un livello di base che è antropologico, è l&#8217;antropologia del gioco di cui sappiamo ancora pochissimo, e del racconto e del rapporto tra i due e su questo io penso che si debba lavorare sull&#8217;infanzia prima di tutto. Poi c&#8217;è un livello storico di lungo periodo, che per esempio definisce modelli narrativi radicalmente mutevoli con le diverse fasi della civiltà (da questo punto di vista è importantissimo ricordarci che il worldbuilding nel mondo classico non lo poteva fare nessun autore da solo, il compito dell&#8217;autore era ri-raccontare il mito). L&#8217;autore moderno è un costruttore di mondi, dal Don Chisciotte in poi: il primo passo che fa Chisciotte è nominare le cose che gli stanno intorno, sta giocando (il primo passo che fa Robinson è costruirsi un mondo con tanti pezzi presi dal relitto, è una cosa che non a caso affascina moltissimo i bambini). C&#8217;è infine il livello dei media, che è un livello storico specifico ma è anche un livello antropologico, di nuovo, perché i media agganciano la nostra costituzione umana, e su questo possiamo innestare il nostro ragionamento.</p>
<p><em>Xmp</em>: mi inserisco qui, al livello dei media: la televisione deve &#8216;agganciare&#8217; il flusso transmediale per sopravvivere?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: io non credo che esista in astratto un &#8220;flusso transmediale&#8221;, e non credo che la televisione sia minacciata di morte. Bisogna vedere se può vivere, se deve convivere per così dire, se nel momento in cui è un medium tra i media è ancora la televisione. Nel nuovo sistema dei media diverse delle barriere che sembravano rigide (ma ripeto se andiamo al livello antropologico non lo erano, lo erano in termini storicamente determinati) stanno cadendo sia perché la distinzione tra i media è relativizzata dalla versatilità delle macchine, sia perché alcuni processi di lungo periodo stanno modificando la nostra sensibilità, e quello della ludicizzazione è uno di questi processi.</p>
<p><em>Xmp</em>: Spesso chi parla, produce e studia questi franchise transmediali esalta il ruolo attivo riconosciuto al pubblico&#8230;lei cosa ne pensa? è davvero un ruolo così diverso rispetto a quello dello spettatore &#8216;classico&#8217;? e ammesso lo sia, lo ritiene un elemento positivo in se?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: la differenza c&#8217;è, ma questo è uno dei temi su cui sto più lavorando e mi è impossibile sintetizzare in poche parole concetti su cui mi arrovello da mesi. La differenza c&#8217;è perché lo spettatore classico (teatro e cinema, la TV è già diversa) per così dire delega le esperienze fisiche alla scena, mentre ne vive tutta la portata emotiva. Lo spettatore contemporaneo può essere invece spinto verso un comportamento &#8220;attivo&#8221;, concretamente o simbolicamente: un esempio interessantissimo sta nella pornografia: il porno anche hard core del periodo dagli anni &#8217;70 (da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_vera_gola_profonda" target="_blank">Gola profonda</a>) a fine secolo è un porno narrativo, lo spettatore naturalmente si masturba &#8211; perché il porno a questo serve e chi lo tratta come un &#8220;testo&#8221; tra gli altri si fa delle seghe mentali che è peggio -  ma lo fa seguendo una fantasia che è una costruzione narrativa. Il porno dell&#8217;epoca di You Tube non ha più niente di narrativo, non a caso è regolarmente in soggettiva (e come sappiamo la soggettiva può essere parte di un racconto, non occuparlo per intero), invita lo spettatore-masturbatore non a introiettarlo nella propria vita fantastica ma a seguirlo (&#8220;giocarlo&#8221;?) direttamente. Se vogliamo il primo è cinema o cassetta il secondo è web. Lo spettatore è &#8220;attivo&#8221; sempre, ma i modelli sono nettamente diversi.</p>
<p><em>Xmp</em>: ok, mentre spesso nei cantori della transmedialità sembra che questo ruolo attivo dello spettatore sia da legare proprio, in qualche modo, all&#8217;inseguimento della narrazione&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: sì ma attenzione: da un lato lei parla giustamente di &#8220;cantori&#8221; nel senso che si sta costruendo un universo mitico attorno alla transmedialità, ma dall&#8217;altro si finisce con il sottovalutare la possibilità di &#8220;gioco&#8221; (nel senso di libertà di movimento, una coincidenza verbale su cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Caillois" target="_blank">Caillois</a> insiste giustamente) che il &#8220;narratario&#8221; ha comunque. È importante perché per esempio nel mondo dei social network troviamo una grande varietà di forme di gestione possibile del racconto che ci ha colpiti, dal riprodurne delle parti riportando dei frammenti su You Tube, allo scrivere delle recensioni, eccetera…fino al semplice piacere di ri-raccontare un film: è &#8220;attivo&#8221;? quanto è diverso dal giocare?<br />
<em></em></p>
<p><em>Xmp</em>: è attivo&#8230;ma già al di fuori della narrazione, a mio avviso, è una sua condivisione ex post, mentre nella narrazione transmediale l&#8217;attività, il gioco, sono in qualche modo dentro, durante, la narrazione&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: al di fuori della narrazione? ma non è a sua volta una narrazione? voglio dire: ci sono delle forme di attività che sono come dire strutturate in giochi regolati, altre forme di attività che sono più arrangiate dal singolo o dal gruppo, altre forme di attività che sono a loro volta narrative. Io sono stato colpito da un racconto, lo racconto a qualcuno. Posso farlo a parole, posso farlo via mail o via facebook, posso farlo servendomi di strumenti vari. È un modo di appropriarmene, di fare mio quel mondo per certi versi anche più radicale che giocandoci. Insisto su questo punto perché mi interessa sottolineare che le attività possibili sono varie e dobbiamo stare attenti a tenere ben presenti le distinzioni giuridico-istituzionali, quelle mediali, quelle concettuali (tipo narrazione vs. gioco), mentre i &#8220;cantori&#8221; tendono a stabilire sempre delle sovrapposizioni, come quando si stabilisce un&#8217;equivalenza tra libro stampato e testo, libro elettronico e ipertesto, un&#8217;equivalenza che non è affatto data, è quello che chiamo mcluhanismo volgare, come Marx parlava di economicismo volgare</p>
<p><em>Xmp</em>: Mi soffermo sul discorso dell&#8217;appropriazione, che penso abbia più di qualche punto di contatto con le tematiche che affronta Jenkins quando parla di &#8216;spreadability&#8217;&#8230;creare un universo finzionale che il fan abbia voglia di scambiare, diffondere, rimasticare, segmentare&#8230;Di nuovo, portando all&#8217;estremo questo discorso, è ancora raccontare, o è fornire allo spettatore una scatola di &#8216;lego&#8217; virtuale, una busta di figurine narrative da scambiarsi?<br />
<em></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: il romanzo epistolare della seconda metà del Settecento, dalla Pamela di Richardson al Giovane Werther, due dei bestseller assoluti della storia della letteratura, ha dato luogo a una spaventosa quantità di trasposizioni, e non parliamo di &#8220;adattamenti&#8221;; come dicevo all&#8217;inizio, dalla Pamela non solo sono state tratte decine di commedie, tra cui una di Goldoni, ma anche giochi di carte, servizi di piatti, un&#8217;innumerevole quantità di pupazzi e statuine. Ma quello che più conta è che la gente scriveva le lettere agli amici e alle fidanzate &#8220;come&#8221; Pamela o Werther, per non parlare di quelli che si suicidavano vestiti come Werther. Naturalmente non c&#8217;era modo di estendere il copyright a tutto questo: erano scatole di lego virtuali? E i romanzi cavallereschi, per Don Chisciotte, non erano scatole di lego virtuali? La cosa affascinante è che il mondo che quelli costruivano adesso non se lo fila nessuno. Ma in quello di Don Chisciotte ci siamo ancora immersi dentro, no? Ma attenzione non voglio dire che tutto sia uguale a tutto, non è vero: voglio dire che ci sono dei processi storici di lungo periodo e altri più brevi. La ludicizzazione è un fenomeno effettivamente del nostro tempo, ma mi pare che gli autori che normalmente usiamo di ludicità sappiano pochino, hanno letto al massimo Caillois e <a href="http://www.sulromanzo.it/blog/huizinga-e-l-homo-ludens-antropologia-e-gioco-2" target="_blank">Huizinga</a>, e soprattutto pensano che si possa parlare di giochi senza parlare di bambini, che è come parlare di parto senza parlare di donne.</p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/779-don-quijote-illusion.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1907" title="779-don-quijote-illusion" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/779-don-quijote-illusion.jpg?w=468&#038;h=626" alt="" width="468" height="626" /></a></p>
<p><em>Xmp</em>: un&#8217;ultima domanda: esiste una via italiana al racconto transmediale, al narrare tra/da un medium all&#8217;altro?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: onestamente non ne ho visto esempi per ora, ma la logica vorrebbe di sì, perché il quadro italiano dei media è fortemente specifico. Io per esempio mi chiedo: a. se non dovremmo guardare in questo senso allo sport, per esempio al racconto italiano del calcio. A proposito di fan, c&#8217;è quella sorta di ininterrotto lavoro di rinarrazione che va avanti nelle radio dei tifosi, e sono convinto che ci siano molte cose nella stessa direzione nel web, ma queste le conosco meno; b. se non dovremmo pensare al mondo della canzone, la poesia per chi non legge poesia, ma anche una forma di racconto sintetico, che si presta a una grande varietà di elaborazioni dal videoclip in poi.<br />
<em></em></p>
<p><em>Xmp</em>: ok&#8230;è transmediale&#8230;ma c&#8217;è anche storytelling, in questo caso?<br />
<em></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: è quello il punto: Vasco non racconta anche storie? mi ha sempre colpito il fenomeno tutto italiano dei cantautori che scrivono romanzi da Guccini a Ligabue, da De André a De Gregori, parlando di quelli che piacciono anche ai professori d&#8217;italiano. Vasco comunque un mondo l&#8217;ha proprio costruito, e secondo me è importante il fatto che la trasmissione del racconto non sia affidata solo a un mezzo fare con il contenuto narrativo della canzone? il fatto che sia per così dire laterale è riduttivo? e perché?strettamente narrativo. L&#8217;attività del pubblico che sta nel canticchiare, come nel postare il video quanto ha a che con il contenuto narrativo della canzone? Il fatto che sia per così dire laterale, è riduttivo? E perchè?&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>&#8230;che l&#8217;ultima risposta di Peppino Ortoleva, che ringrazio ancora per la sua generosa disponibilità, si concluda con un punto di domanda, mi pare molto significativo. Il transmedia storytelling, e più in generale le narrazioni distribuite; i confini sempre più incerti tra gioco e narrazione; le nuove sfide produttive e autoriali&#8230;tutte queste sono aree di ricerca e produzione in cui i punti di domanda sono ancora maggiori delle certezze, ed i territori solo embrionalmente esplorati sono ancora numerosi&#8230;davvero una bella sfida!</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
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		<title>XmP intervista Peppino Ortoleva (1)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Peppino Ortoleva (Napoli, 1948) è professore ordinario di Storia e teoria dei media all’università di Torino e presidente di Mediasfera, società di ricerca e produzione culturale. Ha pubblicato oltre un centinaio di lavori scientifici (libri, saggi su riviste, pubblicazioni in volumi collettivi) su media, storia, società; in particolare, si è occupato, con saggi, interventi a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1845&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Peppino Ortoleva </em></strong><em>(Napoli, 1948) è professore ordinario di Storia e teoria dei media all’università di Torino e presidente di <a href="http://www.mediasfera.it/" target="_blank">Mediasfera</a>, società di ricerca e produzione culturale</em><em>. Ha pubblicato oltre un centinaio di lavori scientifici (libri, saggi su riviste, pubblicazioni in volumi collettivi) su media, storia, società; in particolare, si è occupato, con saggi, interventi a convegni, attività professionali, dell&#8217;uso dei media nella ricerca storica e nella trasmissione della conoscenza sul passato, e delle conseguenze sociali e culturali dell&#8217;innovazione nel campo dei media</em><em>. Tra i suoi libri </em><em>si ricordano </em>Mediastoria<em>, </em><em>net, Milano, 2002, l&#8217;</em>Enciclopedia della radio<em>, Garzanti, Milano, 2003 (con B. Scaramucci), </em>Luci del teleschermo. Televisione e cultura in Italia<em> </em><em>(con Maria T. Di Marco), Electa, Milano, 2004, </em>Le onde del futuro. Presente e tendenze della radio in Italia<em> </em><em>(con G. Cordoni e N. Verna), Costa &amp; Nolan, Milano, 2006, </em><a href="http://sdz.aiap.it/notizie/11541" target="_blank">Il secolo dei media. Riti credenze abitudini</a><em>, </em><em>Il Saggiatore, Milano, 2009. Ha tenuto corsi e svolto periodi di ricerca a Sydney, Parigi, Lisbona. E&#8217; membro del comitato dell&#8217;Institut des Sciences de la Communications e dei comitati di supervisione di diverse riviste e istituzioni culturali. </em></p>
<p><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/peppino_ortoleva_21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1870" title="peppino_ortoleva_2" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/peppino_ortoleva_21.jpg?w=468&#038;h=310" alt="" width="468" height="310" /></a></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><em>Xmp</em>: &#8230;Professor Ortoleva, benvenuto su CrossmediaPeppers.  Prima di tutto grazie per la disponibilità. Vengo subito all’argomento intorno al quale ho voluto intervistarla -  il <em>transmedia storytelling</em> &#8211; partendo da una definizione piuttosto condivisa nella letteratura sull’argomento: con l’espressione <em>transmedia storytelling</em> si indica quella narrazione che si sviluppa lungo molteplici canali mediali, su ognuno dei quali vengono distribuiti contenuti che forniscono un contributo distinto e specifico alla costruzione dell’universo finzionale. Da <em>Star Wars</em> a <em>Cloverfield</em>, da <em>Le valigie di Tulse Luper</em> ad <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2010/12/11/avatar/" target="_blank"><em>Avatar</em></a>, gli esempi riconducibili a questa definizione si fanno sempre più numerosi…quale il suo punto di vista sul fenomeno?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: lo storytelling è transmediale da lungo tempo; pensiamo per esempio a quel best seller di prima grandezza che fu la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pamela,_o_la_virt%C3%B9_premiata" target="_blank"><em>Pamela, o lavirtù premiata</em></a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Richardson" target="_blank">Samuel Richardson</a>, uscito nel 1740: il suo straordinario successo generò non solo innumerevoli seguiti apocrifi (e <a href="http://webstreamer.altervista.org/download/pamela_vs_shamela.pdf" target="_blank">satire</a>) ma anche opere teatrali tra cui una di Goldoni, innumerevoli stampe e perfino servizi di piatti ispirati alle vicende di Pamela<em></em>. Quello che secondo me dovrebbe essere studiato è piuttosto da un lato come il racconto si modifichi lungo la strada tra i media che attraversa, dall&#8217;altro le forme di ricezione del racconto stesso,  la loro continuità e le loro differenze.</p>
<p style="padding-left:30px;">Da qualche tempo sto studiando quelli che io chiamo &#8220;miti a bassa intensità&#8221;, mi sto cioè occupando delle forme narrative moderne in relazione al modello classico del mythos, intendendo mythos come una storia che si presenta al tempo stesso come carica di senso e come in cerca di senso, e sto cercando di capire come il consumo quantitativamente senza precedenti di storie (di cui il transmedia storytelling è un aspetto) permette un diverso &#8220;uso&#8221; e direi una diversa &#8220;metabolizzazione&#8221; delle storie stesse rispetto ai miti presenti in tutte le culture premoderne. È interessante ragionare su miti a bassa intensità e transmedialità. Poche settimane fa a lezione per esempio mi soffermavo sulla differente elaborazione del racconto mitico da parte di diversi media: il cinema opera un doppio movimento, &#8220;cala&#8221; il mito in una realtà fisica riconoscibile (questa era l&#8217;intuizione del libro spesso incompreso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Siegfried_Kracauer" target="_blank">Kracauer</a> sul film) e insieme trasforma quella realtà in ingrediente, quasi in parte grammaticale del mito; la televisione quotidianizza il mito, lo fa vivere in un tempo strettamente parallelo al nostro</p>
<p><em>Xmp</em>: assolutamente condivisibile&#8230;torno però sul tema della continuità con il passato. In fondo l’esigenza di esplodere una narrazione su molteplici piattaforme mediali ha origini ancor più remote&#8230;la trasposizione su quadri, affreschi, in canti, di passi della Bibbia, se non è riconducibile in senso stretto alla narrazione crossmediale, (piuttosto ad un adattamento crossmediale: la storia raccontata è sempre la stessa, ma riadattata su media diversi)   ne condivide la moltiplicazione dei punti d’ingresso forniti al lettore per introdursi nell’universo narrativo…mi sembra che lei condivida questa idea che il transmedia storytelling abbia radici lontane, o comunque non rappresenti una discontinuità forte con il passato&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: certo, nel caso però delle vite dei santi o degli episodi evangelici dobbiamo tenere presente che siamo di fronte a una politica della narrazione, la traduzione delle storie in affreschi ha almeno queste funzioni: a. quella classica della Biblia pauperum, avvicinare il racconto a chi non può leggerlo; b. ricordare che quelle storie sono legate a un&#8217;istituzione, la Chiesa appunto; c. &#8220;localizzarle&#8221; in un preciso spazio fisico, che non solo è della Chiesa ma è anche geograficamente definito. Il problema della tensione tra localizzazione e de-localizzazione dei miti e delle storie è di grande importanza, e meriterebbe un ragionamento a parte. In ogni caso i media moderni sono per loro natura generalmente meno localizzati, a cominciare dalla stampa.</p>
<p style="padding-left:30px;text-align:center;"><a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/biblia_pauperum.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1878" title="Biblia_Pauperum" src="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2012/01/biblia_pauperum.jpg?w=328&#038;h=456" alt="" width="328" height="456" /></a></p>
<p><em>Xmp</em>: venendo appunto ai media moderni e alla tecnologia&#8230;se è innegabile che il transmedia storytelling affonda le radici nel passato, è altrettanto innegabile che la liquida pervasività delle tecnologie contemporanee ne ha ampliato in maniera fortissima le reali potenzialità&#8230;escludendo i rischi del determinismo tecnologico, è innegabile che la tecnologia sia essa stessa parte e frutto della cultura&#8230;quale il suo ruolo nella sempre maggiore diffusione del transmedia Storytelling? e quale il ruolo e l&#8217;influenza dell&#8217;integrazione orizzontale e verticale delle grandi major dell&#8217;entertainment?&#8230;in sintesi&#8230;quanto la tecnologia e la concentrazione progressiva dell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento stanno pesando nella diffusione di queste modalità narrative espanse?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: distinguiamo: c&#8217;è anche in questo caso una politica della transmedialità, ispirata a un bisogno di fare rendere il più possibile un&#8217;idea una volta che è diventata proprietà industriale, e di mantenere il coordinamento su tutti i piani tra i diversi comparti mediali di una stessa azienda; ma c&#8217;è anche una logica diversa dei differenti media (e non stiamo parlando solo di tecnologie ma di media con le loro specifiche dinamiche). Questo secondo aspetto a mio vedere merita una riflessione più approfondita, perché cambiando i media cambia anche la natura stessa del narrare. Ne accennavo prima, ma voglio fare un esempio che credo calzante: come si &#8220;racconta&#8221; con le immagini? La prima forma di racconto per immagini la vediamo all&#8217;opera nei cicli di affreschi e anche nelle predelle dei polittici gotici e rinascimentali: è la successione di momenti di una storia, il problema è che così si narra solo in parte, in parte si rievoca una narrazione che dev&#8217;essere già stata ricevuta e memorizzata, presumibilmente in forma di parole. In termini di narrazione popolare è quello che succede in Sicilia con il ciclo dei reali di Francia, presente in forma scritta anche nelle case di chi sa malamente leggere, oggetto di racconto (e che racconto: il &#8220;cunto&#8221; oggi scomparso era ancora negli anni Cinquanta un mestiere, fatto di parole dette e a momenti gridate o cantate, di gesti, di oggetti&#8230;ci sono delle bellissime pagine di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roberto-leydi/" target="_blank">Roberto Leydi</a> e se non ricordo male anche di <a href="http://www.vincenzosantoro.it/dblog/articolo.asp?articolo=380" target="_blank">Alan Lomax</a> in materia), e poi oggetto di rappresentazione diffusa, anzi mobile sui carretti, ma le storie dei carretti uno che non sapesse chi erano Orlando e Gano di Maganza non le capiva. Il racconto per immagini diventa una forma quasi autonoma con il fumetto, e quello che è più impressionante è che succede in epoca tarda, <a href="http://www.martello.it/fumetto/il_fumetto.htm" target="_blank">i primi fumetti</a> sono coevi al cinema, 1895, non certo perché prima sarebbero stati tecnologicamente impossibili. Il fumetto contrariamente a quel che può sembrare presuppone un&#8217;alfabetizzazione diffusa, deve essere guardato e letto insieme.</p>
<p><em>Xmp</em>: …in un contesto in cui,quindi, la narrazione &#8216;si sposta&#8217; su media diversi, dovendosi plasmare in coerenza con lo specifico di ogni mezzo, ma mantenendo una coerenza del disegno complessivo, come cambia il ruolo dell&#8217;autore? negli Stati Uniti le lotte sindacali degli sceneggiatori derivano in buona parte anche da queste tematiche&#8230;dover scrivere per e su molteplici piattaforme diventa parte sempre più rilevante del lavoro,  non ancora adeguatamente monetizzata. Inoltre accanto a competenze specifiche di scrittura, la capacità di una visione di insieme, manageriale direi, diventa sempre più importante&#8230;cosa ne pensa?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: questa è una bella domanda: intanto quando nasce l&#8217;autore in quanto autore delle storie? Perché l&#8217;autore esiste da lunghissimo tempo ma nell&#8217;antichità e generalmente ancora fino all&#8217;età della stampa (generalmente, fa eccezione per esempio il romanzo ellenistico e anche il romanzo romano da Petronio ad Apuleio) l&#8217;autore era il versificatore,  anche sublime&#8230;Ma il mythos non era suo, era per così dire preso in prestito; naturalmente il passaggio all&#8217;autore moderno è un lungo processo, Boccaccio è già leggibile in questa chiave. Secondo me è però decisiva la stampa, per i motivi chiariti da Elizabeth Eisenstein. Del resto nello stesso periodo nasce il copyright. Poi però dovremmo sapere che la figura autoriale è in parte una mistificazione, in parte una figura giuridica, per fare un esempio che faccio spesso la Pamela di Richardson poté dare luogo alla parodia <a href="http://compu.unime.it/illuminazioni/numero3/2.pdf" target="_blank"><em>Shamela</em></a> di Fielding senza che nessuno neppure immaginasse di fare causa per copyright infringement. Oggi chiunque provi a fare un&#8217;imitazione di Topolino viene perseguitato in tutto il mondo in nome di un &#8220;autore&#8221; che si chiama Walt Disney Co. Parlare invece di autore singolo per la televisione è ovviamente impossibile, quando invece per il cinema la costruzione della figura dell&#8217;autore è frutto di un&#8217;operazione culturale storicamente determinata, l&#8217;accreditamento del cinema come arte, del film come opera, e del regista -  appunto &#8211; come suo autore. In ogni caso l&#8217;invenzione della storia e l&#8217;autorialità del racconto restano due cose distinte. Comunque il  mutamento del ruolo dell&#8217;autore, è un mutamento molteplice, che presenta aspetti giuridico-sindacali ma anche aspetti strettamente culturali. La centralità dell&#8217;invenzione di storie nell&#8217;autorialità letteraria è un fenomeno ottocentesco e dei primi decenni del Novecento, forse accentuata per le figure della narrazione popolare, pensiamo  a Stevenson o ai grandi giallisti per i quali viene valorizzata l&#8217;ingegnosità, l&#8217;inventiva, nella costruzione dell&#8217;intrigo. Per le avanguardie il plot e la sua invenzione è invece generalmente secondario, come lo è la melodia per le avanguardie musicali.</p>
<p style="padding-left:30px;">Il modello del content manager è venuto maturando lungo tutta la storia dell&#8217;industria culturale, basta pensare agli sceneggiatori della Disney, dove l&#8217;azienda esercitava la sua proprietà, più che sulle storie propriamente dette, sui personaggi intorno ai quali le storie venivano costruite come intorno agli dei e agli eroi nel mito classico.</p>
<p><em>Xmp</em>: Con il transmedia storytelling acquisisce però un peso maggiore la questione della coerenza di quello che si crea&#8230;non basta fare una sorta di brand extension applicata alla narrazione, non è la logica della licenza. Bisogna rimanere nel canone&#8230;solo un mondo finzionale coerente motiva lo spettatore ad esplorarlo, ad inseguire la narrazione da un medium all&#8217;altro.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: non applicherei comunque la nozione di canone così tranquillamente. Ci deve essere un filo rosso tra un medium e l&#8217;altro, ma quanto si possa parlare di coerenza varia sia in relazione ai media (per esempio la serializzazione ha esigenze che possono incidere molto, vedi <em>Romanzo Criminale</em>)<em>,</em> sia anche da storia a storia.</p>
<p><em>Xmp</em>: è però fondamentale che le linee narrative non si contraddicano, e comunque a mio avviso nel caso di <em>Romanzo Criminale</em> parliamo di adattamento. La storia raccontata era già tutta contenuta nel romanzo di De Cataldo. Il passaggio alla televisione o, prima, al cinema, può avere approfondito alcuni personaggi e non altri, ma non ha espanso l&#8217;universo narrativo&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: a. l&#8217;adattamento è una delle molte possibili strategie della transmedialità, che è <em>sempre</em> un adattamento nel senso darwiniano, può espandere l&#8217;universo, può continuarlo, può restringerlo, può prenderlo a pretesto; b. dire che non si devono contraddire le linee narrative è un&#8217;idea minima di coerenza, e poi non è sempre vero, ci sono casi in cui passando dal romanzo al film il senso della storia cambia profondamente, per non parlare dei tantissimi casi in cui cambia il finale.</p>
<p><em>Xmp</em>: &#8230;il punto è che parliamo di <em>transmedia storytelling</em>, non solo di <em>transmedia</em>&#8230;l&#8217;adattamento può essere transmediale, ma non è transmedia storytelling, che altrimenti finirebbe per diventare un concetto onnicomprensivo e assai debole&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: non sono del tutto convinto: il telling è un&#8217;attività, e in quanto tale si muove in un&#8217;area di possibilità, che non va definita in anticipo ma osservata e definita nella sua concreta operatività. L&#8217;adattamento classico hollywoodiano era una cosa, gli adattamenti attuali sono una cosa almeno in parte diversa, e distinguerli rigidamente dal transmedia storytelling mi sembra forzato.</p>
<p><em>Xmp</em>: sì&#8230;se dal telling passiamo alle &#8216;stories&#8217; comprendo il fondamento del suo punto di vista. Penso comunque che porre dei confini, pur se <em>convenzionali per definizione</em>, se da un lato rischia di impoverire il campo di ricerca, dall&#8217;altro contribuisce a focalizzarlo meglio&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: …e dalle stories dovremmo sempre tornare al telling, come insieme di attività, delle imprese, dei professionisti, degli spettatori e altri soggetti intermedi, è lì che vediamo la complessità, anche quando le storie possono sembrare monotone e immutabili.</p>
<p><em>Xmp</em>: il punto è che in questa area c&#8217;è grandissima confusione terminologica&#8230;crossmedia, transmedia, intermedia, multimedia&#8230;la sensazione è che ognuno crei la propria &#8216;etichetta&#8217; per pura necessità di distinguersi&#8230;ambizione peraltro lecita, ma che non giova alla chiarezza. Ritengo che uno dei maggiori elementi di criticità in questa area disciplinare, è appunto quello di definirne confini, per quanto permeabili, darle un focus. La moltiplicazione dei termini in questo senso non è d’aiuto&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: certo, c&#8217;è confusione anche perché il vocabolario in questo campo è condizionato dalle mode, multimedia era la parola d&#8217;ordine fino a cinque anni fa, adesso fa provinciale; io penso che transmedia sia un&#8217;espressione più utile di altre perché sottolinea come l&#8217;incrocio dei media non sia una semplice sovrapposizione, e non sia pacifico. I media nell&#8217;incontrarsi si invadono anche a vicenda, si sollevano questioni di confine, a un certo livello la storia narrata da un medium può mettere in discussione i fondamenti della stessa storia narrata da un altro, e non sul terreno del contenuto ma su quello del modello narrativo stesso. Per esempio <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1999/gennaio/21/Corman_Poe_innamorato_deluso__co_0_9901214021.shtml" target="_blank">Poe raccontato da Corman</a> non è certo un adattamento, è un&#8217;operazione complessa di trasferimento dai canoni di una popular culture nascente a una popular culture consolidata e in qualche misura auto-ironica, dove il titolo di Poe diventa quasi più importante (a volte decisamente più importante) del racconto in sé. Qui il canone non è la storia ma è quel canone della popular culture che negli stessi anni Warhol e C. stavano trasformando in parte della loro esplorazione: è transmedia storytelling?</p>
<p><em>Xmp</em>: No, non in base alla definizione più condivisa&#8230;è adattamento o ancor più &#8211; anche in base alle dichiarazioni dello stesso Corman &#8211; rilettura. Il racconto è fondamentalmente lo stesso&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: ma ne siamo sicuri? a. il racconto non è mai lo stesso in questo sono mcluhaniano rigido; b. nel caso di Corman c&#8217;è una ricodificazione che tiene conto sia del tempo passato sia del medium cambiato.</p>
<p><em>Xmp</em>: ok, ma io spettatore qualunque &#8211; che magari ho letto <em>Il pozzo e il pendolo</em> &#8211; ma non necessariamente dotato di evoluti strumenti di decodifica,  vedrò la versione cinematografica di Corman come un&#8217;altra storia? come una progressione della storia? secondo me no&#8230;ma invece il transmedia storytelling è proprio questo, un avanzamento della storia, e/o un approfondimento di specifici aspetti dell’universo funzionale, fin lì lasciati inespressi, nel passaggio da un medium all’altro…</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: se lei per transmedia s. t. vuole intendere solo quello che ha luogo all&#8217;interno di una stessa azienda che elabora una storia &#8220;proprietaria&#8221; il concetto sembra diventare più rigoroso ma è anche più povero; quanto a Corman vedrò <em>Il pozzo e il pendolo</em> di Corman, che ha un senso diverso per chi non ha mai sentito nominare Poe, per chi sa chi è vagamente (magari non se lo ricorda nemmeno se ha letto il racconto o se sa genericamente la storia per altre vie), per chi conosce il racconto, per chi va a vedere il film proprio per vedere quanto è fedele al racconto; non cambia la storia cambia l&#8217;attività dello spettatore.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/01/09/xmp-intervista-peppino-ortoleva-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/IYU9m-jEeJA/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><em>Xmp</em>: Appunto…e comunque il concetto di &#8216;storia proprietaria&#8217; non è necessario&#8230;ad esempio la novellizzazione della serie di <em>Doctor Who</em> è stata realizzata in gran parte &#8216;portando dentro&#8217; le fanfiction più riuscite, una sorta di crowdsourcing applicato al franchise <em>Doctor Who</em>. Ma così torniamo a quanto avevo detto prima: il tema è in se così multidisciplinare che cercare in qualche modo di circoscriverlo a me pare irrinunciabile, a costo di inevitabili perdite e restringimenti di prospettive, ma a vantaggio di una maggiore possibilità d’analisi in profondità. Voglio comunque tornare sul ruolo degli autori che si cimentano nell&#8217;ideazione e realizzazione di prodotti transmediali. Molti di loro manifestano un approccio &#8216;creazionista&#8217;&#8230;ed in effetti una delle tecniche cui più spesso si fa riferimento in questo ambito è quella del <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2010/10/30/nxm-i-caratteri-ricorrenti-2-storytelling-environment/" target="_blank">worldbuilding storytelling</a>, cioè della creazione di ambienti caratterizzati in se stessi da un alto potenziale narrativo&#8230; cosa ne pensa?</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: non è una terminologia che amo, e per un motivo abbastanza preciso: trovo che da un paio di decenni a questa parte si pensi di potersi accontentare di quelli che chiamo concetti a mezza cottura, non veri e propri concetti teorici ma neppure dati storico-ricostruttivi: delle generalizzazioni a partire da alcuni esempi, che poi si danno una veste più &#8220;solida&#8221; attraverso espressioni suggestive. Non è un caso se si tratta di termini ed espressioni che invecchiano con straordinaria rapidità. In generale è naturalmente vero  che tutto il <em>lavoro del racconto</em> (uso quest&#8217;espressione per analogia al freudiano <a href="http://www.inpsico.org/2008/04/gli-stadi-del-lutto.html" target="_blank"><em>lavoro del lutto</em></a>), è un lavoro del narratore ma è anche un lavoro che il racconto opera nella mente del lettore/fruitore, in parte evoca in parte costruisce mondi: ci si può chiedere se e quanto le proporzioni tra evocazione e costruzione cambino in diverse fasi storiche e/o in diversi media.</p>
<p><em> Xmp</em>: ok, concordo sull&#8217;uso e abuso di espressioni suggestive, però, correndo proprio il rischio di generalizzare a partire da un singolo esempio, penso che il caso <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2010/12/11/avatar/" target="_blank"><em>Avatar</em></a> sia piuttosto emblematico: più che la storia in se, piuttosto ovvia a mio modo di vedere, quello che conta davvero, il motore di tutto, è il pianeta <a href="http://www.pandorapedia.com/" target="_blank">Pandora</a>&#8230; ed è proprio l&#8217;aver creato un &#8216;mondo&#8217; che consente a Cameron di espandere la sua narrazione potenzialmente in qualsiasi direzione e sul qualsiasi medium</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: capisco cosa intende&#8230; in questi giorni sto lavorando su un frammento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Novalis" target="_blank">Novalis</a>, il 1092 se non sbaglio, in cui ci si chiede se non si potrebbe dar vita a una &#8220;fantastica&#8221;, una scienza parallela alla logica, che inventerebbe l&#8217;arte dell&#8217;invenzione.  Novalis è in generale su questi temi una guida straordinaria anche per la sua frammentarietà: è comunque in questo campo che ci stiamo muovendo, dovremmo pensare a un sapere sull&#8217;immaginazione altrettanto ambizioso della logica. Tornando a noi, quello che conta in <em>Avatar</em> è prima di tutto il 3D, il fatto che ci venga proposto un mondo non solo narrato o esibito ma che &#8220;ci viene a trovare&#8221;. L&#8217;idea del worldbuilding è invece implicita nel genere science fiction, pensiamo al capolavoro assoluto del genere, <a href="http://zh-cn.connect.facebook.com/note.php?note_id=209976919026579" target="_blank">City</a> di <a href="http://www.fantascienza.com/delos/delos34/simak.html" target="_blank">Clifford Simak</a>.</p>
<p><em>Xmp</em>: ma dal punto di vista dell&#8217;espandibilità transmediale  a mio avviso conta più il fatto che ci sia una tridimensionalità narrativa accanto a quella visiva&#8230;<em>Pandora</em>, per la dettagliata articolazione con cui è costruito,  è esplorabile in ampiezza e profondità dal fan che voglia saperne di più&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: certo, ma non trovo in questo una particolare carica innovativa. Torniamo alla fantascienza classica: basta pensare alla <em>Trilogia della Fondazione</em> di Asimov o a<em> City</em>, appunto. L&#8217;equilibrio  tra il racconto e la costruzione di un mondo è la chiave che ha reso questi romanzi dei capolavori.</p>
<p><em>Xmp</em>: ma quella esplorabilità che prima era declinata soprattutto nell&#8217;immaginazione dello spettatore, o dall&#8217;autore stesso, ma su un supporto &#8216;monomediale&#8217;, viene ora espansa su percorsi transmediali, che il fan in qualche modo è chiamato a rincorrere. Non necessariamente è un bene&#8230;è però qualcosa di  molto differente.</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Peppino Ortoleva</em>: i fan club della fantascienza, per non parlare di Star Trek, hanno sempre lavorato su un piano transmediale: serie TV che diventano film e anche volumi, libri che diventano film…con i fan club che lavorano sui più vari strumenti, incluse le piattaforme ludiche. Direi proprio che uno dei punti centrali oggi è la ludicizzazione, la trasformazione dell&#8217;universo narrato in un sistema di regole. Del resto l&#8217;avvicinamento del racconto al gioco ha attraversato tutto il Novecento ed è esploso, diventando esplicito, in parte con il videogame ed in parte restando dentro un&#8217;apparenza narrativa&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>&#8230;per la <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2012/01/16/xmp-intervista-peppino-ortoleva-2/" target="_blank">seconda parte dell&#8217;intervista</a> a Peppino Ortoleva solo un po&#8217; di pazienza&#8230;la posterò all&#8217;inizio della prossima settimana!</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/crossmedia/'>crossmedia</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/interview/'>interview</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/transmedia/'>transmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1845/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1845&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>The Lost Experience&#8230;Lost in Transmedia (3)</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 01:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;in questo terzo – e ultimo – post dedicato a The Lost Experience (TLE), intendo soffermare l’attenzione su come, in questo arg, vengano concretamente declinati gli elementi ricorrenti di questa nuova forma ludica, elementi che avevo descritto in questo post, ed avevo richiamato in maniera molto rapida alla fine del secondo post dedicato a TLE. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1796&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;in questo terzo – e ultimo – post dedicato a <em>The Lost Experience (TLE)</em>, intendo soffermare l’attenzione su come, in questo arg, vengano concretamente declinati gli elementi ricorrenti di questa nuova forma ludica, elementi che avevo descritto in questo <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/07/alternate-reality-games-arg-una-breve-introduzione/" target="_blank">post</a>, ed avevo richiamato in maniera molto rapida alla fine del <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/05/the-lost-experience-lost-in-transmedia-2/" target="_blank">secondo post</a> dedicato a <em>TLE</em>.</p>
<p><em>Gli arg si svolgono su molteplici livelli di realtà che, appunto, si alternano nel corso dello svolgimento del gioco:</em> questa è la caratteristica centrale, l’elemento strutturale fondamentale di ogni alternate reality game. In <em>Lost Experience</em> i piani di realtà utilizzati, mediati o immediati, sono molteplici, come del resto evidente dalla descrizione dello svolgimento del gioco stesso. I primi <em>rabbit holes </em>vengono diffusi in televisione, con un passaggio immediato all’utilizzo del telefono, per chiamare uno dei numeri apparsi alla fine di alcuni spot per il piccolo schermo. Subito dopo è il web ad assumere un ruolo fondamentale, sia tramite siti costruiti ad hoc, sia attraverso l’utilizzo di piattaforme preesistenti destinate alla condivisione di user generated content finzionali (i video di Rachel inseriti nel suo blog ma poi rilanciati viralmente su youtube). C’è poi il libro <em>Bad Twin</em>, artefatti diegetici come gli snack Apollo, che appaiono nei locali sotterranei della base nell’isola e nel periodo in cui si svolge l’<em>Experience</em> vengono effettivamente venduti in luoghi ed in occasione di specifici eventi segnalati nel sito apollocandy.com. Nell&#8217;incarto di alcuni di questi snack viene segnalato un altro sito (whereisalvar.com) connettendosi al quale i partecipanti ricevono ulteriori elementi per scoprire il destino di Alvar Hanso. Fino appunto ad eventi dal vivo come il blitz di Rachel al San Diego Comic Con del 2006, o ai livepodcast di Djdan. Un flusso ludico che si snoda quindi, tra piccolo schermo, web, eventi dal vivo, carta stampata, web radio, telefonia&#8230;<em>alternate reality</em>, appunto;</p>
<p><em>Gli arg utilizzano frequentemente i meccanismi tipici della caccia al tesoro:</em> come visto l’elemento centrale di <em>TLE</em> è lo <em>Sri Lanka Video</em>, che per tutelare la propria incolumità Rachel posta online segmentandolo in 70 parti, ognuna delle quali visionabile solo recuperando uno specifico codice di accesso. Vale la pena citare alcuni dei luoghi fisici, dei medium e delle circostanze in cui sono stati diffusi questi settanta codici alfanumerici, necessari a ricostruire il video nella sua interezza:</p>
<ul>
<li> i codici <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2011/11/bracelet_garcia.jpg" target="_blank">3</a> e <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2011/11/bracelet_lindelof.jpg" target="_blank">4</a> si trovavano sui bracciali indossati da Jorge Garcia e Damon Lindelof nel corso del Comic Con 2006;</li>
<li>il codice <a href="http://images2.wikia.nocookie.net/__cb20070815173058/lostpedia/images/5/58/7TI.JPG" target="_blank">18</a> si trovava all’interno della rivista ufficiale di <em>Lost</em>;</li>
<li>il codice 24 si trovava sulla vetrina di un comic shop lungo la Pitt Street di Sidney;</li>
<li>i codici 28 e 36 si trovavano all’interno del magazine <em>People</em>;</li>
<li>il codice <a href="http://www.youtube.com/watch?v=73baMZMa2SU" target="_blank">39</a>  è stato proiettato su un maxischermo a Times Square;</li>
</ul>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/31/the-lost-experience-lost-in-transmedia-3/"><img src="http://img.youtube.com/vi/73baMZMa2SU/2.jpg" alt="" /></a></span>
<ul>
<li>il codice <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2011/12/jeep_glyph.jpg" target="_blank">45</a> era inserito nella rivista Entertainment Weekly, in una pubblicità della Jeep;</li>
<li>il codice <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2011/12/monster_glyph.jpg" target="_blank">53</a> era inserito nel sito Monster.com.</li>
</ul>
<p>È del tutto evidente che la ricostruzione dello <em>Sri Lanka Video</em> è possibile solo attraverso una vera e propria caccia al tesoro, alla rincorsa dei diversi codici alfanumerici necessari a ricomporlo. Una rincorsa che nella maggior parte dei casi richiede al partecipante di spostarsi su media diversi, ma in alcune circostanze lo spinge invece ad una partecipazione fisica, in prima persona.</p>
<p><em>Gli arg dissimulano – quando non nascondono propriamente – la natura ludica dell’esperienza che si attraversa partecipandovi (Tinag).</em> Per <em>The Lost Experience</em> questo è vero sin da subito, con i primi rabbit holes, inseriti, come detto, in spot televisivi finzionali, ma indistinguibili dagli altri trasmessi nel corso dello stesso stacco pubblicitario. Logica medesima quella degli <a href="http://crossmediapeppers.files.wordpress.com/2011/12/hansobadtwinad.gif" target="_blank">annunci</a> (in forma di lettera aperta) che la <em>Hanso Foundation</em> fa pubblicare su varie testate statunitensi per smentire il contenuto diffamatorio del libro <em>Bad Twin</em>, fino all&#8217;intervento di Hugh McIntyre (responsabile della comunicazione della Hanso, ovviamente interpretato da un attore) nella puntata del <em>Jimmy Kimmel</em> show del 24 maggio 2006.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/31/the-lost-experience-lost-in-transmedia-3/"><img src="http://img.youtube.com/vi/KBInGFmOToU/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Tutti elementi che sembrano avere una propria ragion d’essere, del tutto indipendente dalla loro reale funzione di tessere di un mosaico ludico, funzione che viene lasciata volutamente sottotraccia. Ma forse è proprio nel blitz di Rachel al Comic Con 2006 che questa liquefazione dei confini da gioco e realtà &#8211; tra qualcosa che accade sono in quanto parte di un meccanismo ludico e qualcosa che invece <em>sta accadendo davvero</em> &#8211; raggiunge il suo momento più alto all’interno dell’<em>Experience.</em></p>
<p>Ivan Askwith, nel suo <a href="http://www.ivanaskwith.com/writing/IvanAskwith_TheLostExperience.pdf" target="_blank">paper</a> dedicato a Lost Experience, sostiene invece che il fatto che il gioco fosse stato lanciato in una conferenza stampa, descritto esplicitamente come gioco, come esperienza di marketing immersivo, indichi l’abbandono del principio del Tinag. Io direi si tratti piuttosto di una sua declinazione meno ortodossa. Del resto lo stesso Askwith nelle conclusioni del suo paper afferma che: <em></em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>«ARGs may be able to successfully move away from the more traditional, hard-line “This Is Not A Game” stance that veteran ARG participants are drawn to, in favor of games that declare themselves to be immersive narrative campaigns prior to beginning. That said, ARG producers would be well advised to choose a position on the ‘reality spectrum,’ and design both the campaign and any promotional materials for the campaign, to remain consistent with that position.»</em><em></em></p>
<p>Quello degli Arg, è un fenomeno di crescente rilievo, che coinvolge attivamente centinaia di migliaia di persone, che rimangono comunque una nicchia rispetto al pubblico mainstream. Nell’ambito dei transmedia studies, l’analisi di alternate reality games risulta interessante perché questi giochi, pur essendo solitamente segmenti di ben più ampi franchise transmediali,  ne riproducono in un contesto più circoscritto molte delle caratteristiche salienti. Infatti, come per il transmedia storytelling, anche per gli arg:</p>
<ul>
<li>è richiesto un coinvolgimento attivo del pubblico (che nel Tms è fortemente stimolato, rimanendo comunque opzionale);</li>
<li>è richiesto al pubblico di spostarsi da un medium all’altro per seguire e partecipare alle varie fasi del gioco;</li>
<li>la complessità degli elementi messi in gioco <em>impone</em> ai partecipanti di mettere in moto dinamiche di intelligenza collettiva. <em>Lost Experience</em>, richiedeva ai suoi partecipanti la capacità di risolvere anagrammi, di usare Photoshop, nozioni di trigonometria, di mitologia classica, una buona conoscenza della Bibbia e della lingua coreana, la possibilità di consultare il <em>People Magazine</em> e l’<em>Entertainment Weekly, </em>un software per convertire file ASCII&#8230;è evidente come fosse assai poco plausibile che un singolo partecipante a <em>TLE</em> poteva possedere tutte queste competenze&#8230;</li>
</ul>
<p>Gli arg possono inoltre essere una buona leva per incrementare la socializzazione, la creazione di community intorno ad uno specifico franchise. In fondo l’elevato numero di sitiweb, forum, blog dedicati a <em>Lost </em>dai fan più attivi<em>,</em> e quelli <a href="http://it.lostpedia.wikia.com/wiki/Portale:Siti_di_Lost_Experience" target="_blank">finzionali</a> appositamente creati per espandere i confini dell’isola (ma non necessariamente connessi a <em>TLE</em> o agli altri due arg legati alla serie, <a href="http://it.lostpedia.wikia.com/wiki/Find_815" target="_blank"><em>Find815</em></a> e <a href="http://lostpedia.wikia.com/wiki/Dharma_Initiative_Recruiting_Project" target="_blank"><em>Dharma Initiative Recruiting Project</em></a>)  sono il motore ed al contempo il frutto della socializzazione realizzatasi intorno alla serie di Abrams, Lindelof e soci, in un circuito virtuoso in cui l&#8217;intelligenza collettiva diventa l&#8217;intelligenza al tempo del social, e la narrazione la scintilla sempre più spesso chiamata ad attivarla, realizzando quello che ha in mente <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/09/07/transmedia-video/" target="_blank">Lance Weiler</a> quando dichiara che nel futuro prossimo la condivisione di universi finzionali, di narrazioni, sarà il motore dei social network, anzi sarà essa stessa<em> social network</em>, e più delle piattaforme tecnologiche, saranno gli universi narrativi a diventare luogo di incontro, non solo tra i personaggi che li abitano ma anche tra i fan che li seguono, interagendo fra loro.</p>
<p>Infine gli Arg condividono con il transmedia storytelling la progressiva – direi quasi definitiva – erosione dei confini che separano il marketing dall’entertainment,  l’advertisment dalla narrazione, lo sponsor che finanzia lo spettacolo, dallo spettacolo vero e proprio. Nel transmedia storytelling ogni segmento del racconto, soprattutto se non inserito nella dorsale narrativa principale, oltre ad essere parte della storia, dell’universo finzionale che si sta raccontando, è anche lancio promozionale per gli ulteriori futuri sviluppi del franchise (si pensi ad esempio a <em><a href="http://it.lostpedia.wikia.com/wiki/Lost:_Missing_Pieces" target="_blank">Missing Pieces</a>,</em> la serie di webisodes di <em>Lost,</em> diffusi tra la fine della terza e l&#8217;inizio della quarta stagione televisiva). In altri termini, nel Tms, il franchise – migrando da un medium all’altro &#8211; fa promozione a se stesso. L’Arg <em>Lost Experience</em>, ha raccontato la storia di un personaggio inedito, Rachel Blake, ma è anche stata attività promozionale, implementata a tre diversi livelli. Il primo si rileva nell’utilizzo, per diffondere i codici necessari alla ricomposizione dello <em>Sri Lanka Video</em>, di spot pubblicitari televisivi (<em>Sprite, Jeep, Verizon, Monster.com</em>), che quindi erano advertising in senso stretto e al contempo schegge di narrazione crossmediale. Ad un secondo livello l<em>’Experience</em> ha narrato la vicenda di Rachel Blake ma ha anche (soprattutto!) tenuto alta l’attenzione dopo il termine della seconda stagione, facendo da traino all’avvio della successiva. Infine ad un terzo livello, che da l’indirizzo ultimo a tutta l’operazione, l<em>’Experience, </em>nel suo chiedere ai fan di <em>Lost</em> di mettersi in gioco fisicamente, partecipando ad una caccia al tesoro per scoprire alcuni dei misteri della serie, si è posta, e si pone ancora, a tutti gli effetti, come un riuscito esempio di campagna di marketing esperienziale.</p>
<p>Del resto l’arg si sviluppa sin dagli esordi come gadget ludico-promozionale finalizzato al lancio di più ampi prodotti di intrattenimento, e sviluppa ancor più questa capacità – e volontà – di ibridare materiale promozionale e materiale narrativo. Anche in questo senso <em>The</em> <em>Lost Experience</em> è molto rappresentativo. Come visto alcuni degli indizi e dei codici alfanumerici che i partecipanti all’<em>Experience </em>erano chiamati a raccogliere per ricomporre lo <em>Sri Lanka Video</em> erano nascosti in spot della Jeep, della Verizon, della Sprite, di Monster.com. In alcuni casi, come risulta dai commenti nelle community, l’inserimento di questi sponsor nel flusso del gioco è risultato poco credibile, poco giustificabile dal punto di vista narrativo (questo tipo di critiche si concentrarono soprattutto sul coinvolgimento della Sprite e del suo sito Sublimonal.com). Per Monster.com le reazioni furono molto più positive. Era stato costruito un sito ad hoc, HansoCareer.com in cui la presenza dell’azienda leader del jobrecruiting online, Monster, era giustificata proprio dal fatto che la Hanso le avesse affidato il compito di curare la selezione di nuove figure professionali. Ovviamente questo incarico era finzionale, ma dal punto di vista narrativo <em>reggeva</em> e risultava molto più naturale, convincente ed innovativo di qualsiasi <a href="http://www.tafter.it/2008/11/28/product-placement-film-o-vetrina-in-allestimento/" target="_blank">product placement</a>.</p>
<p>Su questo argomento, trovo molto efficace la sintesi fornita da Askwith nel suo &#8211; già citato &#8211; <a href="http://www.ivanaskwith.com/writing/IvanAskwith_TheLostExperience.pdf" target="_blank">paper </a>:</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>«the success of sponsor integration within ARGs will depend, in large part, on selecting sponsors and product lines that match the content of each game’s narrative. The rule here for prospective ARG designers is simple: if a sponsor is integrated into your campaign, there needs to be a plausible and organic reason for their presence. […] In a best-case scenario, however, sponsor brands will do more than fit into a narrative: like the sponsored sites from Monster.com and Jeep, they will position the events of the narrative in the fabric of the real (commercial) world, and in doing so, will enhance the player’s immersion into the alternate reality of the game.»</em><em></em></p>
<p>Con <em>The Lost Experience</em> avrei concluso&#8230;</p>
<p>Buon Capodanno a tutti!!!</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></h3>
<p>Vai al post <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/30/lost-in-transmedia-the-lost-experience-alternate-reality-game-1/" target="_blank">The Lost Experience&#8230;Lost in Transmedia (1)</a> e <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/05/the-lost-experience-lost-in-transmedia-2/" target="_blank">(2)</a><em></em></p>
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		<title>Buone Feste</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 22:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
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		<title>The Lost Experience&#8230;Lost in Transmedia (2)</title>
		<link>http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/05/the-lost-experience-lost-in-transmedia-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>corradopeperoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arg]]></category>
		<category><![CDATA[Case Histories]]></category>
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		<category><![CDATA[alvar hanso]]></category>
		<category><![CDATA[dharma initiative]]></category>
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		<category><![CDATA[lost]]></category>
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		<category><![CDATA[thomas mittelwerk]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;come dicevo nel post precedente, lo Sri Lanka Video è sicuramente l&#8217;elemento centrale di Lost Experience, e l&#8217;obiettivo principale di chi vi ha partecipato, ma non ne è la conclusione, che avviene invece nell&#8217;ultima decade del settembre 2006, dopo l&#8217;ultimo podcast di DjDan e dopo la diffusione del Norway Video. Quanto ai podcast di DjDan, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1771&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;come dicevo nel <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/11/30/lost-in-transmedia-the-lost-experience-alternate-reality-game-1" target="_blank">post precedente</a>, lo <em>Sri Lanka Video</em> è sicuramente l&#8217;elemento centrale di <em>Lost Experience</em>, e l&#8217;obiettivo principale di chi vi ha partecipato, ma non ne è la conclusione, che avviene invece nell&#8217;ultima decade del settembre 2006, dopo l&#8217;ultimo podcast di DjDan e dopo la diffusione del <em>Norway Video</em>.</p>
<p>Quanto ai podcast di DjDan, nei mesi in cui si svolge l’<em>Experience</em> se ne susseguono tredici, diffusi principalmente tramite i siti dajdan.am e radioharvest.com.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/05/the-lost-experience-lost-in-transmedia-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/_61jLfyHn3Q/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Il dj, che chiama i suoi ascoltatori <em>conspiraspies</em>, appoggia la lotta di Rachel contro la HansoFoundation ed anzi, nel suo ultimo live podcast (di cui <a href="http://lostpedia.wikia.com/wiki/DJ_Dan_September_24,_2006_Live_Podcast_Transcript/Part_1" target="_blank">qui</a> è disponibile la trascrizione integrale) del 24 settembre 2006, ospita in diretta Rachel Blake. Nel corso dei suo intervento Rachel spiega come e perchè sia diventata una hacker, e parla della sua fuga attraverso 8 paesi in 12 giorni. Dice inoltre di essere nel corso di uno spostamento anche nel momento stesso in cui sta andando in diretta, senza specificare meglio dove si trovi.  E giustifica con i rischi che sta correndo diffondendo informazioni di quel tipo,  (‘non ho avuto scelta’) la decisione di segmentare in 70 parti distinte lo Sri Lanka video.<br />
Nel corso del tuo intervento arriva la chiamata di un ascoltatore che spiega di saper hackerare le frequenze radio utilizzati per finalità militari o di sicurezza. Djdan manda in diretta l’intercettazione.  L&#8217;audio proviene dal quartiere generale della Hanso Foundation, e rivela che Thomas Mittlewerk ha fatto esplodere il palazzo ed è riuscito a sfuggire all&#8217;arresto. A questo punto DjDan  torna in studio e chiede a Rachel di fare chiarezza una volta per tutte. Rachel, prima di interrompere velocemente la conversazione, dice agli ascoltatori di andare sul sito della Abc per scoprire finalmente tutta la verità.<br />
Nel sito della Abc viene appunto diffuso in Norway Video &#8211; capitolo finale dell&#8217;<em>Experience &#8211; </em>in cui Alvar Hanso, dalla Norvegia, dichiara di essere prigioniero di Mittelwerk,  che è il responsabile di tutte le atrocità che chi ha partecipato alla <em>Lost Experience</em> ha avuto modo di scoprire. Alvar rivela inoltre di essere il padre di Rachel&#8230;</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/05/the-lost-experience-lost-in-transmedia-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/XjFsMfdzbBs/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>Per quanto sintetizzato fin qui, è evidente come <em>Lost Experience</em> esemplifichi bene le caratteristiche salienti degli alternate reality game, che avevo descritto brevemente  in un <a href="../2011/11/07/alternate-reality-games-arg-una-breve-introduzione/" target="_blank">post precedente</a> e che sono schematizzabili in tre tratti distintivi:</p>
<p>- gli arg si svolgono su molteplici livelli di realtà che, appunto, si alternano nel corso dello svolgimento del gioco;</p>
<p>- gli arg utilizzano frequentemente i meccanismi tipici della caccia al tesoro;</p>
<p>- gli arg dissimulano &#8211; quando non nascondono propriamente &#8211; la natura ludica dell&#8217;esperienza che si attraversa partecipandovi (Tinag).</p>
<p>Ma su come in <em>The Lost Experience</em> vengano declinati operativamente questi elementi ricorrenti degli arg tornerò più estesamente nel prossimo post.</p>
<p>A presto</p>
<p>Cor.P</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Vai al post <a href="../2011/11/30/lost-in-transmedia-the-lost-experience-alternate-reality-game-1/" target="_blank">The Lost Experience…Lost in Transmedia (1)</a> e <a href="http://crossmediapeppers.wordpress.com/2011/12/31/the-lost-experience-lost-in-transmedia-3/" target="_blank">(3)</a><em></em></p>
<h3><em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → <em>→<em> → </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/arg/'>Arg</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/case-histories/'>Case Histories</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/crossmedia/'>crossmedia</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/serie-tv/'>serie tv</a>, <a href='http://crossmediapeppers.wordpress.com/category/transmedia/'>transmedia</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crossmediapeppers.wordpress.com/1771/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crossmediapeppers.wordpress.com&amp;blog=12696216&amp;post=1771&amp;subd=crossmediapeppers&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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